Raccontare come terapia

L’ARTE DEL RACCONTARE COME TERAPIA PER IL BEN-ESSERE E IL BEN-DIVENIRE

PREMESSA EMOZIONALE

“L’evidenza scientifica dimostra che i primi anni di vita sono fondamentali per la salute e lo sviluppo intellettivo, linguistico, emotivo e relazionale del bambino, con effetti significativi per tutta la vita adulta”.[1] 

Si apre così il sito ufficiale di “Nati per leggere”, un progetto che si sviluppa in tutte le regioni d’Italia e che promuove un programma di lettura animata, rivolto alle famiglie con bambini fino a sei anni. L’iniziativa nasce nel novembre del 1999 dalla sinergia di un competente gruppo di esperti, costituito dall’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino.

Qualche anno dopo ebbi la possibilità di conoscere in maniera dettagliata tale progetto, avendo avuto modo di seguire la tesi di una giovane laurenda in Scienze della Formazione Primaria. Mi incuriosì molto l’approccio metodologico alla formazione del bambino fin dai primissimi mesi di vita fino ai sei anni. Leggere con e non per o al bambino. Lo trovai innovativo e assai interessante. Sul sito ufficiale di “Nati per leggere”, oggi è possibile trovare “Dieci buoni motivi” per leggere insieme ai bambini, in cui se ne evince il fine: “stimolare lo sviluppo dell’intelligenza e dell’affettività”.

Si ritorna quindi al tema dell’intelligenza emotiva e alla necessità sempre crescente di educare attraverso le emozioni. Per meglio definire il termine “emozione” pare opportuno riportarne l’origine etimologica, da ricondurre al latino emovère (verbo composto dal prefisso ex, che vuol dire fuori e dal verbo movere, appunto, muovere) che letteralmente può tradursi in “portare fuori, smuovere”. L’emozione quindi si può definire come un processo interiore in grado di far trapelare fuori uno stato d’animo, smosso da un qualche evento-stimolo. L’emozione è una reazione immediata e spontanea dell’individuo, che non utilizza processi cognitivi ed elaborazione cosciente. Secondo lo psicologo Paul Ekman[2], infatti, le emozioni nell’individuo hanno una duplice funzione:

  • una relazionale, in quanto permette di comunicare agli altri le proprie reazioni psicofisiologiche;
  • una auto-regolativa, in quanto consentono di comprendere le proprie modificazioni psicofisiologiche.

 

Le emozioni regolano i rapporti umani, permettendo all’individuo di aprirsi ed entrare in relazione con l’altro. Imparare a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni significa imparare ad usare un linguaggio che va oltre la mera verbalizzazione di un racconto.

Leggere con il bambino, drammatizzando o enfatizzando  il testo, raccontando le immagini illustrate di libri senza parole permette ai bambini di sviluppare la parte destra del cervello, quella creativa, emotiva, irrazionale. Serve a sperimentarsi in ruoli diversi, a immedesimarsi in situazioni “altre”, aiuta a capirsi, ad accettarsi, aprendosi senza timore fino a  cercare il confronto con l’altro, per apprendere.

La lettura con il bambino provoca emozioni che:

  • possono essere di diversa intensità o nascoste/avvertite insieme ad altre emozioni;
  • sono soggettive, poiché suscitano comportamenti e pensieri diversi da individuo a individuo;
  • sviluppano lo spirito di adattamento, l’autostima, l’apprendimento, la capacità di problem solving.

Le emozioni, infatti, sono  in grado di attivare modificazioni a livello:

  1. fisiologico, ad esempio cambiamento della respirazione, del battito cardiaco, tensione muscolare;
  2. comportamentale, come diverse espressioni facciali, postura, tono della voce;
  3. psicologico, tipo alterazioni del controllo di sé, sensazioni soggettive.

Leggere con i bambini non significa tentare di insegnar loro a leggere il prima possibile, ma consentire al  piccolo uditore di arricchire il suo vissuto, stimolandone l’immaginazione attraverso la finzione narrativa che consente di affrontare indirettamente paure, dubbi e incomprensioni.

I bambini vanno coinvolti nel racconto, si identificano nella storia e nei personaggi, in questo modo interiorizzano il contenuto che dal racconto emerge e lo fanno proprio, per poi utilizzarlo successivamente nella vita reale. Lo scambio continuo tra lettore e bambino favorisce un transfert positivo che collega le emozioni suscitate dal racconto, al libro e alla lettura.

LETTURAVVENTURA. FLASHBOOK, ABIO E MARIOLINA.

Non si spiega in altro modo l’impeto festante e la chiassosa curiosità con cui i bambini presenti all’evento si sono avvicinati ai libri felicemente illustrati, disposti in due grandi cesti su un coloratissimo tavolo in legno preparato per loro.

Siamo nell’atrio superiore del comune di Sciacca, un complesso monumentale dalla chiara e razionale bellezza, tipica del Rinascimento italiano, che ricorda i vecchi fasti di una città in cui, fino a  qualche secolo prima, si coniava moneta. L’edificio, ex-convento dei Gesuiti, accoglie oltre agli uffici  del Comune, anche alcune sale di rappresentanza, tra cui la Sala Blasco, dove gli organizzatori dell’evento avevano riposto tutto il materiale necessario per allestire il setting più adatto ai giovanissimi lettori.

“Flashbook 2018. Letture a ciel sereno” è il primo flashmob dedicato alla letteratura per l’infanzia, promossa dall’Associazione culturale L’AltraSciacca, sezione “dei piccoli” coordinata da Antonella Ciaccio e Antonella Russo. In effetti, non c’è due senza tre e così mi ritrovo anche io, come terza Antonella, a partecipare a questa nuova e straordinaria esperienza, anche se solo come spettatrice.

In realtà, durante il mio percorso di studi in Artedo avevamo già affrontato l’arte del raccontarsi e del racconto autobiografico creativo, ma questo era diverso.

Mi ha sempre incuriosito ciò che non conosco e
penso possa aiutarmi nel mio percorso di crescita personale.

Non sapevo ancora se questa esperienza mi sarebbe tornata utile, ma in fondo nella vita niente capita per caso e mi faceva comunque piacere condividere questa nuova avventura con mia sorella.

Era stata lei, infatti, a parlarmi per prima delle letture fatte ai più piccoli per aiutarli nel loro processo di crescita, tendente a ri-conquistare un nuovo equilibrio di ben-essere per ben-divenire. Mi descriveva la sua  nuova attività di volontariato, questo suo nuovo mondo, come di un diverso approccio metodologico nel porgere un testo ai bambini, drammatizzandolo ed entrando con loro in una relazione empatica, fatta di scambi di sguardi, risposte, domande, gesti, danze e interazioni varie. Sembrava, con questo, di aver trovato un nuovo modo per esprimere la sua creatività e io ne ero felice, ma ignara.

Prima della nascita di Federico, mia sorella aveva sempre fatto teatro, a livello amatoriale si intende: era la sua più grande passione. Ma poi, crescendo le cose cambiano, occorre prendere tempo, fermarsi a riflettere e prendere nuove strade e così è stato anche per lei. L’amore ha vinto sulla passione.

Adesso ritornavo a rivederla con gli occhi luminosi e brillanti, piena di entusiasmo e passione come la ragazzina tredicenne che avevo lasciato trent’anni prima.

Mariolina, questo il nome di mia sorella, era diventata volontaria ABIO[3], un’Associazione che dal 1978 si occupa di rendere la permanenza in ospedale dei bambini, degli adolescenti e dei loro genitori più confortevole e meno spaventosa. ABIO realizza negli ospedali di tutta Italia, sale gioco e ambienti a misura di bambino. Nell’Ospedale di Sciacca, i volontari ABIO hanno realizzato un’area dedicata ai bambini in cui leggere loro storie di piccoli eroi che sconfiggono grandi draghi e superano prove difficilissime, ma anche racconti divertenti tradotti con facce buffe, strani gesti e suoni, per ridere insieme e affrontare la malattia con più leggerezza. Regalano attimi di magia e spensieratezza.

“ABIO è il sorriso portato dove c’è la malattia,
è il colore che ravviva in un ambiente che può fare paura”.

Adesso capisco meglio la validità di questo approccio, capisco perché Mariolina continuamente deve partecipare a corsi di aggiornamento e formazione: non è facile essere un volontario in ospedale, non è semplice relazionarsi quasi quotidianamente con la malattia, non è naturale accettare che possa succedere che i genitori sopravvivano ai propri figli. Occorre forza e ci vuole coraggio, ma soprattutto serve amore e noi ne abbiamo ricevuto così tanto, sorellina mia, che abbiamo fatto il pieno per l’eternità e donarlo agli altri è il minimo che possiamo fare!

Siamo in piena estate, anche se non c’è eccessivamente caldo. L’inizio del flashmob è previsto alle 21.00 e noi siamo sul posto che c’è ancora luce, nonostante un fresco aperitivo ci abbia fatto perdere un po’ di tempo. Alla spicciolata arrivano anche gli altri. La prima è Antonella Ciaccio, amica storica di Mariolina. Antonella è una donna minuta, mamma di due bimbi vivaci e allegri. È piena di idee, radiosa, positiva e simpatica. Arriva sorridente come sempre, con il respiro affannato e i sacchetti pieni di caramelle, cestini di varie misure, coperte, cuscini, nastri, bolle di sapone e chissà cos’altro. Non poggia nemmeno i sacchetti per terra e ci dice: “Stamattina sono andata al supermercato e mentre ero alla casa per pagare, la commessa, nel far passare il flacone di detersivo lo capovolge. Allora si toglie il tappo e tutto il detersivo le si rovescia addosso”. Erano le 19:00 ed era la prima volta che Antonella raccontava questo episodio, per sottolineare l’inizio poco fausto della giornata e per chiederci se, secondo noi, sui vestiti della cassiera si sarebbe sentito ancora l’odore del detersivo che le si era rovesciato addosso.

Poco dopo ci raggiunge anche il custode, che ci apre le porte della Sala Blasco e ci aiuta a prendere i vari oggetti custoditi al suo interno, tra cui un simpatico teatro delle marionette, dei vasi con alberelli in legno e tessuto, banner, piccole sedie e un coloratissimo tavolo, tutto a misura di bambino.

Sono le 20:05, Antonella ha già ripetuto sette volte la sua disavventura con il flacone di detersivo, quando arrivano i rinforzi. Pian piano, tutto si veste a festa e tutti collaborano, lavorando allegramente tra ricordi, risate e altri quattro racconti di flacone di detersivo versato sulla commessa del supermercato.

 

Tra le colonne dell’antico edificio spiccano bandierine colorate e fiori di carta, tutto è variopinto, allegro e festante. La prima cosa che facciamo è predisporre il setting, delimitando l’area in cui i bambini si sarebbero “messi in ascolto” per creare una zona di confort realizzata disponendo per terra, coperte e cuscini. La sensazione che si prova, sedendosi all’interno del setting è paragonabile al calore rassicurante di un abbraccio, una sorta di porto sicuro fatto di alberelli in legno e fiori di tessuto tenuti insieme da spago, palloncini e bandierine colorate. Trovarsi lì dentro rende magica l’atmosfera e trepidante l’attesa.  Il setting predisposto per l’occasione parla chiaro: invita a togliersi le scarpe e a mettersi comodi, ognuno a modo suo per ascoltare e interagire con le lettrici-animatrici.

Sono quasi le 21:00 e arriva Francesca Drogo. Non la conoscevo e non sapevo neppure che cosa ci fosse venuta a fare una turista ad un evento dedicato alla letteratura d’infanzia. “Mi occupo di tradurre i libri in simboli, per le persone non parlanti”. Scopro che la turista in questione, quella stessa sera, avrebbe letto un libro utilizzando una tecnica nota con l’acronimo CAA, ossia Comunicazione Aumentativa Alternativa[4]. Sono curiosa e attendo di vederla all’opera.

Iniziano ad arrivare anche i bimbi e con loro: passeggini, ciucci, nonni, mamme, zie e qualche papà. Iniziano il chiacchiericcio e il vocio, bimbi che corrono a piedi nudi anche sul selciato non protetto dalle coperte o che scelgono con cura la caramella da gustare prima che inizi la magia. Chi gioca con i palloncini, chi cerca le bolle di sapone e chi vuol vedere i libri contenuti nei grandi cesti posti sul tavolo colorato. Attesa e curiosità.

Ore 21:20. L’AltraSciacca presenta Flashbook e lo fa in maniera semplice, adeguando il linguaggio ai più piccoli, spiegando loro che cosa sarebbe successo di lì a poco e chi erano le persone che avrebbero letto loro quei libri tanto affascinanti che prima osservavano con curiosità. “Questo signore parla facile” mi dice all’orecchio un bimbo seduto accanto a me. Sorrido e penso: “La fiducia. Abbiamo tanto da imparare”.

“Tutti giù per terra, adesso si legge!” esordisce Antonella. E come per magia un velo silenzioso si stende su tutti quei nasini all’insù. Devo ammettere che la lettura animata è veramente efficace. Catalizzatore d’interesse e attenzione. Osservo e ascolto, affascinata più che dalla storia dal modo di raccontare e far partecipare i bimbi alla narrazione.

 

 

 

 

 

 

C’è voglia di ascoltare, di chiedere, rispondere, dire, fare domande e versi strani, ripetere filastrocche e strani gesti. Antonella è dolce, materna e si esprime con la giusta lentezza, ferma e pacata. Dà diverse voci ai suoi personaggi, per descriverne meglio carattere e aspetto.  I bimbi sono rapiti, divertiti e assorti nello stesso tempo.

È la volta di mia sorella. Chissà che combinerà. In palcoscenico era una forza. Non aveva paura di esibirsi davanti a migliaia di persone o di essere valutata da giudici inflessibili quando, insieme alla sua compagnia, partecipava alle rassegne teatrali a livello nazionale. Quale sarebbe stato il suo approccio davanti a questi piccoli e curiosi fruitori? Avrebbe tirato fuori le metodologie apprese durante i corsi di formazione e aggiornamento svolti per ABIO? Si sarebbe basata sull’istinto, limitandosi a leggere straordinariamente bene come fa quando è a casa con Federico?

Anche questa volta ero curiosa. Mariolina è una sorpresa e una meravigliosa persona. In perenne studio, dedita alla lettura e alla crescita personale. L’amore per i libri, anche questo è stato un grande dono, un’eredità per cui essere grate, sempre.

Finalmente arriva, raggiante con il suo bel libro illustrato tra le mani e la faccia buffa dei monelli. Ecco trovato il primo punto di contatto con il pubblico dei piccoli. Mariolina è diventata anche lei una bimba monella, pronta a giocare con loro.

Inizia la lettura, coinvolgente e appassionata. Attraverso il suo racconto e le voci buffe dei vari personaggi, quanto appreso si è fissato indelebile nella memoria dei giovanissimi uditori che interagivano con lei in vari modi, anche utilizzando un intercalare monotono e ripetitivo (cosa che aiuta molto i bambini, i quali hanno appunto bisogno di sentir ripetere più volte la stessa parola, la stessa frase, la stessa storia).  Mi guardo intorno e mi soffermo ad osservare i volti dei genitori, dei nonni, degli zii e di tutti quegli adulti che sono rimasti ad ascoltare, sorridere ed applaudire. In piedi, oltre gli alberelli di legno fioriti di stoffe colorate o seduti per terra, come a ritornare bambini anche loro.

La condivisione di questa esperienza tra caregiver e bambino risulta utile anche all’adulto, che ha imparato un nuovo modo per comunicare efficacemente con i più piccoli: dire non solo parlando.

La comunicazione passa attraverso vari linguaggi, viaggia su molti canali soprattutto quelli analogici. Si possono trasmettere messaggi diversi e anche complessi, con un sistema integrato di linguaggi espressivo-comunicativi. Ai bambini questa sera ne sono arrivati tanti, come il diritto alla diversità, l’arte della pazienza, il rispetto dei propri limiti, l’accettazione dell’altro. Ogni storia nasconde simboli e metafore, parla all’adulto come al bambino: cambia il livello, non il messaggio. Per il bambino la zebra coi pois sarà semplicemente un animale diverso, mentre l’adulto saprà leggere l’handicap e il disagio di un piccolo che si vede diverso da tutti gli altri, compresi i suoi genitori. Così come accade a Olga di carta, nel suo viaggio straordinario, quando anche lei alla fine impara ad accettarsi.

Lei si era sempre sentita diversa, strana, sbagliata, inadatta, brutta. Mai unica al mondo! Unica al mondo le piaceva[5]

CONSIDERAZIONI FINALI

I libri offrono diverse letture, altri vertici di osservazione, aprono la mente e propongono nuovi limiti, ci aiutano a capire noi stessi e gli altri. La lettura animata dai diversi linguaggi analogici, inoltre, è in grado di fornire ai bambini, strumenti validi per una sana costruzione della propria identità in relazione al resto del mondo. La lettura animata aiuta il fruitore ad identificarsi in ruoli diversi, immaginando di vivere le emozioni proposte dal lettore/conduttore all’interno di un contesto gruppale, in un setting protetto, accogliente,  rassicurante e gioioso, in cui sono presenti anche i diversi caregivers.

Offrire ai bambini la possibilità di ascoltare un racconto attraverso la tecnica della narrazione animata, significa innanzi tutto contrastare l’analfabetismo emotivo. Il racconto animato risulta un approccio metodologico utile all’apprendimento: la comunicazione diventa efficace se si crea una relazione affettiva, se ci si emoziona a sentire e vivere una storia. Si apprende più facilmente attraverso l’intelligenza emotiva, educando i bambini fin da piccolissimi a sperimentare, vivere e ri-conoscere le proprie e le altrui emozioni.

Antonella Maria Piazza
Arte terapeuta in formazione
Artedo - Palermo

 

NOTE

[1] Rif. www.natiperleggere.it

[2] L’importanza dei suoi studi e la massiccia diffusione delle teorie di Ekman, si devono anche all’enorme successo della serie televisive Lie to me (racconto romanzato della vita e delle ricerche condotte sul rapporto tra mimica facciale ed emozione) e del cartone animato della Disney Pixar di cui lo psicologo è stato consulente: “Inside Out”, incentrato sulle sei emozioni universali di cui parla nei suoi testi.

[3] ABIO, rif. www.abio.org

[4] La Comunicazione Alternativa Aumentativa nasce ufficialmente nel 1983 negli Stati Uniti con la creazione dell’ISAAC (International Society for Augmentative Alternative Communication). In particolare convergono in ISAAC alcuni filoni di ricerca e clinici relativi alla sperimentazione di tecnologie avanzate, alla comunicazione gestuale e visuale, tramite simboli pittografici e ideografici. Non può considerarsi un vero e proprio metodo, sebbene comprenda diverse tecniche, strategie e tecnologie rivolte alla persone che non parlano, ai loro interlocutori e al loro ambiente di vita. L’obiettivo è facilitare la comunicazione della persona che non parla o che parla in maniera incomprensibile per una migliore partecipazione ai contesti di vita e relazione.

Con il termine CAA si descrivono tutte le modalità di comunicazione che possono aiutare a far esprimere meglio le persone che hanno difficoltà di linguaggio e scrittura. Si definisce alternativa perché utilizza canali linguistici diversi da quelli tradizionalmente usati e aumentativa perché non sostituisce, ma incrementa le possibilità comunicative della persona. All’estero viene utilizzata prevalentemente da logopedisti mentre in Italia da esperti riabilitatori (medici, fisioterapisti, logopedisti) appositamente formati. (Rif. Comunicazione Aumentativa Alternativa, Giovanni Fronticelli, sintesi del documento ISAAC Italy PRINCIPI E PRATICHE in CAA a cura del Comitato Scientifico di ISAAC Italy con il contributo di Paola Sarti e Giovanni Fronticelli, 2017.)

[5] Elisabetta Gnone, Olga di carta. Il viaggio straordinario, Ed.Salani, 2015.

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Antonella Maria Piazza

Autore: Antonella Maria Piazza

“L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo”. Sofocle

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