Musica e azione. Dialoghi e comunicazione. Laboratorio Artedo Trento. Condotto dal prof. Niccolò Cattich, 28-29 novembre 2015

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Sì, amo la musica. Se la musicoterapia recettiva ti immerge in una sorta di liquido amniotico, in una dimensione per lo più intimista e tutta interiore, la musicoterapia attiva ti sprona all’azione, ti incita a dialogare con lo strumento, a farlo “parlare”. Diventa la tua voce. Come diventa la voce per coloro che, nelle diversità ma anche nelle similarità delle varie problematiche, presentano difficoltà a comunicare, ad entrare in relazione col linguaggio verbale. Al centro di tutto vi è il bisogno del paziente, sempre. Osservazione, incoraggiamento, contenimento, affiancamento, sostegno. Musica e linguaggio non-verbale. Musica ed affettività. Musica ed emotività. Musica ed empatia. Che significa sentire, mettersi all’ascolto, saper pazientare. Lasciare che le cose accadano ma nel contempo assistere, senza distrarsi, senza far sentire solo il paziente o il gruppo. E’ intervenire ma con discrezione, cercando di cogliere e carpire il bisogno delle persone, dando vicinanza senza essere intrusivi, saper attendere quando l’esigenza del paziente è attendere e saper intervenire quando il paziente necessita di venir spronato e quindi incoraggiato. Empatia e creatività, dunque.

Il nostro laboratorio è iniziato con un’improvvisazione musicale e terminato con un’altra improvvisazione ma di tipo simbolico-rappresentativo (es. messa in musica di elementi quali il ferro o l’oro), con degli intermezzi di dialoghi sonori. Sabato mattina, dunque, la mia prima improvvisazione. Tutti assieme, in quel cerchio che è strutturale e nel contempo simbolico, di comunione e condivisione. Il qui e ora ha inizio e, ogni volta, porta altrove, porta dentro noi stessi, porta all’ascolto degli altri. Mi piacciono i sonagli, sia con o senza tamburello. E le maracas. Di queste mi piace sentire come i sassolini/semi, al variare del movimento della mia mano, si scontrano fra loro e sulle pareti. Mi piace sentirne il peso, anche. E così anche i sonagli, le modulazioni che ogni volta ricerco, sperimentando, provando, sentendo soprattutto. Ciò che conta è il ritmo e non la maestria nel saper suonare. Certo, tra di noi (non io) ci sono dei musicisti, ma lo strumento è solo il mediatore, è solo il mezzo per arrivare altrove, in se stessi e con gli altri.

La dimensione collettiva, suonando, si sente davvero in modo potente. Ogni volta (ho fatto solo due laboratori finora di musicoterapia attiva ma desidero farne quanti più possibile) è energia che esplode, che travolge, che si mette in sintonia con quella degli altri. La comunicazione risulta naturale, scioglie i nodi fra le persone, spezza le inibizioni quando presenti, scorre fluida proprio grazie alla musica la quale, come lega i suoni, lega le persone, in un certo modo. In quel lasso di tempo che percepisco ogni volta atemporale e che è il “qui e ora”. Un tempo assolutamente presente che, tessendo trame relazionali, brucia le distanze, così come brucia il tempo dandogli un significato nuovo prescindendo dalla convenzioni che giornalmente regolano la nostra quotidianità. Sei qui, sei adesso, stai suonando, stai respirando, stai ascoltando te stesso e gli altri. Stai vivendo pienamente dunque, in quanto dentro la tua veste più autentica e non preconfezionata. Quella istintiva, primordiale.

Le dinamiche relazionali escono prorompenti. Mi affascina osservare, fin nei dettagli. Comportamenti, azioni, gesti, anche minimi. Sono sempre stata molto all’ascolto di me stessa, e tuttora, di ciò che provo, di ciò che dico, di ciò che esprimo. Forse anche per questo mi viene naturale fare tutto ciò anche con l’altro. Timidezza, aggressività, passività, determinazione, controllo, impulsività, rispetto, arroganza, ecc. E poi c’è il leader “naturale”, quello che esce dal gruppo distinguendosi e trainando il ritmo, portandolo altrove o variandolo. Spessissimo sorrido quando suono. Mi sento felice in quel momento. Mi sento in pace, ma soprattutto mi sento viva. Altre volte invece lo strumento affonda in me, e con la sua potenza si insinua nelle mie inquietudini. Ma fanno parte di me, anch’esse e, come ho già detto altrove, me le sono fatte un po’ amiche… e dunque le guardo, le tocco, le interrogo e le ascolto. Le vivo. Sempre.

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Weekend 28-29 novembre 2015 – Musicoterapia – Trento

Docente: Niccolò Cattich

Titolo del laboratorio: Musicoterapia attiva secondo il modello Benenzon

Materiali: strumentario Orff

Parole chiave:

musica, improvvisazione, empatia, ascolto, contatto, sguardo, ritmo, tempo, silenzio, gruppo, cerchio, polifonia, sperimentazione, armonia, dialogo collettivo, rispetto, incoraggiamento, sostegno, contenimento, conduzione, autoaffermazione, ruolo, concentrazione, disinibizione, istinto, impulso, primordialità, battito, vita

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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