Workshop di DanzaMovimentoTerapia – Expression Primitive – Artedo Bologna, 28 maggio 2016

1_danza_Bo Proviamo ad immaginare, per un attimo, un angolo immerso nel contesto urbano ma nel contempo isolato. Un pezzetto di mondo che durante un caldo pomeriggio ha accolto circa una decina di persone le quali, pur provenendo da diverse formazioni ed esperienze di vita, si ritrovano unite, per quattro ore, in un luogo che penso non avrebbe potuto esser migliore per compiere un workshop di DanzaMovimentoTerapia. Grandi finestroni, un soffitto alto, e il caldo parquet come pavimento, mi hanno fatto entrare sin da subito nell’atmosfera giusta, intrisa di ampio respiro e tanta luce che proveniva dall’esterno. Un gruppo di persone si sono riunite, tutte, nell’attesa di vivere una nuova esperienza che porta con sé il sapore delle danze tribali, della terra che scotta sotto i piedi, del fuoco che avvolge e inneggia al vitalismo, del ritmo che si fa istanza primigenia, primitiva, originaria. Un’esperienza, dunque, che si prospetta come fortemente energetica. Calda. Anzi no, rovente.

L’Expression Primitive – questo il nome del modello di DanzaMovimentoTerapia, fondato da Herns Duplan – è una danza che risveglia il ritmo insito in ognuno di noi, quel ritmo che è pulsazione vitale per eccellenza e che, attraverso il gesto, la percussione e la voce (elementi simbolici, transizionali) affonda nella nostra struttura profonda, procedendo a ritroso – come una corsa fatta di un susseguirsi di istanti, sarebbe meglio dire battiti, “rivelatori” – per condurre, in chi la esperisce, a una sorta di stato originario, alla natura primigenia dell’essere umano. Dunque terra, suolo, terreno. Quello sul quale tutte noi, in modo quasi inarrestabile, abbiamo “sferrato” i nostri passi, così intensi e così presenti (a noi, come agli altri) calibrati da un ritmo che profondamente parla di se stessi, come esseri individuali e nel contempo come appartenenti al cosmo (il sentirsi in armonia con il cosmo fa esperire anche quel “sentimento oceanico” richiamante l’esperienza fusionale con la propria madre). Una danza come espressione estetica, terapeutica e, dunque, anche antropologica la cui profondità risiede in quella mobilizzazione d’energia che, proprio per la sua elementarità, è energia d’essenza, fondamento e sostanza vitalistica.

Grazie alla maestria e all’intensità della conduttrice Rita Deiola – performer e DanzaMovimentoTerapeuta – l’esperienza è stata estremamente forte e coinvolgente. Ho percepito il gruppo crearsi sin da subito come “gruppo”, la cui forza correva e si spandeva nella stanza saturandola della nostra energia. Nell’Expression Primitive, come spiega Rita, la pulsazione e il ritmo si fanno già terapia, tramite una strutturazione che, nel contesto ludico connaturato alle arti-terapie, presenta delle regole ben precise e nella quale il conduttore – a differenza di altri modelli di DanzaMovimentoTerapia, dalla configurazione più libera ed immaginativa – ha un ruolo molto attivo, divenendo quindi il cardine, il perno, dal quale il gruppo attinge energia che si fa catalizzatrice di quella di ogni suo componente e che, mediante un moto, quasi oscillatorio, centripeto e centrifugo, si libera in maniera potente, altisonante e poderosa.

Il gruppo, istanza materna e paterna al contempo, è fondamentale nell’Expression Primitive. Come lo è il ritmo. Che è pulsazione, battito del cuore, gioia. Un ritmo musicale semplice, binario, fatto di quell’alternanza continua richiamante la forza della marcia, quell’incedere sostenuto, quasi caparbio e temerario. Il conduttore, prosegue Rita Deiola, è colui che regala i gesti al gruppo, è colui che offre un dono che dal gruppo viene colto nella sua intensità sorgiva. Come un flusso energetico, veloce, vigoroso, irruente, passa e si trasmette dal conduttore agli altri. Gesti stilizzati, splendidi nella loro precisione ed armonia, che guidano, insegnano, e si fanno modello da imitare per cercarsi ed affondare in se stessi, mettendosi in connessione col proprio baricentro esistenziale. Piede destro: partenza. Subito seguito dal piede sinistro che prontamente risponde come a un richiamo che non può ignorare. E passo dopo passo – gradualmente, anche nel tentativo di superare eventuali inibizioni iniziali – si comprende quanto quel ritmo, così elementare, così fondamentale, sia naturale. Quanto il respiro. Schiena diritta, all’insegna dell’equilibrio e dell’armonia. Cuore che batte veloce pur rimanendo sereno. Gesti che fendono l’aria forgiandola di pura energia, e voce che si fa quasi solco nella terra, radice che si allunga, si estende e si sviluppa. Tutto questo è fuoco che arde. In noi, all’infuori di noi, tra noi.

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Le immagini, guidate dalla conduttrice, sono state eloquenti di tutto ciò e mi hanno aiutato a dare precisa sostanza all’esperienza tramite visualizzazioni semplici ma assolutamente poderose. Il conduttore, come un “suonatore d’anima e carne”, intona dei canti ai quali il gruppo risponde. Domanda, risposta. Dono e accoglimento. In un dialogo continuo. Voce che diventa vibrazione nel petto, nella gola, che esplode come tizzone ardente, per poi spegnersi e di nuovo riaccendersi sotto la direzione di chi conduce l’anima e la carne dei partecipanti, l’istanza maschile e femminile, secondo quel dualismo di cui l’Expression Primitive si connota in quanto giocato sugli opposti (aperto/chiuso, grande/piccolo, avanti/indietro, lento/veloce ecc.). Molto spesso vi è stato un sottofondo musicale, fortemente ritmato e percussivo, il quale ha accompagnato la gestualità come la voce e l’incedere, sempre, dei nostri piedi che procedevano lungo un immaginario, e inarrestabile, cammino verso quell’orizzonte regressivo della filogenesi e dell’ontogenesi dell’uomo.

Vi è stato anche un momento particolarmente delicato ma di grande suggestione emotiva che desidero riportare brevemente. L’esercitazione si è svolta a coppie, le quali, alternativamente, si sono trovate a dover percepire l’altro (nello specifico la sua posizione assunta nello spazio) tenendo gli occhi chiusi. Successivamente, seguendo la direttiva della conduttrice, chi aveva gli occhi chiusi avrebbe dovuto mimare la postura della compagna (inferita tramite la sola percezione tattile del corpo della stessa). Gli occhi chiusi e il cercare l’orientamento nello spazio, il senso di smarrimento che svanisce nel momento in cui l’altro, sotto il tocco delle nostre dita, si fa sostanza, l’abbandonarsi all’ignoto e nel contempo il sensibile timore di “invadere” l’intimità dell’altro mentre ad esso mi accostavo, è stato ciò che ho percepito durante questa particolarissima esperienza. In quel momento non esisteva null’altro all’infuori del buio e del calore del corpo della persona, che da estranea, in quel frangente, si faceva intima rompendo le barriere, sfondando quel muro che spesso ci separa dagli altri. E poi la fiducia. Sì, ho percepito l’urgenza di avere fiducia di quel buio, e, quando è stata la volta della mia compagna, mi è sembrato di sentire la sua vulnerabilità nel momento in cui brancolava in quel buio, quello stesso buio da me conosciuto pochi istanti prima. L’esercizio è seguito, trovando naturale conclusione, nella dimensione collettiva e gruppale, fondamentale in questo modello di DanzaMovimentoTerapia.

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L’ultima attività, seguita da un momento di espressione grafica e la consueta verbalizzazione finale, ci ha visto coinvolti in un’immersione musicale techno con richiami tribali, che ho vissuto in maniera particolarmente intensa, amando molto la musica elettronica. Il fascino del primitivo al contatto con il super tecnologico. Ancora opposti dunque, ma sempre, assolutamente comunicanti. Ho vissuto questo workshop con intensità, curiosità ed entusiasmo in una dimensione per me assolutamente nuova in quanto è stato il mio primissimo incontro con l’energia dell’Expression Primitive.

Tornando a casa, ho portato con me quel battito, quel ritmo che per quattro ore mi ha fatto sentire così emozionata e vitale, traboccante di energia che ho vissuto in me stessa, condividendola con i miei compagni di viaggio.

Un sentito grazie a Rita Deiola per aver saputo animare con il cuore e tanta passione questo workshop. Felice, inoltre, di averlo potuto frequentare a due passi da casa, qui nella Bologna che amo. Grazie Artedo Bologna.

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Al di là della civiltà, al di là di quel contesto urbano che fuori, a pochi metri, brulicava ignaro di ciò che si è scatenato là dentro (“Leggere strutture” è stato il nome della location), noi siamo divenuti, per qualche lasso di tempo percepito straordinariamente fluente e avulso da quello abituale, gli “alieni” in un mondo che, proprio in quanto primordiale e ancestrale, ha saputo dialogare con noi stessi, a tal punto da svestirci di gran parte di quelle sovrastrutture che ogni giorno, come zavorre, ci portiamo addosso, e che, se sottratte al proprio esistere, permettono di far liberare la nostra vera energia. La nostra vera, autentica e meravigliosa natura. Pulsazione, gesto, voce. In gruppo.

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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