“DALL’EXPRESSIONE PRIMITIVE AL COURSE TYPE”

Dancers

LABORATORIO DMT 04-05/06/2016 FEDERICO CAPORALE
“DALL’EXPRESSIONE PRIMITIVE AL COURSE TYPE”

Ridere, piangere, liberarsi. Cantare sommessamente e lasciare che il corpo parli. Ascoltare, ascoltarsi, sentire il battito e la pulsazione che rimbalza nel battito dei piedi al suolo e arriva fino al cuore. Pulsazione, ondeggiamento, salita e discesa di un ritmo che non è mai uguale ma che affonda le sue radici nel battito stesso della Terra. Lo sentiamo ancora, riusciamo a sentirlo e a connetterci con esso per trarre energia, equilibrio tranquillità e sicurezza? Questi e altri sono gli obiettivi ai quali con leggerezza ed empatia ci ha condotto Federico Caporale nel suo laboratorio tenuto a Trento all’inizio di giugno. Delle danze tradizionali e tribali alle quali si ispira l’Expression Primitive ha mantenuto le caratteristiche essenziali, costanti in tutte le culture, purificandole degli elementi legati ad una cultura specifica e ripensandoli in una visione antropologica dell’uomo. Abbiamo potuto approfondire le tematiche fondanti di questa tecnica espressiva come l’importanza del gruppo come catalizzatore e motore dell’energia personale, la pregnanza del ritmo, il rapporto con la terra, la semplicità e la binarietà dei movimenti, la ripetizione, l’oscillazione, l’utilizzazione di brevi gestualità codificate e della voce. France Schott-Billmann vede l’E.P. che si pratica in gruppo come “un’avventura individuale all’interno d un gruppo”ed è proprio questa affermazione che mi ha fatto riflettere in questa prima esperienza personale. L’avventura individuale può essere un viaggio di andata e di ritorno, per me il ritorno è stato vissuto come un lavoro di de-costruzione e spoliazione da sovrastrutture esteriori e interiori. Una ricerca di essenzialità formale, che nel mio caso ha significato anche lo sforzo di recuperare un’autenticità personale, training personale che mi consentirà di presentarmi in modo più consapevole, in un futuro, all’approccio terapeutico. In questo processo, condiviso all’interno di un gruppo che si è dimostrato aperto, ricettivo e disponibile a mettersi in gioco, Federico Caporale ha utilizzato il ritmo del tamburo, quindi della percussione che ci ha fatto rivisitare il ricordo acustico del battito del cuore materno e la vocalizzazione per ritrovare una comunicazione intima e efficace. La ritmica è stata analizzata nelle sue componenti fondamentali perché è molto utile a livello di applicazione arte terapeutica conoscere la suddivisione del tempo e delle battute, al fine di adattarle al meglio alla situazione, al movimento, al “sentire” collettivo e per far fluire le emozioni in modo naturale”primitivo” appunto. Abbiamo rivisitato la “prima danza” che ogni bambino ha danzato mentre veniva cullato fra le braccia della sua mamma, per poi esplorare lo spazio circostante più vicino e più lontano a noi stesse, lanciandoci alla ricerca del’autonomia. Il “dentro” e il “fuori”, e le altre direzioni prossemiche sono i riferimenti della nostra “bolla” esistenziale della quale abbiamo raggiunto e superato i confini con gioia e curiosità, magari anche con qualche esitazione, perché a volte non si vuole concedere al corpo la fiducia che invece merita, in termini di capacità espressiva e di creatività. E’ stata indubbiamente una tappa importante nel percorso formativo in DMT e sarà senz’altro interessante continuare a percorrerlo.

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