Fuoco, intuizione, istante. Laboratorio Artedo Verona. Condotto dalla dott.ssa Pamela Palomba, 7-8 maggio 2016

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Titolo: Attraversamenti. Luci nelle ombre.

Come cera molle nell’incontro col fuoco. E rivoli di luce e calore fra asfissianti durezze. Fra dolcezze e asperità, scorre. Inarrestabilmente. E’ acqua luminosa, ed energia poderosa. E viva. Che plasma”.

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L’istante è un attimo che brucia e nella viva fiamma si estingue. Attraversa le cose, possedendole e plasmandole per poi lasciarle, fra rivoli di cenere… per me, il cuore del laboratorio è stato proprio durante quell’esperienza che ha poi portato, ciascuno di noi, al rappresentare, mediante i mezzi grafici e pittorici, il proprio vissuto esperito. Seduti in cerchio, l’unione tra le persone, la penombra che smussa le distanze, le candele che ardendo convogliano quasi perentoriamente lo sguardo di tutte noi su di esse. Osservazione della fiamma, ciascuno la propria, nata da una candela bianca tenuta fra le mani. Regolazione della respirazione. Profonda e consapevole. Inspirazioni ed espirazioni, lente ma poderose. L’ascolto del proprio respiro che espande il petto e libera tensione, abbraccia il movimento della fiamma che si divincola nell’aria. Poi ognuno porta la propria candela al centro. Ed è come se ognuno di noi si facesse cera e fiamma e danza, libera, fluente, prosciolta da quelle resistenze con le quali giornalmente invece dobbiamo, tutti, fare i conti. Le candele sono lì, in mezzo al cerchio che siamo noi e noi con loro, con noi e con gli altri. In silenzio, direi quasi religioso e molto carico d’intensità, tutte noi osserviamo le fiamme che, solidali fra loro, diventano quasi un unico fuoco, un unico ardore, un’unica energia.

Ho scelto la grafite per il mio lavoro. Non il colore, non la tempera, l’acquerello e nemmeno i pastelli. Della grafite adoro il tratto morbido ed estremamente cedevole, la possibilità che mi dà di variare l’effetto a seconda della pressione della mia mano, i giochi sfumati, l’immediatezza del segno che mi offre. Immediatezza dunque. Come immediato è il movimento della fiamma, del fuoco stesso. L’istantaneità. La mia esperienza grafica è fatta di linee direttrici, di movimento, di dinamismo. La luce è stata da me vissuta come una sorta di onda che, nel suo percorrere lo spazio, entra a collidere con dei blocchi, neri che sono angosce, paure, ferite. Questi creano rallentamenti che però cedono ogni volta il passo alla scorrevolezza e dunque l’onda prosegue, scava, plasma. Si muove. Visualizzazione: il “dentro me” si faceva cera, avvolta dal calore che, nel suo plasmare e trasformare, cercava spazio. Continuamente.

Successivamente abbiamo vissuto ciò che la fiamma, l’ardore lascia, abbandona: la cenere. Prendiamo un foglio e lo bruciamo = cenere. Ma da queste, dalle ceneri facciamo nascere qualcos’altro. La rinascita avviene infatti su un foglio nuovo, intonso pronto ad accogliere le ceneri che sono state sparse dalle nostre dita su di esso. E mentre spargo quella cenere è come se facessi dissolvere quei blocchi. Ma è una cenere che sento scottare, bruciare. Le ferite… sanguinano.

Durante la meditazione guidata, antecedente alla “ritualità” appena descritta, ho visualizzato una luce azzurra, sempre più intensa. Una luce da me percepita come fresca. Acqua rinfrescante le ferite, che scorrendo fra quei cunicoli in parte bloccati, cerca di spegnere quel bruciore. Delle ferite.

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Il fuoco. Questo è l’elemento che abbiamo esplorato durante questo laboratorio. Il fuoco e la sua fenomenologia. In quel cerchio, avvolti dalla luce e dal calore emanato dalle candele, come anche da un piccolo falò, lo abbiamo osservato, nel qui e ora dell’esperienza. Come abbiamo osservato e toccato noi stessi, l’altro da noi, quelle parti che stanno più nell’ombra ma che ci contraddistinguono, ci connotano, profondamente.

Il fuoco e la sua rapidità di trasformare, di compiere brusche mutazioni e dunque il radicalismo con il quale questo elemento naturale tramuta le cose, le situazioni, le vite delle persone. Il fuoco, ci viene spiegato dalla docente, brucia la logica sequenziale della temporalità così come vissuta quotidianamente, in quanto, dal momento in cui fa irruzione si fa scintilla, guizzo, lampo. Istante creatore. Non più passato né futuro ma intuito. Se l’acqua è legata al passato e la terra (argilla) al presente come radicamento (ma anche come proiezione nel futuro), il fuoco è l’istante. Il fuoco è vita ma nel contempo morte in quanto destinato ad estinguersi, a morire. E’ assoluto.

Ognuno di noi, ogni essere umano è slancio vitale, energia creativa, elàn vital (Bergson). Noi come gruppo in formazione, così come loro, i pazienti, che un giorno incontreremo in atelier e coi quali la nostra energia andrà a connettersi alla loro. Siamo essenze fra essenze.

Il laboratorio è iniziato con degli esercizi grafici destrutturanti, molto precisi, al fine di accedere all’opera d’arte con occhi rinnovati. Non spettatori passivi quindi, ma partecipativi e attivi dell’opera, di quelle forze e tensioni che abitano le forme, che vivono dentro la superficie dell’opera. E qui c’è molto Kandinskij.

Destrutturazione dello spazio, partendo da zero: punto, linea, superficie. Sono forze, tensioni che animano la superficie, forze vitali che si manifestano. Quanta energia in un punto… e da questo diventare linea e poi superficie e dunque figura… Tutto nasce da un punto. Nel suo minimalismo, il punto è gravido dell’infinito. Viviamo il punto, così come viviamo, in successione la linea, prima orizzontale e poi verticale, e poi, ancora diagonale. Originate dal punto, sempre. Linee calde, bianco, slancio, attivazione ed espansione nello spazio (le verticali), e linee fredde, nero, morte (quelle orizzontali). Mentre le diagonali, dividendo le linee, si trovano in uno stadio di equilibrio tra il caldo e il freddo. Partire dal punto significa essere stabili, aderire alla superficie. Viviamo dunque, passaggio dopo passaggio, un po’ lo “spirituale nell’arte”, in quelle tensioni interne, in quel veder nascere e manifestarsi delle forme. Ci viene spiegato dalla docente che, compiere esercizi di questo tipo, a partire da un centro, è notevolmente utile a coloro che, soffrendo, patiscono uno sradicamento. Altresì, il tracciare linee verticali, dal basso verso l’altro (= slancio), offre un aiuto al paziente che presenta difficoltà a prender posizione nella vita. Osservare come lavorano i pazienti, cogliere la loro energia, come essa si esprime con la grafica, come si sviluppa il ritmo sul foglio. Tutto questo è insegnamento preziosissimo per noi.

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E poi l’importanza del respiro, che accompagna il movimento della nostra mano, e che va’ a creare la traccia, il segno sul foglio. Inspirazione ed espirazione. Che è l’equivalente di liberazione. Il respiro è energia, è ritmo, ed è molto curativo. In particolare, il controllo sul respiro risulta significativo nel paziente psichiatrico il quale, spesso, non riuscendo ad arrivare al diaframma, presenta un respiro spezzato. E dunque questi esercizi, riuscendo ad alleviare la sua sofferenza, offrono benessere alle persone. L’atelier d’arteterapia, è uno spazio d’apertura, sia fisico che emotivo, nel quale tutto ruota attorno all’ascolto, come spazio d’ascolto dell’altro. L’importanza delle fisicità, dell’aria sulla pelle, del proprio respiro, del proprio corpo quindi. Che è radicamento nel qui e ora. La connessione con il proprio fisico depotenzia il potere della mente e quindi sottrae sofferenza.

Gli esercizi grafici, lavorando su punto, linea e superficie, sono stati molti e vari, passando dalle linee rette a quelle curve, in un modo che gradualmente ha visto rendersi sempre più complessa la composizione che si è creata via via sul nostro foglio.

Il laboratorio, dopo una suggestiva esperienza di danza-movimento-terapia, è terminato con un’opera collettiva realizzata con tempere e pastelli a cera. Sulle note di “l’uccello di fuoco” di Stravinskij… andando a chiudere magnificamente il cerchio… di fuoco…

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Weekend 7-8 maggio 2016 – Arteterapia – Verona

Docente: Pamela Palomba

Titolo del laboratorio: L’intuizione dell’istante tra passato e avvenire

Monografico per cicli di vita

Materiali: candele, fuoco, grafica, pittura

Parole chiave (intese come “parole in libertà”, come associazioni libere del pensiero e un po’ come le coordinate nelle quali orientarmi e orientarsi):

fuoco, assoluto, istante, energia, creazione, attimo, calore, ardore, potenza, fiamma, rapidità, esalazione, avviluppo, luce, spirale, cerchio, respiro, ritmo, verticalizzazione, discesa, scavo, strada, correre, slancio, qui, ora, vita, bruciare, dissolvimento, liberazione, estinzione

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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