COMUNICARE TRAMITE I MEZZI GRAFICI

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Nel laboratorio condotto da Axel Rütten nel weekend del 23 e 24 gennaio a Trento abbiamo esplorato le applicazioni della grafica in ambito arte terapeutico.

Gli obiettivi da perseguire in un setting arte terapeutico che utilizzi il segno grafico sono principalmente quelli di guidare correttamente i partecipanti a riappropriarsi delle proprie capacità espressive, decontaminandole e sbloccandole per ri-conquistare nuovi criteri di autovalutazione delle proprie opere e di facilitare il dialogo interiore senza lasciarsi ad atteggiamenti auto giudicanti troppo severi.

Allestire un setting che consentisse la massima libertà di espressione, rispetto ad una tecnica così severa da applicare come quella grafica, è stato il primo passo e abbiamo avuto a disposizione tutte le pareti della sala tappezzate di grandi fogli bianchi.

Grandi superfici bianche che possono incutere timore, dare una sensazione di smarrimento e freddezza….come affrontare tutta questa libertà spaziale senza perdersi? Tracciando inizialmente una riga verticale con i pastelli a olio per tutta la lunghezza consentita dal movimento del braccio.

Righe e righe colorate affiancate, a volte sovrapposte, verticali e orizzontali come l’inizio di una personale tessitura, trama e ordito delle emozioni distese sul bianco e poi onde, cerchi e infiniti hanno completato uno stupefacente tableau multicolore, arazzo collettivo, opera nata in sordina e  sviluppatasi con la dinamicità del movimento, e la leggerezza del gesto che si fa ammirare e crea la cornice ideale per ciò che avremmo affrontato in seguito.

Dalla spensieratezza del colore e del movimento al rigore della grafica a matita.

Axel è riuscito ad aprire prospettive impensate, almeno per quanto mi riguarda, legate alla varietà di utilizzo del segno grafico con le matite di varia durezza, tratti leggeri si sono affiancati a tratti decisi, sfumature di diversa intensità hanno modulato l’incisività di questo raffinato tipo di grafica e alla fine lo sviluppo del tratto concentrico a partire da un unico punto ci ha permesso di apprezzare l’evoluzione della curva che si completa del cerchio e ambisce a diventare sfera conquistando una terza dimensione spaziale che la bidimensionalità del foglio nega.

Un planetario immaginario ci è nato davanti agli occhi e abbiamo potuto apprezzare l’effetto che l’intensità variata dei tratti ha impresso alle singole opere che nel loro insieme, sono risultate significative e gradevoli.

Dal lavoro individuale al dialogo in coppia con tratti a matita nel tentativo di condividere il proprio spazio emotivo e di mettersi in una situazione di reciproco ascolto.

Infine e con una certa liberazione, perché abbiamo tutti sentito la mancanza del colore, la riproposizione del medesimo lavoro con la libertà immaginifica del colore e l’obiettivo di creare una narrazione condivisa.

La grafica quindi come strumento espressivo particolare, non facilmente proponibile e da considerare con attenzione per le implicazioni profonde che porta con sé.

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