La Ponte nel cuore

PREMESSA

La “Ponte” è il modo in cui i palagonesi chiamano la scuola presso cui insegno dall’anno scolastico 2012/13, ossia l’Istituto comprensivo “Gaetano Ponte”.

Logo della scuola

La Ponte è il luogo fisico che accoglie, un luogo fatto di persone, sorrisi, tanta cortese gentilezza e un pizzico di diffidenza. È difficile, per la gente del posto, affezionarsi, donarsi agli altri e poi vederli andar via. Già. Perché Palagonia è scuola di frontiera, di passaggio, dove si arriva per prendere il ruolo, per trasferimento, supplenza annuale o assegnazione provvisoria. Incertezza: è la condizione che perennemente si respira. Alla fine di ogni anno, resi noti i consueti movimenti, inizia l’attesa e il calcolo di probabilità. Ci si chiede: chi arriverà quest’anno, chi resterà, saranno persone del “posto” o gente che si muove da fuori provincia e che quindi avrà maggiori difficoltà a raggiungere la sede? E ancora, ci si domanda se chi arriva, sarà personale motivato, contento di essere in questa scuola. Perché spesso, invece, Palagonia è un ripiego, uno stallo-limbo in attesa che arrivi qualcosa di meglio. E a volte Palagonia, fa anche paura.

LA PAURA

Lo so bene io, che arrivai alla Ponte in una sera in cui diluviava, dopo la terza convocazione al CSA di Catania per l’immissione in ruolo, sempre per la stessa classe di concorso. Perché la sottoscritta è arrivata a Palagonia, dopo essere entrata di ruolo ad Agrigento ed essere stata assegnata a Sciacca, nella scuola dei miei sogni, quella frequentata da noi tutti, in famiglia, e dove avevo già insegnato, collaborando con l’allora Istituto Statale d’Arte “G.Bonachia” e l’Accademia di Belle Arti. In pratica ero felice, non potevo desiderare niente di meglio. Era un sogno che si avverava. Poi, durante il Collegio che avrebbe attribuito le classi ai vari docenti, arriva la telefonata del CSA di Catania, che convoca urgentemente e ancora una volta tutti i neo-immessi per ristabilire le sedi. Ricordo solo che dopo circa 10 minuti iniziò a piovere e la pioggia, da quel momento, divenne incessante e mi seguì fino a Catania e poi a Palagonia. Ero terrorizzata. Non sapevo nemmeno dove si trovasse sulla carta geografica e, in più, ero in balìa di mille emozioni: rabbia, tristezza, delusione, confusione, frustrazione, paura. Io, maniaca del controllo, capace di pianificare la più insignificante delle attività, super organizzata e iperdinamica, avevo perso il controllo della mia vita. Destabilizzata, ancora una volta, quando invece mi si era formata nella testa l’idea di avere raggiunto una sorta di stabilità.

Devo ammettere che anche io, il giorno dopo, arrivata a scuola da profuga, sbarcata in un luogo diverso dall’approdo che avevo preventivato, ebbi paura.  Adesso, invece, Palagonia è diventato un luogo fatto di persone a cui mi sono affezionata, in grado di restituirmi un nuovo equilibrio, serenità e pace. Una famiglia, con tutti i pregi e i difetti di ogni famiglia. Decido di rimanere, per attuare un cambiamento. Mi piacerebbe produrre in questo luogo, la stessa trasformazione che è avvenuta in me.

Anno scolastico 2018/19

Sono cambiate un po’ di cose, tranne il fatto di essere rimasta a Palagonia. Evidentemente non ho ancora concluso il mio percorso e devo impegnarmi di più. Se mi guardo indietro, però, vedo tanti semi che stanno iniziando a spuntare, tante iniziative, tanti progetti e idee che stanno prendendo forma.

Esempio di Tema Operativo

Con grande impegno e tante connessioni positive si è creata una rete di fiducia, entusiasmo e belle persone, che ogni volta contribuiscono ad arricchire il mio background professionale, sociale e relazionale, permettendomi una continua crescita personale.

La DS, in servizio da circa un decennio presso la nostra scuola, ha ottenuto il trasferimento nella sua città. Al suo posto è arrivata, in reggenza, la DS dell’altro istituto comprensivo di Palagonia. Ancora una volta ho avuto paura. Paura di non poter crescere, di avere tarpate le ali, di non avere la possibilità di proporre attività innovative e sperimentali. Il fatto che la nuova Dirigente non conoscesse il grande potenziale e la comprovata efficacia delle arti terapie mi appariva come un limite invalicabile. Fortunatamente tutte le mie paure si sono rivelate infondate. Al contrario, la DS si è dimostrata illuminata, attenta e propositiva. Mi ha supportato e dato fiducia a tutti i miei progetti, arrivando anche a proporne uno alla Rete di Ambito per la formazione dei docenti.

Ha creduto in me e di questo sono grata.

Si sono messe in moto tante iniziative, a partire dalla rimodulazione del PTOF per il nuovo triennio, in cui si prevedono progetti di arte terapia per alunni, personale scolastico e genitori, nonché l’attivazione di uno sportello ascolto che vede, oltre alla presenza di due figure professionali interne all’istituzione  (un arte terapeuta in formazione e una psicologa), la collaborazione dell’équipe multidisciplinare del Comune (REI).

Inoltre, avendo avuto l’opportunità di presentare dei progetti PON, ho potuto proporre anche in questa occasione, dei percorsi di arte terapia (rif. Avviso 4395 del 09/03/2018 – FSE – Inclusione sociale e lotta al disagio – 2a edizione).

In riferimento a quanto svolto nell’anno scolastico 2018/19 e in linea con la mission della scuola, le attività hanno riguardato la  trasmissione di valori che danno appartenenza, identità, passione. Il successo formativo di ciascuno deve essere raggiunto attraverso la costruzione di una relazione educativa attenta a metodi didattici innovativi, capace di attivare pienamente le energie e le potenzialità di tutti gli alunni. (rif. PTOF d’Istituto 2019/22)

Alla mission della scuola, si lega la competenza in chiave europea relativa alla consapevolezza ed espressione culturale, che ha come obiettivo prioritario la valorizzazione della libertà espressiva dell’alunno negli ambiti che gli sono più congeniali: motori, artistici e musicali.

IMMAGIN-ARTI

In quest’ottica, il Progetto IMMAGIN-ARTI ha inteso tirare fuori dall’ombra i talenti nascosti negli studenti, attraverso un approccio innovativo, multidisciplinare e integrato delle arti: musica-canto, danza-movimento, arte plastico-pittorica, teatro e improvvisazione.

Il tema da sviluppare si è legato al territorio, per creare un senso di appartenenza e affezione. Sono stati attivati, in maniera simultanea e parallela, diversi laboratori creativi, per consentire a ciascuno di potersi sperimentare ed esprimere liberamente, nella ricerca di un proprio codice comunicativo.

Tutti i linguaggi, infatti, presuppongono la conoscenza di un codice condiviso e l’utilizzo funzionale del proprio corpo. Ad esempio, imparare a usare l’espressione mimica, a trasformare un impulso irrazionale in un gesto creativo, come pure riuscire a stare in equilibrio sui trampoli, ha consentito di prendere consapevolezza di sé e dei propri limiti, per gestirli senza timore e cercare di superarli. I laboratori di arti terapie hanno lasciato libero il ragazzo di sperimentarsi ed esprimersi in un setting assolutamente non giudicante, appositamente strutturato per creare un clima accogliente e sicuro, poiché:

ciascuno sa fare a modo suo e per questo assume un valore.

Sono stati coinvolti più docenti specializzati, per meglio affrontare non solo i contenuti delle attività proposte, ma anche e soprattutto per creare una relazione empatica tra docente-discente, presupposto imprescindibile che sta alla base di ogni processo formativo.

Al fine di valorizzare le eccellenze e le diversità,  e favorire lo scambio, la relazione e l’inclusione, le attività si sono svolte:

–   in orario curriculare ed extracurriculare,

–  per classi parallele e aperte,

–  in aula e fuori-classe.

LA PONTE NEL CUORE

“La Ponte nel cuore” è lo storytelling conclusivo del Progetto IMMAGIN-ARTI, curato dalla Prof.ssa Antonella Maria Piazza, in collaborazione con i docenti: Domenico Cocimano, Gaetano Interlandi e Mariella Puglisi. IMMAGIN-ARTI  ha dato continuità ad iniziative già intraprese negli anni (come “La Scuola che siAmo”, evento-sfilata a conclusione di un progetto che intendeva coniugare creatività e imprenditorialità;  il “Toga party”, festa a tema storico-culturale a chiusura del Progetto “Palikè: mito, arte e cultura”) e che avevano fatto registrare risultati positivi nelle relazioni tra docenti, alunni, famiglie e territorio.

     

In accordo con il Dirigente Scolastico e l’Amministrazione locale, i docenti di strumento e quelli coinvolti nel Progetto IMMAGIN-ARTI, hanno pensato di organizzare congiuntamente l’evento “La Ponte nel cuore”, risultato tangibile di un lavoro ben più ampio di collaborazione e sinergia, un vero e proprio percorso di arti terapie integrate.

Il 18 giugno 2019, gli alunni che compongono l’Orchestra “G.Ponte” e quelli che hanno partecipato al Progetto IMMAGIN-ARTI si sono esibiti in piazza Garibaldi,  per rendere omaggio a Santa Febronia, patrona della città, dando così il via ai festeggiamenti in suo onore.

Un unico evento, servito a mostrare al pubblico presente, tutti i talenti che i ragazzi hanno scoperto e nutrito durante questo percorso. La manifestazione ha previsto l’esecuzione dal vivo di 9 brani appositamente arrangiati e diretti dai docenti di strumento Claudia Varsalona (pianoforte), Ivan Nisi (chitarra), Carmelo Sapienza e Giuseppe Spampinato (tromba), coordinati dalla Prof.ssa Giuseppina Sipala (violino). Per essere inserito nell’evento, durante l’esibizione dell’orchestra, lo storytelling “La Ponte nel cuore” è stato diviso in 3 parti. Inoltre, la presentazione dello spettacolo ha visto il coinvolgimento di alcuni alunni e la loro collaborazione fattiva anche nella regia sul palco.

I ragazzi dell’Orchestra “Gaetano Ponte” si sono mostrati fin da subito pronti ad esibirsi davanti al pubblico, mentre i ragazzi che hanno partecipato al Progetto IMMAGIN-ARTI sono stati più timorosi. Al fine di rispettare la loro volontà a recitare, senza però dovere necessariamente affrontare il palcoscenico, si è pensato di realizzare un cortometraggio, rimasto top secret fino al momento dello spettacolo.

La storia ha avuto un unico filo conduttore: immaginare un viaggio nel tempo alla ricerca di Gaetano Ponte. Dopo avere creato e consolidato il gruppo, sono nati i personaggi, tipizzati dagli elementi caratteriali di ciascuno (il pauroso, l’entusiasta, il curioso e così via), facendo  entrare nei dialoghi anche il loro slang. Nella registrazione delle varie scene, dopo una breve lettura del copione e delle battute di ciascuno, si passava direttamente alle riprese. I ragazzi sono stati lasciati liberi anche di improvvisare, ma si è avuto massimo rispetto anche per chi, tra i ragazzi, nonostante avesse acquisito buone abilità di giocoleria ed equilibrio, competenze nella produzione artistica (tempera all’uovo, doratura, modellazione della cartapesta e dell’argilla) e nella recitazione, non se l’è sentita di fare parte del cast.

     

È necessario lasciare sempre la libertà di decidere al ragazzo, senza forzare o imporre un’esibizione a tutti i costi. Mai buttare le fragilità di qualcuno in pasto al pubblico. Bisogna rispettare le scelte e la volontà di ogni persona. Al centro dell’intervento formativo rimane sempre il ragazzo, il processo trasformativo che avviene negli adolescenti ha tempi e modalità altamente variabili, che vanno rispettati e non giudicati. Grande importanza ha, infatti, rivestito il mostrarsi al pubblico, poiché il feedback di ritorno è un importante strumento per l’autoaffermazione e contribuisce ad accrescere l’autostima dell’adolescente nel delicato processo di definizione della sua identità, soprattutto quando questa viene riconosciuta e condivisa a livello sociale. Inoltre, rivedersi e ascoltarsi, come spettatori esterni di sé, è stato molto importante per l’autodeterminazione e la definizione di sé, all’interno di un percorso condiviso con il gruppo.

Coinvolti nella recitazione, anche i docenti impegnati nel progetto, mentre i genitori hanno partecipato a tutte le fasi, realizzando le strutture, i costumi, gli oggetti di scena e buffet, intrecciando il loro lavoro con quello dei figli. Per tutti, osservarsi e meravigliarsi, è stato un momento emotivamente aggregante e stimolante.

Il Progetto IMMAGIN-ARTI, pertanto, si è rivelato una proficua occasione di incontro e dialogo, in cui si sono buttate le basi per future e più solide attività di collaborazione tra tutti i gli attori che, a vario titolo sono coinvolti nel processo educativo e di crescita degli adolescenti.

           

                      Si è innescato un processo e questo è già un risultato,                   l’inizio di una relazione basata sulla fiducia.

 

 

Antonella Maria Piazza

Arteterapeuta in formazione

Artedo Palermo

 

Link dello storytelling: La Ponte nel cuore, dal canale YouTube della scuola: Istituto comprensivo Gaetano Ponte

Prima parte   https://www.youtube.com/watch?v=Jw6AqkBer7Q

Seconda Parte   https://www.youtube.com/watch?v=sDcWZ1nHNgw

Terza parte   https://www.youtube.com/watch?v=QMMnx90eSBA

 

 

 

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Antonella Maria Piazza

Autore: Antonella Maria Piazza

“L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo”. Sofocle

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