IL Fotoromanzo ai tempi dell’Arteterapia

Quando inizia un laboratorio?
Me lo sono chiesta più volte nel corso di questi anni di formazione.
Probabilmente già durante la scelta per l’inserimento nel piano di studi, e più avanti nei giorni che lo precedono, sopratutto se viene richiesto qualche materiale da portare.

Potrebbe capitare a volte, di perdere l’occasione di partecipare ad un laboratorio, per via di qualche pre-giudizio che, non invitato può fare comunque capolino.
Nel mio caso, una parola nel titolo di questo laboratorio il “fotoromanzo” si poneva in modo prepotentemente ostile, a pre-giudicare la mia partecipazione facendomi tornare in mente alcune riviste che negli anni 80 circa andavano tanto i fotoromanzi appunto dove spopolavano baldi giovani impegnati in ipotetiche quanto impossibili storie amorose, con avvenenti donzelle.

Per fortuna l’aver fatto un altro interessantissimo laboratorio con il docente Gianluca Lisco, e aver potuto apprezzare la sua preparazione e professionalità, ha avuto la meglio su questo mio pre-giudizio, e mi ha permesso di fare questa bella esperienza formativa.

Il lavoro con la fotografia, si pone, con l’utilizzo di foto personali, veramente come un’ottimo strumento di dialogo con se stessi, la propria storia personale e familiare, e come mediatore artistico che modulo la relazione tra paziente e terapeuta. Inizia il suo lavoro sottile già nel momento in cui ci si cimenta nella scelta di alcune foto del proprio album personale. Come un viaggio a ritroso nel tempo ci fa perdere un po nei ricordi e ci permette di scegliere tra tante quelle che saranno le nostre compagne di viaggio in quei giorni.

Ciò che ho potuto sperimentare è che non si sa mai dove si andrà a finire.
Questo perlomeno se ci si lascia andare al flusso delle emozioni e sensazioni del momento che nel qui ed ora del laboratorio vanno poi a formare un racconto. Un racconto che scaturisce dal dialogo che avviene tra le immagini, quelle che hai scelto o ti hanno scelto, e tra te e le immagini per via di una risonanza interiore che porta alla luce una storia, una storia che ancora non era, e che man mano si definisce e ti definisce, che può stupire, commuovere, far piangere o far uscire fuori la rabbia, ma mai lasciare indifferenti.
Un ulteriore tassello nella ricerca della propria identità, delle radici e del percorso che ci si crea tra tutti quelli possibili.

Oltre al dialogo personale con le immagini, c’è ne poi anche uno più allargato con il gruppo.
Quel gruppo che in queste due giornate ha costituito quel setting nel quale e con il quale si è avuto modo di sperimentare le varie fasi della realizzazione del fotoromanzo sia cartaceo che multimediale.

Lavorare in gruppo è un’esperienza che può essere esaltante, gratificante e piena di stimoli e confronto, ma non è detto che sempre lo sia.
Un gioco di squadra in cui essere se stessi pur tenendo conto dell’altro. Essere per un istante protagonisti per poi passare ad un ruolo secondario cedendo la parola all’altro.

 

 

 

Un’equilibrio da creare momento per momento che giova di un’atteggiamento collaborativo da parte di tutti.
La mia esperienza in entrambe le situazioni è stata più che positiva. Ornata da una certa leggerezza ludica, che l’ha resa divertente e profonda al tempo stesso.

L’essere creatori di una storia, sia essa di gruppo o personale, attraverso la scelta delle inquadrature, delle location, di un punto di vista particolare, di cosa includere e cosa no nella scena, di ciò che sta in primo piano e cosa sullo sfondo, permette di prendere atto della propria visione del mondo, diventarne consapevoli e di assumersene la responsabilità dinanzi a se stessi e agli altri disvelando in qualche modo le fila invisibili che determinano il nostro modo di stare al mondo.

 

Questo, come tutto ciò che si di-svela, oltre alla presa di coscienza delle proprie dinamiche rispetto alla percezione della realtà, può favorisce quel processo che porta a cercare un cambio di prospettiva, punti di vista altri, in cui la rappresentazione che ci diamo della realtà possa essere nuovo e diversa. Verso e per un cambiamento.

 

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Madeleine Del Lago Altea

Autore: Madeleine Del Lago Altea

Arteterapeuta in formazione indirizzo  Arteterapia, Lab Plus

Nata In Sardegna, dove ho vissuto per 38 anni  tra azzurri, turchesi e maestrale,  sono stata poi adottata dal Lago d’Iseo dove risiedo tutt’ora.                                                               Fin da piccola ho coltivato una passione per l’arte da autodidatta.          Dopo la Maturità Scientifica e l’iscrizione alla facoltà di Pedagogia, nel 1991 è iniziata la mia attività professionale come Educatore e  Conduttore di Laboratori di espressività manuale, presso  Servizi Sociali di diversi paesi con varie tipologie di utenza, utilizzando spesso il supporto delle attività espressive e artistiche nel lavoro  con minori, adulti con patologie psichiatriche e non, e terza età presso i centri di aggregazione. Contestualmente la mia formazione si arrichiva con la  frequenza di diversi corsi  tra cui quello di Operatore del disagio Psichiatrico, e alcuni assaggi di seminari di Arteterapia verso  cui nutrivo un interesse particolare.

Nel 2007 , puntando il dito a caso sulla cartina geografica mi ritrovai in questo delizioso angolino del “Continente” chiamato Lago d’Iseo, dove non senza fatica, ma con molta determinazione e partendo da zero, ho conosciuto diverse realtà,  riuscendo ad inserirmi sia a livello professionale che personale.

Appassionata di tutto ciò che è creativo, e con una profonda curiosità per l’essere umano nelle sue diverse declinazioni e modi di essere, ho avuto modo di rivitalizzare, la  mia passione per l’Arte attraverso la frequenza di un corso di” Tecniche pittoriche” presso la Libera Accademia di Belle Arti  LABA di Brescia, con l’Artista Camilla Rossi, e la scoperta della scultura con la frequenza per quattro anni del “Corso di intaglio e scultura lignea” tenuto dal Maestro Gianfranco Moretti a Pilzone D’Iseo.

A giugno del 2015  mi sono finalmente iscritta alla Scuola Artedo di  Arti Terapie presso la sede di Verona gestita dall’Associazione D-ArtT iniziando con passione il percorso che mi porterà a realizzare il mio sogno nel cassetto: diventare Arteterapeuta.

“Volli, fortissimamente volli”

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