Danze grafiche, danze della vita. Laboratorio Artedo Trento. Condotto dal docente Axel Rütten, 23-24 gennaio 2016

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Un laboratorio fondamentale per me. Non solo in quanto la grafica, con la pittura, è un linguaggio a me affine e familiare, ma anche per il target al quale questo laboratorio è rivolto, ovvero agli utenti psichiatrici. Schizofrenia, psicosi, nevrosi, disturbo borderline di personalità. Come ho già altrove specificato, sento che il mio target d’utenza sia quello legato alla sofferenza psichiatrica, e dunque oltremodo questo week-end è stato, per me, una miniera di esperienza oltre che di emozioni e nozioni.

Mi piacciono le matite morbide, più sono morbide e più le sento “mie” e in assonanza con il mio modo di sentire. All’inizio dei laboratori ognuno di noi, dopo la consegna del docente, “si lancia” sui materiali che sono lì, per noi, e che attendono di venir vissuti da noi. Ognuno compie le proprie scelte, come nella vita, ognuno si direziona verso ciò che sente maggiormente, che pensa lo stia “chiamando” a sé, che immagina sia maggiormente compatibile con se stesso. Ed è così. E’ un momento che si consuma spesso nel non-verbale, in un silenzio rotto soltanto dal rimescolamento di quei materiali (che siano pastelli, matite ecc.) che saranno destinati a diventare protagonisti dei lavori di ognuno. La voce del nostro mondo interiore, il necessario strumentario per far risuonare le nostre emozioni, i nostri palpitanti vissuti. Un momento dunque per me quasi “sacrale” questo, in quanto iniziatico della “ritualità” che di lì a poco vedrà noi, esseri individuali e collettivi, assorbiti. Nella condivisione e nel contempo nella concentrazione della propria solitudine che sempre, e comunque, ci accompagna.

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Il nostro setting, inizialmente, si è predisposto nella direzione di una possibile decontaminazione di eventuali esperienze pregresse castranti in quest’ambito specifico. Quelle ad esempio vissute, da tutti noi, chi più e chi meno, durante i primi anni scolastici. Esperienze, queste come altre similari, che, a causa dei freni inibitori ad esse conseguenti, possono aver segnato le persone in termini di un abbassamento, non solo dello slancio creativo, ma anche di quell’autostima, assolutamente essenziale nella vita di ognuno di noi, in ogni ambito.

Essendomi diplomata in un istituto d’arte e avendo poi proseguito delle ricerche individuali in campo artistico – oltre alla laurea al D.a.m.s. che, benché non preveda laboratori pratici, fa toccare l’arte dal vivo, nella sua profondità – mi sento abbastanza sciolta e libera nell’espressione artistica, sebbene penso che ognuno di noi, comunque, in misura maggiore o minore, non possa mai ritenersi totalmente esente da una certa dimensione condizionante e dunque “contaminante”. Se non nello specifico contesto dell’esperienza artistica, magari ci avrà toccato in altri contesti, ma in ogni caso l’esperienza che abbiamo vissuto ci ha segnato, ci segna e ci segnerà sempre. Liberarsi delle proprie ombre non è facile e fa parte di un percorso che può durare tutta una vita. E penso che stia solo a noi decidere, e non è una scelta affatto facile, se intraprendere tale percorso.

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Fogli appesi alle pareti, verticalmente, che tappezzano anonimi muri pronti ad accogliere le nostre attività. Candidi fogli predisposti a venir istoriati della nostra energia, del nostro potenziale creativo e, soprattutto, esistenziale. Ognuno ha scelto il proprio pastello ad olio, il proprio colore. La traccia di se stessi inizia con la linea verticale, dall’alto verso il basso associando ad essa il controllo del respiro. Molta concentrazione su se stessi dunque, sulla propria mano che, come portasse un peso destinato a disperdersi, va a compiere un movimento semplicissimo, sintetico, e, proprio per questo, essenziale. L’esplorazione prosegue poi con la linea orizzontale e quindi con il senso di distensione e l’onirismo. Verticale, orizzontale e poi onde sinusoidali che si librano nello spazio animandolo grazie alla danza dei nostri corpi che, passando da un foglio all’altro, vanno a lasciare la traccia, e dunque la presenza, l’esistenza, del loro essere in movimento. Il polso si addolcisce seguendo il flusso e così la mano e il braccio e via via tutto il nostro corpo che diviene un tutt’uno con quell’attività, ricalcando l’importanza della fisicità, del corpo, in tutta l’arteterapia. Si va dunque “alla conquista dello spazio”. Che è quello del foglio che abbiamo innanzi a noi ma è anche, contemporaneamente e soprattutto, il nostro spazio interiore, lo spazio ove incontriamo ogni volta noi stessi durante le sedute artiterapiche. Uno spazio, questo, destinato, via via, a diventare sempre più limpido, sempre più riflettente la nostra vera identità, la nostra più autentica essenza abbracciando pian piano la propria consapevolezza di essere e di esistere. Io ci sono, io esisto, io mi affermo. Io sono qui. Ora. Con me stesso e con gli altri.

La “danza grafica” aiuta ad ascoltare il proprio corpo, il proprio respiro facendosi onda interiore, flusso del proprio mondo emotivo. Libertà del segno, che io ho tracciato in modo deciso, trovandomi a volte fra le mani il pastello totalmente consumato, ma anche contenimento offerto da punti di riferimento ben precisi, che come coordinate segnano la via da seguire, da percorrere. Libertà, dunque, ma nel contempo anche controllo del processo creativo. Affinché le energie divengano un potenziale e non, viceversa, una dispersione. Energia che quindi viene incanalata, instradata, accolta, resa libera ma contenuta in quella cornice di contenimento che è propria dell’arteterapia. Lo spazio diventa vitale, percorso dalla fibrillazione di ogni singolo componente del gruppo, che si fa vibrazione e pulsazione visibile, tangibile, reale. I segni sono lì e sono tracce di esistenza, destinate a costruire, passaggio dopo passaggio, una trama estremamente stratificata, come stratificato è l’essere umano il quale, per attingere alla propria essenza, deve costantemente scavare e lavorare su se stesso. E’ spazio individuale, di affermazione di sé ma anche spazio condiviso con l’altro, col quale spesso abbiamo interagito lungo il tragitto di questi percorsi grafici. In quegli incroci colorati, in quelle intersecazioni che talvolta sono andate a contaminarsi a vicenda, sono venute a galla anche dinamiche relazionali fondamentali quali l’accettazione, il rispetto, la condivisione con l’altro. Gli ingombri dei propri corpi che lavorano su un unico spazio diventano dunque anche attori sociali volti a favorire anche dei valori, purtroppo non troppo comuni nella nostra società, quali il rispetto, la solidarietà e l’accoglienza empatica. Dialettiche, in quei continui stacchi e reinserimenti grafici. Tra l’individuale e il gruppo, tra la fusione e l’individuazione. L’incontro è con se stessi ma anche con gli altri, vi è la cura e l’ascolto del proprio sé ma anche la disposizione verso l’altro. Ascoltandolo, sentendolo. La percezione e l’ascolto, qui, corrono sempre su un doppio binario, individuale e collettivo. Contemporaneamente. E questo è una preziosissima lezione di vita.

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E poi le sperimentazioni con le matite. Le sfumature sono sfumature dell’anima e le forme diventano, anziché sagome contornate, volumi in espansione creati a partire dal dentro, dal centro, che è la scintilla esistenziale di cui tutti noi possediamo. E per finire un lavoro a due: un dialogo dunque, lasciando parlare esclusivamente il mezzo grafico. Dialogo dei ritmi dei propri segni tracciati, che sono i propri ritmi vitali, che sono ritmi che si incontrano, si parlano, comunicano.

Ascolto, percezione, concentrazione, accoglimento. E silenzio. Quanta “magia” nell’universo non-verbale…

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Weekend 23-24 gennaio 2016 – Arteterapia – Trento

Docente: Axel Rütten

Titolo del laboratorio: Comunicare tramite i mezzi grafici

Monografico – Tecnico per Schizofrenia/psicosi oppure Nevrosi/Borderline

Materiali: matite 2B fino a 6B. Matite colorate, pastelli (ad olio e cera), acquerelli. Carta per fotocopie, carta per disegno, carta da pacchi bianca

Parole chiave:

linee, tratti, velocità, pressione, colore, spazio, dimensione, specchio, respiro, corpo, movimento, danza, ritmo, incontro, concentrazione, ascolto, vibrazione, energia, contenimento, stratificazione, incanalamento, profondità, sfumatura, affermazione, contaminazione, interazione, accettazione, rispetto, condivisione, risonanza emotiva, contatto, dialogo, presenza

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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