Abitare gli spazi dell’anima : la tecnica del collage in arteterapia

Il collage, tecnica  utilizzata  da diversi artisti, può avere, ha,  un utilizzo  molto interessante in arteterapia.

Abbiamo avuto modo di sperimentarlo  con l’arterapeuta Pamela Palomba in un’intenso week-end di formazione  “Trasformare l’immaginario : il collage in arteterapia.”

Forse diversi di noi potranno ricordare di aver fatto dei “collage”  da piccoli, relegando poi nel corso degli anni, questa attività ad un fare per  bambini, senza neanche immaginare le potenzialità insite in questo mezzo espressivo.

A partire da pochi semplici elementi quali immagini, forbici e colla si mostra da subito come strumento  potente che lavora in profondità, quella che naturalmente ognuno di noi  si concede nel percorso arteterapico.

 Durante queste due giornate, ci siamo in qualche modo persi nello scorrere immagini, cogliendo colori e forme che ci colpivano,  strappando le pagine  in modo deciso per farne le nostre compagne di viaggio, quelle che poi ci avrebbero permesso di portare alla luce il nostro personale sentire di quel momento.

Delle tante immagini scelte, diverse non sono state utilizzate. Interessanti
al momento della scelta, si sono poi rivelate  poco necessarie nel procedere del lavoro, un po  come quando facendo la valigia ci si porta più roba del necessario, perché potrebbe servire, ma di fatto la si lascia dentro.

Completamente immersi nel lavoro, mentre sui tavoli e a terra sembrava esser passato passato uno tsunami. Pezzi di fogli strappati e piccoli ritagli  giacevano inermi.   Ma ad un certo punto da questa sorta di   caos primordiale sono emerse ordinatamente delle  cartoline di viaggio, quello compiuto da ognuno di noi durante la ricerca.

Tanti mondi sono stati creati, tanti quante eravamo.

Il  lavoro successivo, dove ci siamo confrontate con la tridimensionalità,  ci ha permesso in qualche modo di uscire dalla visione frontale del mondo che spesso  ci accompagna senza ce  ne   rendiamo  conto.

Come se lo guardassimo  senza sentirci completamente immersi in esso.

Cosi come scrive Eugenio Borgna  “Non c’e esperienza dell’io che non sia esperienza del mondo. Noi siamo gettati e immersi nel mondo con le nostre speranze e le nostre disillusioni, le nostre angosce e la nostra disperazione, le nostre attese e la nostra gioia. Non c’e l’io, da una parte, e il mondo delle cose e delle realtà umane, dall’altra; ma l’io si riflette nel mondo e il mondo si rispecchia nell’io in una circolarità senza fine.”

 

In  questa fase, dopo aver trovato (creato) una forma strutturale che       in quel momento  mi era congeniale,      ne ho seguito gli impulsi che  mi trasmetteva, dando rilievo alle parti che chiedevano di essere viste e di vedere a loro    volta,  sviluppando  ulteriormente il lavoro.

Intanto, nel silenzio, che inevitabilmente si crea durante il nostro fare, continuavano a risuonarmi  dentro alcuni versi di una poesia di Pessoa.

 “ Segui la tua sorte

annaffia le tue piante

ama le tue rose. 

Il resto è l’ombra di alberi stranieri. 

La realtà è sempre di più o di meno 

di quello che vogliamo”.

 

In questa realtà che usciva dalle mie mani, in un lungo e intenso lavoro, il dentro e il fuori si sono spesso sovrapposti , intersecati, quasi confusi, confondendomi, in un continuo rimando nelle immagini che si avvicendavano, e che dal dentro rimandavano sia ad un fuori, sia a diversi

tipi di interiorità alcune più visibili e condivisibili, mentre di altre si può appena intuire l’esistenza.

Il dentro e il fuori, due aspetti  da esplorare e far entrare in dialogo .

 

 

 

 

Un luogo fisico e mentale, intimo ed accogliente in  cui l’anima possa abitare ,trarne nutrimento, e dialogare con se stessa e con l’altro da se.

 

 

 

In qualche modo, e fatte le dovute differenze, l’esperienza  vissuta nel lavoro del collage , mi ha fatto tornare in mente quello che è il processo di formazione del deliro nell’esperienza psicotica , quando nella Wahnstimmung , (lo stato d’animo delirante) , il mondo all’improvviso  appare completamente  destrutturato e privo dei normali significati , un mondo in pezzi, che si dissolve e finisce, ed in cui   solo attraverso appunto, la formazione di un nucleo delirante , che recupera alcune fasce di significati, (anche se non più in un clima di libertà, ) avviene la creazione di un mondo nuovo,  che va a placare l’angoscia creata dal dissolvimento del vecchio mondo.

Secondo Klaus Conrad visto sotto questa luce il delirio si configura come “processo di ricostruzione e rigenerazione” di un mondo nuovo la dove il vecchio mondo non esiste più.

Anche nel collage, secondo quella che è stata la mia esperienza, si vive fortemente questo aspetto di de-strutturazione,  ri-costruzione e ri-generazione  , laddove però , il vecchio mondo è stato de-strutturato con un atto  cosciente di volontà,  e quello nuovo poggia le sue basi proprio sulla libertà che ci si concede nel crearsene uno nuovo.

Prendere in prestito un’immaginario, de-strutturarlo, destituirlo da significati imposti  e farlo diventare altro è in qualche modo prendersi e concedersi  lo spazio e la libertà  di  creare e di rendere  visibile un vissuto interiore che chiede di venire alla luce. Un  affermazione di se stessi  nel mondo, oltre che una assunzione di responsabilità della propria visione del mondo.

Concludo passando ancora  per  il parallelismo inerente la follia, con una citazione di Martin Heidegger “ follia non vuol dire un pensare che fantastica cose insensate (..) Il folle pensa : non però con la logica degli altri. Egli è in cammino per qualche altro luogo.”

La domanda che mi  pongo e propongo anche a voi  è questa: verso quali  luoghi dell’abitare dell’anima siamo diretti? e quali creazioni  di significati ci accompagnano nel nostro andare?

Meno male, dovevamo solo fare un collage….

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Madeleine Del Lago Altea

Autore: Madeleine Del Lago Altea

Arteterapeuta in formazione indirizzo  Arteterapia, Lab Plus

Nata In Sardegna, dove ho vissuto per 38 anni  tra azzurri, turchesi e maestrale,  sono stata poi adottata dal Lago d’Iseo dove risiedo tutt’ora.                                                               Fin da piccola ho coltivato una passione per l’arte da autodidatta.          Dopo la Maturità Scientifica e l’iscrizione alla facoltà di Pedagogia, nel 1991 è iniziata la mia attività professionale come Educatore e  Conduttore di Laboratori di espressività manuale, presso  Servizi Sociali di diversi paesi con varie tipologie di utenza, utilizzando spesso il supporto delle attività espressive e artistiche nel lavoro  con minori, adulti con patologie psichiatriche e non, e terza età presso i centri di aggregazione. Contestualmente la mia formazione si arrichiva con la  frequenza di diversi corsi  tra cui quello di Operatore del disagio Psichiatrico, e alcuni assaggi di seminari di Arteterapia verso  cui nutrivo un interesse particolare.

Nel 2007 , puntando il dito a caso sulla cartina geografica mi ritrovai in questo delizioso angolino del “Continente” chiamato Lago d’Iseo, dove non senza fatica, ma con molta determinazione e partendo da zero, ho conosciuto diverse realtà,  riuscendo ad inserirmi sia a livello professionale che personale.

Appassionata di tutto ciò che è creativo, e con una profonda curiosità per l’essere umano nelle sue diverse declinazioni e modi di essere, ho avuto modo di rivitalizzare, la  mia passione per l’Arte attraverso la frequenza di un corso di” Tecniche pittoriche” presso la Libera Accademia di Belle Arti  LABA di Brescia, con l’Artista Camilla Rossi, e la scoperta della scultura con la frequenza per quattro anni del “Corso di intaglio e scultura lignea” tenuto dal Maestro Gianfranco Moretti a Pilzone D’Iseo.

A giugno del 2015  mi sono finalmente iscritta alla Scuola Artedo di  Arti Terapie presso la sede di Verona gestita dall’Associazione D-ArtT iniziando con passione il percorso che mi porterà a realizzare il mio sogno nel cassetto: diventare Arteterapeuta.

“Volli, fortissimamente volli”

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