07/08 Ottobre 2017 – Laboratorio con Sonia Barsotti a Trento: le immagini simboliche nella metodologia Fux 1^ Parte, ovvero: Da così a così.

Niente di speciale in fondo, capita a un sacco di persone di fratturarsi una gamba, un piede, una mano o di peggio.

Io mi sono trovata con un mallelolo fratturata all’inizio di settembre e ho provato a “trasformare” questo evento invalidante in una sfida.

Sono passata da così

a così    

e mi sono detta: proviamo a capire come ci si sente – uso una parola brutta – da “disabile” con la voglia di danzare, di percepire in modo diverso, di riconoscere dei limiti corporei oggettivi ma di voler operare su questi una trasformazione che consenta comunque un’espressione creativa, che mi faccia sentire viva, attiva, che mi consenta di partecipare ad un gruppo arricchendolo e arricchendomi.

Che non mi faccia sentire esclusa, diversa, che mi dia le gioie e le emozioni che ho sempre provato nello studio laboratoriale, con una grande differenza.

Il metodo Fux proposto da Sonia Barsotti, in un’avventura imaginativa e sensoriale attraverso jungle fantastiche piene di animali straordinari e poi giù nella profondità della terra accogliente per un viaggio dal seme alla radice all’albero che vive dentro ognuno noi e che ognuno di noi coltiva nel corso della vita, mi ha dato modo di provare sensazioni positive e contrastanti.

La sedia a rotelle si è trasformata in un prolungamento quasi “organico” della mia persona, limitante ma stimolante allo stesso tempo.

Accarezzavo il metallo delle ruote come se fossero parte viva di me stessa e in effetti lo erano perchè mi consentivano il movimento; sperimentavo squilibri posturali, mi alzavo e sfruttavo tutte le possibilità di movimento che le altre parti del corpo mi consentivano su questo inusitato “appoggio” e lo offrivo agli altri compagni che ne fruivano come solida base, come radice, come fronda.

La fatica si è fatta sentire perchè in certi momenti lo sforzo di mantenere la postura andava a gravare su parti del corpo involontariamente messe alla prova e poi la paura del dolore che talvolta mi frenava.

E’ passato il tempo e sono quasi completamente guarita ma quei momenti li ho voluti fissare perchè sono stati momenti di nuova consapevolezza e maturazione nella comprensione delle possibilità date dalla danzamovimentoterapia a chi convive per tutta la vita o quasi in una situazione del genere.

Sta al terapeuta utilizzare gli strumenti della conoscenza, dell’empatia e dell’inclusione per portare alla scoperta di nuove e stimolanti possibilità creative che si possono intravvedere magari solo in un giro della ruota della sedia a rotelle o del sole che ti scalda e ti abbraccia e ti fa sentire viva.

L’albero collettivo frutto del laboratorio contiene tutte le emozioni che ci hanno attraversato nei due giorni di laboratorio e lascio ai lettori di individuare ogni suggestione, ogni sussurro, ogni rumore che ci ha attraversati, sensazioni di grande libertà esteriore e interiore.

Grazie ai compagni e a Sonia

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