Report al prof. Angelo Gramaglia. Laboratorio “La trasformazione”, 25-26 giugno 2016 Artedo Trento

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Premessa: questo testo non nasce come articolo. Questo testo è il report che pochi giorni fa ho scritto al Professor Angelo Gramaglia, in risposta alla richiesta, fatta a ciascuno di noi, di trascrivere la propria personale esperienza vissuta durante il suo laboratorio svolto nella sede di Trento. Nasce quindi come “stesura privata” ma, e le cose inaspettate sono per me quelle più belle, sono qui a pubblicarlo. E dunque, grazie anche di questo. Grazie di avermi chiesto di renderlo pubblico Professore. Di cuore.

Un testo di proposito lasciato così, senza modificare nulla, senza cambiare una virgola. Compreso il livello di formalità originariamente usato, pertinente a quella che è stata una e-mail. Ho dunque lasciato quel “tu” perché penso che le cose, quando vengono scritte in un certo modo, vadano lasciate essere. Come sono nate. Libere.

Tutto è trasformazione, anche il più piccolo gesto. In ogni attimo della nostra vita c’é una trasformazione”: queste, le parole chiave, assieme a tante altre che così altruisticamente ci hai offerto lungo lo svolgersi dell’intero laboratorio. Perciò, la prima cosa che desidero scrivere di questa esperienza che ci hai fatto vivere è racchiusa in una parola: grazie. Grazie per le emozioni che ho vissuto intensamente durante ogni fase e che si sono moltiplicate ulteriormente per la struttura stessa del laboratorio da te ideato, nella comprensione di tutte quattro le artiterapie: dal movimento libero nello spazio entrando in comunione con la musica (e con il movimento che proviene da noi, dal nostro mondo interno) e con l’altro, al momento che ha previsto l’attivazione sugli strumenti musicali, da quello recettivo col mezzo grafico all’espressione teatrale in gruppo, la quale, giungendo per ultima, si è fatta portavoce di tutta l’energia e dei vissuti assorbiti ed esperiti durante le precedenti fasi. Una conclusione che è una chiusura a un cerchio che però, in quanto infinito, diventa una delle tante e infinite conclusioni. Un crescendo, dunque. Che è espressione, emozione, emersione di stati d’animo che si susseguono intrecciandosi, delineandosi e nel contempo sfumandosi gli uni negli altri. Trasformandosi ad ogni step, ad ogni fase, momento, attimo. Attimo. Questa parola capace di racchiudere così tanto nel può minimalismo. La vita stessa è fatta di attimi che si rincorrono,segnandoci, ogni volta, come impronta sulla sabbia, in solchi che si fanno progressivamente sempre più profondi, e, scavando, giungono a quella sorgente che è la nostra vera voce, il nostro autentico esistere.

Nel laboratorio vi sono stati momenti d’immersione in se stessi, alternati (ma sarebbe meglio dire compenetrati) a quelli con l’altro, con gli altri, in una totale spontaneità. Ho percepito l’affondo in me stessa, nelle mie vibrazioni, nelle declinazioni del mio sentire fatto di gioia ma anche dolore, sorrisi ma anche tristezza, apertura verso gli altri e bisogno di isolamento e intimità. E su tutto, sempre, mi ha accompagnato l’entusiasmo e l’impegno, la “presenza” in ciò che vivo. Non solo nei momenti di luce ma anche in quelli più bui e, dunque più “difficili”.

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Tutto è stato per me ritmo. Lo svolgersi stesso del laboratorio, nel suo srotolarsi dal suo essere “individualista” a quello “collettivo”, nel quale ho sentito, a tratti, una splendida fusione con gli altri. Essere tutti lì, per due giorni, nel medesimo posto vivendosi (perché è questo il cuore di tutto secondo me) e mettendosi in gioco e dunque un po’ a nudo nei confronti di se stessi e degli altri, è meraviglioso. Lo penso ogni volta, ad ogni laboratorio, e da questo mio entusiasmo – che è gioia ma inquieta (in quanto convivente con una certa malinconia e dolore) – cerco sempre di trarne rinnovata energia. È come una fiamma, in un braciere che ogni volta viene alimentato facendosi emozione, ricerca, comprensione e consapevolezza. Parola chiave, quest’ultima.

Al tirocinio bisogna portare prima di tutto se stessi”, questo ci hai detto. Le tue frasi sono state per me così magistrali e sagge. E vere! Così vicine alla vita, così vicine a ciò che noi tutti, prima col tirocinio e poi con la professione, vivremo e che dunque potremo portare con noi. Sono davvero felice di aver deciso, e di aver potuto frequentare il tuo laboratorio in un momento, oltretutto, particolarmente così delicato per me. Tra poco inizierò un’attività di volontariato presso una struttura che accoglie, durante l’anno, utenti psichiatrici e, grazie anche alle tue parole, al tuo modo di dare forza, così diretto e nel contempo così intenso e vero, entrerò da quella porta con un pochino più di coraggio. Perciò ancora grazie. La paura è tantissima e ci hai fatto comprendere quanto questa sia naturale ed assolutamente consona ad un percorso di crescita ed io cercherò con tutte le mie forze di accogliere in me anche quella paura, che già sento, che già sto vivendo. Ma, come dico sempre – e come mi ha insegnato l’esperienza di vita, a tratti per niente facile, che ho vissuto – le sfide si possono vincere solo combattendo. Al di là delle difficoltà, che sempre si presenteranno nei vari contesti esistenziali, la cosa che assolutamente, per me, non dovrebbe mai venir persa di vista, è chi siamo e cosa vogliamo. Questo percorso con Artedo mi aiuta ulteriormente in questa consapevolezza, anzi, la incanala. Ed è ciò che per me avviene, sempre un pochino di più, ad ogni laboratorio.

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Ci hai accolto subito con la musica. E questo mi ha aiutato molto a sentirmi maggiormente a mio agio sin dal primo approccio, ovvero durante la presentazione al gruppo. La musica ha questo potere. Unisce, slega i blocchi, e libera energia che così può uscire fluida, scorrere, incanalarsi. E mettersi in comunicazione. “Dal dentro al fuori”, è stata una delle tue illuminanti frasi. Nei primissimi esercizi, quando ci hai “portato con te” nello spazio per farlo animare con i nostri corpi e con il nostro muoverci, sono entrata totalmente in sintonia con la musica, con quel movimento che veniva da dentro e chiedeva di esprimersi. Amo la musica e amo ballare. Mi fa sentire libera. Di solito ballo con poca luce, in discoteca ma anche fra le mura di casa mia, e vivere questa dimensione in piena luce, potendo inoltre andare a “conquistare” uno spazio così grande quale la sala a noi adibita, è stata un’esperienza nuova e oltremodo stimolante. L’entrare in contatto con l’altro, con una mia compagna, e il sentirmi in sintonia con il suo movimento è stato rasserenante, come è stato assolutamente pacificante “ballare” con te, durante l’esercizio che ci ha visto tutti impegnati a muoverci in coppia. È stato molto intenso anche il momento in cui hai intonato il canto a bocca chiusa. Molto interiore e, in quanto ripetitivo ed ipnotico, estremamente rilassante.

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Vibrazioni che provengono dal proprio corpo, respiro, ritmo del battito cardiaco, movimento, danza, contatto, dialogo. E tutto si è concluso in quel meraviglioso abbraccio collettivo che ha racchiuso tutti noi in un cerchio ideale, fatto di corolla e petali di un medesimo fiore che danza nel vento e col vento. Mi è piaciuto moltissimo.

Il mezzo grafico ha poi, ad ogni fase, restituito il vissuto attraverso il colore, i tratti, la pressione della mano più pesante o più leggera, mentre le sensazioni sono lì a prender forma. L’integrazione fra le arti che hai proposto nel laboratorio è riuscita, secondo me, a liberare ulteriore energia, proprio perché, prima passando per il corpo, la voce, poi attraverso gli strumenti musicali, il mezzo grafico e infine la libera espressione teatrale, acquisiva, ogni volta, nutrimento e dunque forza, in un crescendo che è ritmo che incalza e si impenna, ma anche si placa per poi riprendere ad accelerare, e così via.

Un laboratorio, dunque, che ho percepito potente, intensamente impegnativo e che a fine giornata mi ha fatto sentire quella stanchezza capace di farmi addormentare serenamente. Un pieno di emozioni che ogni volta hanno trovato il canale e la giusta direzione ove liberarsi. Energia che si trasforma quindi. Dal fragore degli strumenti musicali che si sono fatti unica voce e che, durante le sedute di musicoterapia, mi danno spesso gioia e sorrisi (ma non solo), alla concitazione (anche per il limite di tempo fissato), durante la gestazione della rappresentazione teatrale, alla concentrazione nella dimensione tutta interiore della meditazione che tanto mi ha portato dentro me stessa, giungendo anche a “trasformare” la percezione di una successione di gocce d’acqua in un loop sonoro ma digitale che io ho pensato fosse stato messo da te come sottofondo per portarci ancor più dentro la nostra dimensione. Suoni della natura, quindi, che si sono trasformati in ritmi musicali e che si sono fatti catalizzatori di una carrellata di immagini e sensazioni/ ricordi, via via sempre più nitidi e, per il richiamo alla morte del mio unico fratello, estremamente drammatici. Un’esperienza, questa, che ho riportato durante la fase elaborativa della verbalizzazione, decisamente forte e dolorosa. Le matite sul foglio bianco che poi ci hai chiesto di riempire, sembravano quasi urlare. Mi aspettavo di vedere il foglio strapparsi nel subire la sollecitazione della pressione della mia mano che ha spuntato le matite rosse, blu e gialle che avevo scelto. Vedere poi il mio disegno appeso assieme agli altri, ha compensato un pochino il vissuto drammatico che ho provato durante questa fase del laboratorio. La condivisione è un po’ come quell’abbraccio di cui parlavo prima. Un po’ di calore. È come se ti dicesse “non sei sola”…

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L’uso della voce. La “scoperta” della potenza delle vocali, esplorate prima singolarmente e poi nella loro successione, come vibrazioni nella gola e dunque nel corpo. È ascoltare il proprio suono e scoprirlo in modo inedito, andando così a trasformare la percezione, da quotidiana ed anestetizzata a recettiva e sottile. Com’è accaduto con il battito di quella goccia d’acqua di cui parlavo prima. E poi i suoni di tutti noi, assieme. La potenza dell’energia collettiva e la meraviglia, ogni volta, della condivisione. Quanta energia ma anche quanta concentrazione e sospensione temporale… un livellamento emotivo e dimensionale fra noi, in quel comune destino vissuto assieme durante quel lasso di tempo laboratoriale, così speciale.

Sì, il ritmo. Ritmo espresso dal corpo, dalla musica, dalla voce, dal pennarello o dalla matita che scorre sul foglio, e infine dalla rappresentazione teatrale scandita da tempi ben precisi e sincronizzati. E ad ogni fase, ad ogni passaggio, la trasformazione da un linguaggio all’altro e la trasformazione dei propri stati d’animo che ogni volta ne sono usciti arricchiti e declinati in diverse sfumature emotive e di vissuto esistenziale.

Tanta emozione, quindi, tanto rimescolamento interiore. Mentre, al contempo, durante tutto il laboratorio, ho percepito costantemente la tua presenza come conduzione che è stata emotiva ed empatica ed altrettanto capace di dare dei fondamenti nozionistici illuminanti per il mio futuro tirocinio e per la futura professione. Per il mio percorso professionale che in primis è un percorso personale.

La paura c’è. Di ciò che dovrò affrontare. Ovvero il mio imminente tirocinio. Ma altrettanto forte è il desiderio e il bisogno di mettermi alla prova, come cerco di fare sempre nei vari contesti della mia vita. Il coraggio può convivere con la paura quando da essa si trae lo stimolo per combattere.

Grazie ancora, per tutto. Per me il tuo laboratorio è stato anche ulteriore conferma della mia tenacia e forza che sempre, sfidano la mia vulnerabilità e la mia ipersensibilità.

Grazie per la tua lezione di vita.

Sabrina Tabarelli

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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