LABORATORIO SONIA BARSOTTI DEL 3-4 GIUGNO 2017 L’INTEGRAZIONE PSICOCORPOREA E LA MODULAZIONE EMOTIVA ATTRAVERSO GLI STIMOLI “OPPOSTI” NELLA PRATICA DANZAMOVIMENTOTERAPEUTICA

                                                                                                                         Ho lasciato che passasse un pò di tempo prima di scrivere qualcosa su questo laboratorio e stamane, dopo aver passato un fine settimana in un posto incantato, i contrasti di tutti i tipi che ho incontrato e che probabilmente ero venuta a cercare in modo inconscio, mi hanno indotto a riflettere sul concetto di “opposto”, correlando l’esperienza laboratoriale con le emozioni vissute. Era questo uno degli obiettivi del laboratorio: contattare gli opposti emotivi attraverso gli stimoli apparentemente delicati che il metodo Fux propone. Quindi in opposizione: delicatezza e forza, velocità e stasi, morbidezza e rigidita’, ritmo e melodia, singolo e gruppo…è divertente pensare a quanto tipi di opposizione si possono citare ed esplorare. Ma io proprio fra queste montagne ho avuto la gioia di sperimentare un altro tipo di opposto: il caldo del sole e del vento e l’acqua gelida delle                                            Pozze Smeraldine.                                                   Acqua di un fiume misterioso, come il territorio che attraversa, fredda, freddissima, gelida trasparente come uno specchio e di un color verde smeraldo al quale nessuna foto può completamente rendere merito, continuamente mutevole a seconda di come la luce del sole la colpisce e del gioco di ombre creato dalle rocce. Immergersi cercando di raccogliere tutto il coraggio di affrontare lo shock termico vuol dire affrontare questo potente opposto caldo/freddo che pochi riescono a superare. Io l’ho fatto e mi sono donata senza riserve al fiume che mi ha restituito una sensazione di innocenza, gioia ed energia che da molto tempo non provavo. Immergersi nelle ombre e riemergere nella luce, alzare gli occhi al cielo e ritrovare il blu che sotto di me diventa verde e altra luce che ti fa venire voglia di tornare ancora giù, di fondersi con questa trasparenza, questa corrente per niente gentile che ti fa senire piccola rispetto alla forza dell’acqua che scorre. Lasciarsi andare alla corrente, rifugiarsi su un sasso per respirare e poi desiderare di andare avanti a vedere di pozza in pozza quali sorprese il fiume tiene ancora in serbo. Arrampicarsi sulle rocce, sensazione primitiva, aderenza di mani e piedi e mi ritrovo faticosamente ma efficacemente quadripede, mi viene voglia di gridare, ululare, mi sento antica, primordiale, caldo, vento, profumi nell’aria, i riflessi sull’acqua sono quasi accecanti. Poi assistere al mistero del fiume che ad un certo punto sparisce, senza preavviso, inghiottito dal carsismo di questa terra, due tronchi d’albero segnalano il punto esatto in cui….acqua/non acqua! La visione è sconcertante e angosciante allo stesso tempo…dov’è finita l’acqua che fino a prima mi aveva accolto? Ma è noto che dopo qualche chilometro il fiume riemerge, con la stessa facilità con la quale si era inabissato e la sotto cosa sarà successo? Avrà anche lui incontrato la sua ombra? Il suo fiume sotto-sopra? Si sarà dissolto in mille rivoli attraverso le rocce carpendone le ricchezze minerali per riportarle più tardi in superficie? L’osservazione di questo fenomeno il fantasticare, immaginare scenari di annientamento, fusione e rinascita arricchita mi si è ripresentata nella mente come metafora del mio percorso di apprendimento e crescita. Adesso posso riconsiderare il lavoro fatto con Sonia: riconoscimento, esplorazione ed integrazione degli opposti, lavoro non facile a volte per me disturbante, al punto di doverlo abbandonare. Ma anche il rifiuto, il non poter sopportare un brano musicale, sentire che il corpo non risponde e non “vuole” danzare, sentirsi in un momento arida e svuotata, incapace di lasciarsi andare con sé stessa e con le altre compagne, tutto questo fa parte della scoperta degli opposti interiori, Io e l’Ombra. In un gioco continuo di rispecchiamento ho incontrato la mia Ombra attraverso la trasparenza disarmante e anche un pò crudele delle Pozze Smeraldine….ah che tentazione lasciarsi andare al flusso della corrente senza più reagire, senza forze, senza difese. L’altra me faceva capolino dietro le rocce, mi guardava un pò maligna da una profondità che non potevo valutare…la trasparenza inganna e non sai se sotto di te c’è un metro o ce ne sono cinque…bisogna andare a vedere, bisogna rischiare! E davvero nell’esperienza di ogni laboratorio si corre un rischio: il rischio di frammentarsi per incontrare le tante ombre che si celano nel nostro interno, accoglierle, magari combatterle, fondersi con loro e alla fine faticosamente ricomporsi, attraverso il corpo, attraverso la fatica, il sudore, talvolta la noia e il rifiuto, ma ostinatamente lasciando che siano il corpo e il movimento, la condivisione il gruppo e questi oggetti, forti ma gentili ad operare la trasformazione. Non sembre va bene, non sempre si esce vincenti dal confronto e ci vuole del tempo per metabolizzare il cambiamento e accettare le ferite. Così col mio fiume e con quell’acqua gelida, terribile, che non ammette esitazioni…vieni tuffati, soffri il mio gelo e fino a che non ti abbandoni non puoi sapere cosa scoprirai, gli smeraldi nascosti, i tesori del cuore e dell’anima che potrai finalmente ritrovare. E’ quello che è successo a me e questo è un altro di quei processi di crescita che mi formano come danzamovimentoterapeuta.                                 

 

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