“ODYSSEUS” Laboratorio di arteterapia del 18-19/11/2017 a Trento condotto da Angelo Prinzo.

Di tutti i personaggi che abbiamo incontrato durante questo viaggio attraverso il mito di Ulisse, archetipo dell’uomo che non si accontenta, che vuole conoscere, anche a costo di mettere a repentaglio tutto ciò che ha di più caro, che sfida le potenze naturali con la propria razionalità, la propria astuzia, inventiva, capacità di immaginare e di andare oltre il consueto, il prescritto, il comandato, mi resta il ricordo di lei Circe la maga, signora delle forze animali e simbolo eterno di seduzione e magia arcana.

Una donna in fondo, che vive in un regno di cui lei conosce ic segreti, ma che le va stretto.

Circe vive nella solitudine di un mondo fatto di illusioni e ha bisogno di Ulisse, come lui ha bisogno di lei.

E’ un rapporto complicato quello che si stabilisce tra id due, fatto di competizione e incapacità di fidarsi l’uno dell’altra.

Circe sa che Ulisse non rimarrà per sempre nella sua dimora, lo ama e probabilmente ne è riamata ma lui ancora una volta è pronto a sacrificare un rapporto con una donna fondamentalmente libera, indipendente, volitiva per la solidità di un rapporto coniugale devoto e “conforme” al ruolo che alle donne era imposto da una società patriarcale come quella greca, moglie e madre, regina e sposa, in attesa dello sposo che sicuramente tornerà e pronta a fare di tutto per difendere la casa coniugale e ciò che possiede.

Ma Circe accetta il compromesso pur di vivere un periodo che io immagino felice con l’uomo che non si è fatto stregare, complice Hermes, ma che l’ha stregata.

Anche lei si gioca tutto in questo rapporto perchè alla fine lei si rivela per quello che è: una donna innamorata.

L’amore per Ulisse la porta ad accontentare ic suoi desideri e alla fine a lasciarlo andare, l’amore la porta a sacrificare una parte di sé stessa per fare spazio a lui, l’amore le darà anche un figlio Telegono.

Immagino il loro primo incontro, lui con la spada sguainata pronto alla lotta, lei gentile, accogliente, seduttiva, una donna che dopo il primo tentativo di soggiogare l’ospite subito lo ama e lo asseconda.

Nell’espressione creativa che il docente ci ha stimolato attraverso l’uso dell’argilla ma soprattutto degli acquarelli, Circe è nata sul foglio, spirito verde e viola, che osserva dall’alto quest’uomo tanto sfrontato da sfidare Dei e tempeste, ma che vuole, ostinatamente vuole spingersi oltre.

Mi piace ricordare il finale di questo mito che, nel nostro viaggio di trasformazione ha portato anche noi come in un teatro immaginario a guardare dall’alto il nostro Mediterraneo, percorso in lungo e in largo dall’Eroe e così popolato di uomini e Dei, allora come oggi, così piccolo, così vicino, così “casa” per la nostra umanità passata e presente, spesso ora anche tomba per coloro che tentano il viaggio, nuovi Ulissi in fuga da orrori, guerre e carestie e che lo solcano su fragili scafi alla ricerca di nuova vita e nuove speranze per il futuro.

Alla fine Ulisse, tornato a Itaca e ristabilito il suo regno viene a sapere che Circe, gli aveva dato a sua volta un figlio, Telegono (Τηλέγονος = Nato lontano da casa), cresciuto sull’isola della madre, che il mito colloca sul promontorio del Circeo.

Dietro consiglio della dea Atena, Circe gli rivela il nome di suo padre e gli dona una lancia perché possa difendersi.

Sulla punta di questa lancia, forgiata dal dio Efesto, è stato applicato il pungiglione velenoso di una razza. Così equipaggiato, Telegono viene inviato dalla madre in cerca di Ulisse.

Una tempesta costringe il ragazzo ad approdare a Itaca, senza che egli capisca in quale luogo sia arrivato.

Come è abitudine per gli eroi omerici quando si trovano in terra straniera, si dà al furto e, ignaro di chi ne sia il proprietario, inizia rubando il bestiame di Ulisse.

L’eroe accorre a difendere le sue proprietà.

Padre e figlio si scontrano e Telegono uccide il genitore con la sua straordinaria lancia.

Si realizza così la profezia fatta da Tiresia nell’Odissea secondo la quale la morte per Ulisse sarebbe venuta «fuori dal mare».

Mentre Ulisse è a terra morente, vittima e carnefice si riconoscono e Telegono si dispera per l’errore commesso.

Il figlio di Circe poi, insieme a Penelope e Telemaco, riporta il corpo di Ulisse al Circeo, dove l’eroe viene sepolto e la maga rende immortali gli altri.

Telegono sposa Penelope e Telemaco sposa Circe.

La morte di Ulisse (sepolto al Circeo da suo figlio Telegono) segna il termine della storia di Troia.

Ma per rielaborare il mito dentro di noi e ascoltare ciò che è stato smosso e riconoscere le suggestioni che potremo mettere a frutto nel “nostro viaggio” di artiterapeuti, il tempo è appena cominciato.

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