Laboratorio di musicoterapia recettiva integrata con le tecniche a mediazione corporea con Nicolò Cattich e Juan 08-09/07/2017

Ho affrontato con i miei compagni un lavoro solo apparentemente “leggero”. In realtà il percorso laboratoriale incentrato sull’integrazione fra la musica utilizzata come oggetto mediatore nei setting arteterapici, unitamente a tecniche di espressione corporea, mi ha portato ad un’esperienza interiore intensa culminata nel lavoro di regressione con il supporto di musiche studiate per lo scopo. L’esperienza della regressione non è solo quella dell’abbandonarsi ad un “ritorno” all’interno di sé stessi per rielaborare vissuti felici o traumatici, per poi riemergere e assaporare il “cambiamento”, la trasformazione in un nuovo tipo di consapevolezza che possono trovare la loro espressione compiuta e ulteriormente liberatoria nell’espressione corporea e nel movimento spontaneo del corpo. La regressione che abbiamo sperimentato attiva risorse latenti e rende possibile riconoscere potenzialità e capacità di attraversare territori “altri” della propria personalità, zone d’ombra insospettate, insperati panorami di speranza e forza interiore. Fare questo tipo di espererienza senza preconcetti, concentrandosi solo nel “qui ed ora” del setting terapeutico può essere molto educativo, ma non si può proporre a qualsiasi tipo di utenza; in genere si propone a persone adulte che hanno bisogno di un certo tipo di preparazione, ma con una certa delicatezza, anche soggetti disabili possono godere dei benefici dell’esperienza regressiva. Uno dei punti fondamentali è la scelta accurata delle musiche che spesso si fondano su tempi binari, evocativi del battito cardiaco, prima musica che il nascituro ascolta nel ventre materno.

Se un setting che coniughi danzamovimentoterapeutica e musicoterapia è ben strutturato si usano musiche chiare, scelte a seconda dello scopo che ci si prefigge e non devono mancare tecniche complementari di rilassamento e tranquilizzazione del respiro; una musica inconsueta può facilitare l’esplorazione di territori inconsci sconosciuti e affascinanti. Un ruolo importante dal punto di vista simbolico è rivestito dagli elementi a partire dalla terra, oppure si può completare un lavoro sugli archetipi o sul simbolismo animale, similmente a lle esperienze sciamaniche. Come recita l’antico Papiro di Leida: “Nella terra sono entrato e da essa sono uscito; ho riconosciuto la mia nascita (Sì) sono penetrato nel Misterioso Mondo Inferiore per contemplare il mio corpo – che lì si trovava per illuminare le mie forme!” Queste brevi frasi riassumono compiutamente il nostro breve ma intenso percorso. Gli altri elementi fungono sia da catalizzatori che da facilitatori, l’energia pura del fuoco, facilita la trasformazione alchemica attraverso l’azione, l’acqua è il contenitore, il fluido primordiale dove veniamo cullati, attutiamo gli urti delle cattive esperienze, ci perdiamo e ci ritroviamo più completi e l’aria infine è ciò che da sfogo al nostro “ritorno” nel mondo, l’urlo, il pianto e il riso, il ritrovare la completezza del verbale per raccontare il nostro viaggio, dopo il silenzio del non verbale che ha allargato lo spazio dentro noi stessi. Il momento del ritorno è stato per me particolamente commovente, accolta, cullata, “vista” per la prima volta nella mia esperienza di rinascita, con il disperato bisogno di non essere abbandonata, ma di essere ri-conosciuta, nell’interezza del mio essere e della mia vulnerabilità, per il solo fatto di essermi “affidata” senza riserve e di aver potuto nel proseguo esprimere la gioia di vivere nella danza e nel movimento. L’immagine che allego è simbolica della disposizione di noi partecipanti al momento del rituale, quattro anime disposte in una croce ideale attorniate da altri noi, caregiver attenti, che ci hanno stimolato sensorialmente con tocchi leggeri, tessuti sfioranti, carezze e soprattutto presenza. Dare e ricevere con semplicità e disponibilità, senza giudizio e su tutto la musica che sapientemente accompagna, attiva, distende, completa il cerchio.

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