Musicoterapia e Autismo – Un Approccio Non Verbale

Perchè l’uomo è così profondamente legato alla musica? Per quale ragione essa è in grado di generare in noi una risposta emotiva, riportare alla mente (e al corpo) memorie di eventi o periodi interi di vita, comportare reazioni psicofisiologiche in maniera così semplice ed istantanea?

Secondo la prospettiva evoluzionista le funzioni mentali di cui siamo dotati, e di conseguenza anche i circuiti cerebrali adibiti alla produzione e all’ascolto musicale risultanti da una predisposizone biologica, permangono in funzione del loro valore adattivo. Tra le varie ipotesi teoriche riguardanti la nascita e lo sviluppo relazione uomo-suono, che puntano sempre di più verso una pluralità di finalità coesistenti, ve n’è una particolarmente interessante quando si parla di approccio relazionale all’autismo ma anche della relazione d’aiuto in generale: la musica promuove la coesione sociale e le capacità di socializzazione.

É un linguaggio universale, mediato senza dubbio dalla cultura, ma comunque globalmente riconosciuto e comprensibile nei suoi “parametri tecnici”, come l’intensità del suono, la frequenza o il ritmo, ed è quindi impiegabile per condividere stati mentali e momenti di sincronizzazione psicofisica.

Nella pratica della musicoterapia con soggetti autistici il dialogo sonoro-musicale permette di instaurare una comunicazione analogica, non verbale, che supporta e facilita uno sviluppo della socializzazione attraverso la promozione dell’espressione di sè emotivamente significante e della comunicazione interpersonale, attraverso anche una potenziale scarica psicofisiologica. 

Gli strumenti musicali permettono il divenire di un contesto creativo, cognitivamente ed emotivamente stimolante, codeterminato dalle parti coinvolte nella relazione dove appunto lo strumento funge da ponte, nell’ottica dinamica e progressiva di un dialogo libero ma armonizzato che apra canali  adattivi di comunicazione e di espressione.

Il fatto che la relazione sia di tipo analogico e non verbale rappresenta la forza della musicoterapia nell’approccio all’autismo: è evidente che negli individui non verbali il più grande ostacolo alla comunicazione, intesa come produzione e trasmissione di informazioni su di sè e sulla propria conoscenza del mondo tra due o più individui, è determinato dal mezzo. Cambiare allora il mezzo, spostandosi da un difficoltoso contesto digitale ad un contesto analogico, quello della musica, permette l’avverarsi di un dialogo che stimola, supporta e facilita l’espressione di sè e delle proprie emozioni e il contatto con l’altro.

Fonti:

Gold, C. – Emotional, motivational and interpersonal responsiveness of children with autism in improvisational music therapy – http://www.soundconnectionsmt.ca/docs/Improvisation%20with%20Autism.pdf

Moore, K. – Music, Adaptation, and Evolution – https://www.psychologytoday.com/blog/your-musical-self/201306/music-adaptation-and-evolution

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Alberto Rigamonti

Autore: Alberto Rigamonti

Laureando in Scienze e Tecniche Psicologiche presso L’Università di Padova e operatore musicoterapeuta in formazione presso la scuola di Artedo di Verona (II anno).

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