“IL RITMO PERDUTO DEL TAMBURO PULSANTE”

Partecipare ai laboratori per me è sempre un’ emozione nuova ed unica, quando accadono cose belle non si trovano mai le parole giuste per esprimere ciò che si è provato. Io posso affermare che nelle due giornate di laboratorio del 28/29 novembre 2015 sono state a dir poco intense e formative ho provato delle sensazioni ed emozioni uniche. Il docente Angelo Gramaglia oltre a dare delle informazioni teoriche e cenni storici sulla terminologia del tamburo, ha dato anche la possibilità di metterci in gioco. Grazie all’improvvisazione libera insieme al gruppo abbiamo improvvisato con il tamburo è stato molto emozionante. Ho percepito dentro di me una sensazione strana quando ho sentito il suono che mi ricordava il battito cardiaco, non nascondo che mi è venuta un po’ d’ansia nel sentire questo suono. Infatti mi sono bloccata ed avevo una forte tensione che si è bloccata sulla pancia. Un altro esercizio il quale mi ha molto emozionata è stato l’esercizio di osservazione allo specchio. Noi donne ci osserviamo allo specchio per truccarci sistemarci i capelli, ma non ci soffermiamo mai ad osservarci intensamente. E’ stato molto forte ed intenso questo esercizio. Mi sono soffermata ad osservare i miei occhi e sono riuscita a vedermi oltre. Mi sono vista con occhi “diversi” sotto un altro aspetto e inoltre ho fatto un gesto che non ho mai fatto e mai faccio, mi sono accarezzata e soffermata sul mio viso. Io sino a quando ho intrapreso questo percorso avevo difficoltà ad accettarmi fisicamente e posso dire che questo corso mi ha aiutato a superare molti timori e ad avere una percezione di me stessa più realistica. Ho provato una sensazione molto strana nel mio corpo e nel mio viso, forse perché non mi ero mai soffermata, mai ad ascoltarmi, presa sempre dalla routine quotidiana mi dimentico spesso di ascoltarmi e di osservarmi. Grazie a questi laboratori scopro sempre di più me stessa. L’esercizio che più mi ha premuta e se posso dire che mi ha “segnata” è stato l’esercizio che consisteva di metterci spalla e spalla con un compagno in mezzo ai tamburi, immersi in un magico momento. Non nascondo che questo esercizio mi emozionava e mi agitava molto già solo nel vederlo fare. Quando è arrivato il momento di mettermi in gioco, ho percepito una tensione molto forte addosso e ricordo che facevo respiri molto profondi e affannati. Mi sentivo molto agitata, fino a quando non sono caduta in un pianto liberatorio. L’impressione che ho avuto e come se avessi fatto un viaggio interno e sentivo le vibrazioni del tamburo molto intense e forti; le avvertivo nella pancia, infatti a un certo punto la pancia mi tremava avevo un tremolio interno. Grazie alla professionalità e competenza del docente mi sono sentita contenuta e protetta anche grazie al gruppo. Sinceramente questo esercizio mi ha un po’ turbata e alla fine mi sentivo molto stanca sia fisicamente che mentalmente, però mi è servito molto perché mi sento “rinata, rigenerata”. Sono state due giornate di laboratorio interessanti e suggestive è stato bello anche vedere il docente condurre e anche farci condurre in una scoperta di un ritmo perduto. Un’ esperienza unica e la consiglierei a tutti di provarla nel corso della formazione, io sono arrivata a una conclusione nella vita bisogna mettersi in gioco sempre e staccare ogni tanto dagli schemi con sui facciamo le cose, è bello agire spontaneamente senza metterci troppa razionalità. Le arti terapie sono state per me un modo per sbloccarmi, per socializzare e mi hanno aiutata molto a livello psicologico, mi sono accettata perché avevo una piccola idea fissa su di me. Le mie aspettative future sono relative al desiderio di gestire le situazioni che mi si presenteranno con molta determinazione e sicurezza e poter aiutare tutte le persone.

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Assunta Aurelio

Autore: Assunta Aurelio

Sin da bambina ho desiderato aiutare il prossimo per uno spirito innato di altruismo che si è concretizzato nel 2011 con l’entrata nella gloriosa associazione della Croce Rossa Italiana. La scelta di compiere volontariato all’interno della C.R.I. deriva anche da motivazioni familiari, grazie all’esempio dato da mio padre che da oltre 20 anni milita come volontario in questa associazione. Anche la mia formazione scolastica e personale ha come indirizzo il “sociale” avendo conseguito nell’anno 2011 la maturità Socio-Psico-Pedagogica, per poi proseguire dal 2014 all’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Lecce, con specializzazione in Musicoterapia. Attualmente svolgo tirocinio in una comunità per tossicodipendenti ed ho lavorato per due anni in un asilo nido privato come educatrice.

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