Musica e parole. Musica che risuona dentro. Laboratorio Artedo Trento. Condotto dal dott. Michele Verrastro, 14-15 novembre 2015

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Amo la musica. Ho atteso con ansia ed entusiasmo questo laboratorio, ricordo. Musicoterapia recettiva analitica… nell’abstract riportava l’ascolto di brani e la trasformazione delle sensazioni provate in verbo, cioè parole, che per me equivale a dire scrittura, in definitiva. Poiché la verbalizzazione, nel mio caso, è stata per lo più un far emergere quanto la mia penna scriveva durante l’ascolto della musica. Scrittura. Ecco, amando tanto la dimensione verbale e la musica, avevo già previsto che mi sarebbe piaciuto così tanto e, difatti, è quanto poi è successo.

Tale tecnica è chiamata recettiva proprio in quanto prevede l’ascolto, e dunque il mettersi in ascolto, di brani musicali presentati in una “scaletta”. Una scaletta che, quando portata dal docente stesso al gruppo, ha seguito precisi criteri sia di scelta dei brani che dell’ordine con il quale sono stati a noi presentati e fatti ascoltare. A seconda del target d’utenza, infatti, diversa sarà la tipologia dei brani come i criteri mediante i quali saranno selezionati, in base alla specificità dei contesti e alle eventuali problematiche. Tra noi, allievi in formazione, alcuni avevano già vissuto questa particolare esperienza mentre altri ne erano totalmente all’oscuro. Io facevo parte di questa seconda categoria, ed ero entusiasta di iniziare a vivere questa nuova entusiasmante avventura sonora.

Proiezioni. I brani musicali, agendo similmente ai test proiettivi (primo fra tutti il Rorschach) hanno appunto un significato proiettivo, essendo capaci di fornire stimoli, per gran parte ambigui, e di innescare negli utenti risposte soggettive rispecchianti lati della loro interiorità e dei loro trascorsi esistenziali.

La musica, nella sua veste recettiva, si fa mediazione (principio cardine di tutta l’arteterapia) offrendo, a chi ne fruisce, la possibilità di esprimersi in maniera maggiormente spontanea grazie a quell’aggiramento delle difese individuali che spesso entrano in gioco nel caso di conflitti psichici o parti irrisolte (e dunque non ancora portate alla coscienza) di se stessi. Al di là della soggettività che denota l’unicità di ogni singola persona, si può cogliere però, come ci spiega il docente, una certa oggettività insita nel linguaggio musicale in base ai tempi (pari o dispari), suoni, intensità e altezze.

E dunque, la scaletta. Quattro brani portati dal docente. Ascolto, percezione, immersione, introspezione e poi verbalizzazione e quindi confronto, condivisione, riflessione. E’ un accogliere in sé la musica, farla danzare dentro, portarla a spasso nel proprio petto facendola risuonare per poi, infine, trasformarla in verbo. Ad ogni brano, un giro di verbalizzazione. Durante l’ascolto dei pezzi le immagini sembrano prender vita come fotogrammi cinematografici la cui colonna sonora è solcata dalle emozioni, dalle sensazioni che dalle note scaturiscono. Brani attivanti, intimisti e regressivi, suoni lunghi o brevi, tonalità maggiore o minore, tappeti sonori… quante sfumature e quante varianti, quanto universo nella musica… Dalle sensazioni calde, di luoghi saturi e pullulanti di socialità, ad una camminata veloce sotto la pioggia, con la voglia di liberarsi di un peso troppo grave e il desiderio di riprendere in mano la propria vita. Dall’immagine di una persona innanzi a uno specchio, alla folla di persone in un giorno di festa. Dal sole e vento fra i capelli di un ragazzo che suona la chitarra, ad un viale lunghissimo e il sole al tramonto. E poi un uomo in mezzo a un prato, candele in un cerchio, percorsi in salita, senso di espansione e di catene spezzate, fiducia e gioia, oscurità e discesa in se stessi. E così via. Diversi brani, diversi stati d’animo e dunque diverse immagini.

Ascoltare gli altri poi, è un po’ come venir traghettati nel loro mondo, visualizzandolo nella sua veste metaforica (e dunque velata), cogliendo la loro più intima essenza. La condivisione è quanto di più prezioso vi possa essere, secondo me, e questi laboratori, lavorando molto sull’individuo ma nel contempo sul collettivo e dunque sull’altro da sé, sono davvero speciali in quanto permettono alle persone di essere maggiormente trasparenti, di essere maggiormente loro stesse. L’autenticità è la mia fede.

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Weekend 14-15 novembre 2015 – Musicoterapia –Trento

Docente: Michele Verrastro

Titolo del laboratorio: Musicoterapia recettiva analitica 1 modulo

Materiali: uno stereo che legge mp3, mp4, cd-rw, audio

Parole chiave:

ascolto, proiezione, immersione, immaginazione, visualizzazione, regressione, onirismo, individualismo, introspezione, concentrazione, straniamento, identificazione, transizioni, fluttuazione, silenzio, verbalizzazione, parole

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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