4 elementi, colore e metamorfosi. Laboratorio Artedo Trento. Condotto dal docente Angelo Prinzo, 12-13 marzo 2016

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Rudolf Steiner. Fondatore di ciò che lui ha definito come “una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo”. L’ Antroposofia.

Tetraktis. Il simbolismo dei 4 elementi. Fuoco, aria, acqua, terra. Gli elementi naturali da cui trae origine ogni sostanza di cui la materia è composta. Da essi nasce la teoria dei quattro elementi naturali, introdotta e assimilata dai filosofi greci (tra cui Socrate e Aristotele). E’ Pitagora, matematico e filosofo greco, che parla di tetraktys: il simbolismo dei quattro elementi identificato in una piramide realizzata dalla disposizione dei primi quattro numeri naturali nella forma di un triangolo equilatero.

Malinconico (elemento terra), flemmatico (elemento acqua), sanguinico (elemento aria), collerico (elemento fuoco). Questi, i quattro temperamenti dell’uomo che definiscono la teoria, rifacente ai quattro elementi, elaborata da Rudolf Steiner. Avendo un approccio di osservazione scientifica dell’animo e dello spirito umano, Steiner applica i quattro temperamenti alla medicina e all’arteterapia (nello specifico, per Steiner si tratta di musica, arte della parola ed euritmia). Vi è un temperamento che prevale. Sempre. Partendo da questo, si attua un “programma” al fine di giungere ad un’armonizzazione della persona.

Il laboratorio inizia così, all’insegna della scoperta e del mettersi in sintonia con i quattro elementi che sono alla base dell’ordine delle cose e dell’organizzazione dell’Universo. Fuoco, aria, acqua e terra, originati da un caos primordiale, sono i costituenti primi di un preciso equilibrio, regolato da leggi cosmiche. Nulla è separato, ma, al contrario, ogni cosa, è correlata all’altra. Ogni elemento non può esistere senza l’altro avendo la capacità di mutarsi l’uno nell’altro. Dunque, processo trasformativo. Trasformazione. Parola chiave in arteterapia.

Davanti a noi un blocco di argilla, pronta per venir tagliata a piacimento e modellata. La quantità di creta che decidiamo di estrarre dal blocco, ci spiega il docente, è il carico del peso che siamo disposti a sostenere per questo lavoro.

Primo lavoro: elemento acqua. Lavorare con i polpastrelli, soprattutto. Che significa seguire con la punta delle dita la materia, adattando e nel contempo lasciandosi adattare da essa. Fluidità. Sensazione di umidità sulle dita. Mi concentro sul tatto e, nella mia immaginazione sento l’acqua scorrere fra le dita. Un’immagine nella mente: acqua che si frange sugli scogli. Primordialità, acqua che scorre, che guizza, e che, nel suo incedere lascia il segno corrodendo la materia. Asprezza e primarietà. Elemento non disciplinato ma colto nella sua natura primordiale. Ho sentito questo lavoro molto familiare, molto mio. Dunque affinità con l’acqua… onda, movimento, scorrere, proseguire.

Secondo lavoro: elemento fuoco. Il docente ci dice di immaginare un nucleo interno, pulsante, con l’intento, nella forma che andremo a plasmare, di contenere questo calore, come attraverso un abbraccio attorno a questo nucleo centrale. Calore, dunque. E assenza di spigolosità. Fuoco avvolto da braccia disciplinanti. Discrezione e sensibilità. Questo è stato il lavoro con il quale ho fatto più fatica. Il nucleo è stato modellato da me in maniera decisa, definita, ma le “braccia” tendevano sempre ad avvilupparsi, collassando su se stesse lasciando dunque il nucleo troppo scoperto, troppo esposto, troppo nudo.

Terzo lavoro: elemento terra. Cristallo. Angoli e spigoli. Il mio pensiero va’ alle conformazioni calcaree quali le stalagmiti. Acqua, ancora, che corrode la materia, che ferisce e sgretola ma nel contempo crea nuove configurazioni, nuove architetture che prendono vita da un lentissimo scavo che, come denso respiro, si appropria delle rocce, forgiandole, stravolgendole morfologicamente o partorendone di nuove. Novelle neonate di questo meraviglioso opificio naturale. La dimensione del tempo diventa cuore del processo, e così percepisco la modellazione, nel suo compiersi graduale ma inesorabile. Questo è stato il lavoro che ho sentito maggiormente “mio”.

Quarto lavoro: elemento aria. Aria, luce, vela di un galeone che si gonfia o fuoco di un camino. Questa la consegna, i suggerimenti delle immagini che il docente ci ha offerto. Che cosa ho provato. Come un respiro rappreso, trattenuto, incamerato. Aria contenuta in convogli, concavità che accolgono ciò che per natura non potrebbe venir contenuto. Energia non dispersa.

Quando si lavora, durante le sedute di arteterapia, vi è un andare incontro alla materia, all’argilla, al colore, ai materiali, ma nel contempo un lasciarsi assorbire da essi venendosi a creare un meraviglioso (e qui intendo proprio meraviglia, stupore, amore) dialogo fra noi e le cose. Quel continuo richiamo all’io è continuo richiamo alla coscienza, nella dimensione dell’autentica consapevolezza.

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Ora, il colore. Vivere il colore. Steiner prende come base la Teoria del Colore di Goethe. Il segreto intimo che il colore ha in sé, ovvero il sentimento che i colori sono in grado di emanare, in correlazione con l’universo. Colore dato dal gioco ombra/luce. Se la luce è troppo intensa acceca e i colori svaniscono. Il dualismo e il dialogo sono sempre necessari. Fondamentali.

Tre colori primari: blu (splendore dell’anima), rosso (splendore della vita), giallo (splendore dello spirito). Si intrattiene un rapporto con ciascun colore, un’emozione o un sentimento.

Usiamo l’acquerello stavolta. E dunque colore che scorre sul foglio, che scivola e ci sfugge, e che quindi, parzialmente in modo aleatorio, autodefinisce la traccia cromatica sulla superficie, bagnata. La creazione del verde avviene non sulla tavolozza ma mediante le pennellate che, in questo caso specifico, procedendo dall’alto verso il basso e viceversa, si incontrano dialogando. Incontro, dialogo, creazione. E così facciamo con il blu e il rosso (ma con pennellate più libere) facendo nascere il viola. Io ho realizzato una sorta di spirale. Amo le spirali, c’è un senso di respiro nelle loro linee. E poi giallo e rosso, uguale arancio.

Pennellate corte. La concentrazione sul movimento della mano e sui colori è altissima. Ho sentito calma, pace. Vera. Se nel mio primo lavoro vive il rettilineo (la consegna è stata decisa e precisa), nel secondo e terzo è centrale il dinamismo. Mi è piaciuto molto lavorare col giallo, tutta quell’abbagliante luminosità nella quale ho inserito il cerchio rosso. In questo lavoro, il terzo, mi sono immersa totalmente, in maniera talmente intensa che a un certo punto ho provato un senso d’ansia (il giallo?) e nel contempo un impulso allo slancio. E poi, l’affondo in me stessa e dunque quel dialogo intrapsichico a me così familiare e l’individualismo, il silenzio interiore ma nel contempo l’afferrare energia, che quasi sembrava scuotermi con sobbalzi.

E poi lavoro libero. E infine, un lavoro molto particolare in quanto altamente metaforico. Il lavoro sulle stagioni, quattro anch’esse, si compie all’insegna della metamorfosi. Estate che diventa autunno che diventa inverno che diventa primavera. Un unico foglio che andrà, di mano in mano, passandolo alla propria compagna sulla sinistra, a metamorfosarsi. Trasformazione dunque. Che è alla base di tutto, della vita stessa. Un lavoro quindi esistenziale, direi. Piacevolissimo, ludico ma delicatissimo in quanto, il passaggio e la ricezione dei lavori, implicano concetti quali dono, altruismo, offerta, accettazione, rispetto, tatto, sensibilità, dialogo, reciprocità, intesa. La conclusione di questo laboratorio non poteva dunque essere migliore…

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Weekend 12-13 marzo 2016 – Arteterapia – Trento

Docente: Angelo Prinzo

Titolo del laboratorio: Tetraktis

Educativo

Materiali: argilla, vasetti di vetro, risma fogli di carta, tavoletta per pittura in plastica o legno, pennello (pelo di bue o sintetico) punta piatta larghezza punta 2 cm., spugnetta circolare morbida

Parole chiave:

materia, acqua, fluidità, onda, fuoco, calore, terra, cristallo, spigolosità, aria, convogli, concavità, energia, convessità, plasmare, peso, quantità, mani, acquerello, espansione, aleatorietà, sorpresa, calma, concentrazione, immersione, dinamismo, metamorfosi, rispetto, accettazione

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Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

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