Schizopasta alla carbonara

Schizo-Pasta alla carbonara.

Una ricetta di cucina insolita per deliziare il palato e stuzzicare l’udito?

Niente di meglio che una schizo-pasta alla carbonara.

Immaginate un setting di Musicoterapia attiva e metteteci come ingredienti:

rigatoni-carbonara

un tamburo importante che rulla per l’acqua che va a bollore;

una maracas gialla per un pizzico di sale grosso;

uno shaker per una macinata di pepe nero;

dei sonagli per la pasta, ma che sia pasta corta mi raccomando!

Uno strumento in legno sonante per la pancetta sfrigolante e ancora tamburelli per le uova, un tuorlo e un uovo intero per amalgamare bene, e anche per il pecorino uno strumento adatto che ci evochi una bella grattuggiata.

Ho reso l’idea? E’ richiesta una certa dose di immaginazione come ingrediente supplementare e naturalmente leggerezza, allegria e voglia di mettersi in gioco.

Facciamo bollire l’acqua, salire il rullo del tamburo e aggiungiamo gli ingredienti sonori uno alla volta, perchè il tutto si amalgami in un corale armonico e scoppiettante.

Niccolò Cattich ha voluto farci sperimentare così in modo inconsueto, ma non per questo meno stimolante, una piccola drammatizzazione sonoro musicale nel laboratorio di musicoterapia dello scorso 21 e 22 maggio, che aveva come tema monografico la schizofrenia, per creare un setting di musicoterapia attiva diverso e farci comprendere cosa possa significare per i pazienti schizofrenici riuscire a svolgere in modo soddisfacente anche le attività piu banali della vita quotidiana, nella riconquista dell’autonomia di vita che consenta loro, ad esempio, di prepararsi una pietanza.

La schizofrenia ci è stata illustrata dal docente come una progressiva perdita di controllo, per il corto circuito che si crea a livello delle strutture cerebrali che controllano le emozioni e che filtrano gli stimoli provenienti dal mondo esterno.

Un paziente schizofrenico appiattisce la sua esistenza in una costante ricerca di difendersi da tutte quelle manifestazioni patologiche che rimbombano nella sua mente e si chiude, evita il mondo che gli sta attorno ed evita le relazioni.

La normalità della vita è sovvertita, solitudine e isolamento diventano compagni quotidiani e al di là delle fasi acute, che necessariamente richiedono la terapia farmacologica, ci siamo quindi posti il problema di come possano le artiterapie aiutare questi pazienti.

Lo spazio offerto nei setting di musicoterapia è un momento di grande sollievo, incoraggiamento e contenimento per loro.

Riuscire a relazionarsi col gruppo, a suonare, ad ascoltare brani musicali accuratamente selezionati e ad esprimere gli stati emotivi che vengono suscitati, sono tutti obiettivi ai quali i terapeuti possono puntare, facendo percepire empatia, attenzione e ascolto disponibile.

Un altro degli obiettivi è quello di stimolare la creatività, la voglia di sperimentare e di provare senzazioni rassicuranti.

Dal punto di vista tecnico è emersa l’importanza di curare il setting di MT attiva con le tre figure di riferimento: il terapeuta/conduttore sonoro-musicale che aiuta a strutturare la sessione e contiene gli eventuali eccessi che possono danneggiare la coesione del gruppo; il co-terapeuta che fattivamente incoraggia, sostiene e corregge l’utilizzo degli strumenti e infine l’osservatore che cura la verbalizzazione e dà il rimando conclusivo, mettendo insieme ciò che è stato detto con ciò che è avvenuto nel gruppo di modo che ogni partecipante si senta confortato e visibile, quindi rinforzato nella sua identità.

Proprio come nell’amorevole e attenta preparazione di una ricetta di cucina, il gusto sarà soddisfatto se i pazienti potranno godere della relazione con il gruppo e con i terapeuti e sentirsi accolti a livello emotivo e affettivo.

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