Laboratorio di Danzamovimentoterapia a Polverare (PD) con Simona Zaccagno “L’oggetto mediatore in DMT la metodologia Fux”

Nell’universo sbocciano i colori del mondo, meraviglie di luce e dal raggio di un cerchio  d’ Amore si risveglia un volo di aria piena di giocosita’: l’imprevedibilità dell’ Amore.

Basterebbero le parole scritte sul mandala collettivo che alla fine del laboratorio di danzamovimentoterapia tenutosi lo scorso week-end il 23 e 24 luglio a Polverare presso la Sede Artedo di Padova e condotto da Simona Zaccagno, per riassumere il potente mix di emozioni, cura e attenzioni che ci hanno portato a conoscere, almeno in parte, l’universo creativo della danza di Maria Fux.

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Tredici è un numero particolare, evoca sentimenti contrastanti, nei tarocchi è la Morte come momento di trasformazione e rigenerazione, cambio di direzione, presenza nel “qui e ora”, tredici partecipanti.

E tredici erano i caratteri, le presenze, gli atteggiamenti totalmente diversi che si sono amalgamati, conosciuti e riconosciuti nel corso di queste due giornate, in una situazione di vicinanza alla natura, creata dall’ambiente circostante, una fattoria didattica con asini e cavalli, animali da cortile, conigli, cani, capre, pavoni oche e tacchini, che sono stati un po i nostri compagni silenti e le presenze “di fuori” a ciò che accadeva nel nostro cerchio.

La danza scandita nelle fasi del riscaldamento, del riappropriarsi dello spazio corporeo, dell’esplorazione delle direzioni nello spazio, dei limiti esteriori, ma soprattutto interiori, a volte dichiarati, a volte solo sfiorati o immaginati; lasciare che la danza emerga spontaneamente, che il corpo parli, diventi strumento che “suona” la musica e vibra all’unisono col battito reciproco del cuore e col crescere dei sentimenti che vengono a galla.

Le musiche, importanti fili conduttori, discrete, gioiose, ripetute più e più volte per poter essere in qualche modo incarnate, al fine di dare luce alle ombre e accrescere la consapevolezza degli spazi inter e intrapersonali.

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E la disponibilità crescente di ognuna a mettersi in gioco, a svelarsi, a viaggiare con la fantasia verso mondi lontani, immaginarie capsule dove trovare pace e sicurezza, oppure a godere della semplicità del movimento o di un sorriso complice, di un tocco delicato e discreto, mai imposto.

Rapidità, lentezza, stasi e velocità, gioia, qualche dolore e qualche disagio che vengono a galla ma che il gruppo con la sua forza accogliente riesce a trasformare.

Ecco, è la forza del gruppo che Simona ha sapientemente amalgamato, concedendo ad ognuna spazio e libertà espressiva.

Una bella creazione, un bel momento, uno scrigno prezioso di strumenti che potranno essere utilizzati in questo futuro di formazione, in questo presente di crescita personale.

 

 

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