Argilla. Materia viva. Trasformare e lasciarsi trasformare. Comunicando con l’altro. Laboratorio Artedo Verona. Condotto dai docenti Axel Rütten e Pamela Palomba, 19-20 marzo 2016

argilla_medium_top

L’argilla. Sono entrata in contatto con questo materiale durante il laboratorio di “plastica” all’istituto d’arte e dunque sono passati anni. Ma si trattava di tutt’altro. Quello che in quei laboratori pratici era accademia, qui è terapia. Ascolto, comunicazione, ricerca.

L’argilla, questa materia informe che trasuda acqua e manipolandola diventa parte di te. Il laboratorio inizia così. Un silenzioso dialogo tra se stessi e l’argilla, con la sua morbidezza avvolgente, l’umidità che da fresca, man mano che viene lavorata dalle proprie mani, si fa tiepida, assumendo sempre più la temperatura del proprio corpo. Assumendo sempre più le proprie sembianze, del proprio calore, della propria energia. E’ una lei, è una madre che, entrando in simbiosi con noi, ci contiene e ci protegge, si trasforma e ci trasforma, contemporaneamente. Trasformazione reciproca, dunque. Come la madre col bambino. L’argilla accoglie e si trasforma, si lascia trasformare dalle nostre dita, dalle nostre mani che dolcemente o con irruenza affondano nella materia affondando essa in noi, finché giungiamo a un punto in cui diveniamo un tutt’uno, quasi indistinto.

Con le mani premo sull’argilla la quale, con la sua cedevolezza, dialoga con me, mi accetta, accogliendomi nel suo grembo materno. E’ materia viva, che profuma di terra, di radici, di vita primordiale, di vissuti lontanissimi che sanno d’infanzia. L’elemento acqua, rendendola plasmabile, rende la terra trasformabile, in movimento, duttile e dunque docile e dolcemente accogliente. Il lavoro con l’argilla ricorda a noi tutti che siamo fatti di materia compiendo quindi un lavoro di radicamento ma nel contempo attua, nella trasformazione che le è propria, un processo di sradicamento che è ristrutturazione, rielaborazione, ripensamento. Passando di forma in forma, di passaggio in passaggio, si giunge a quella che da noi è percepita come una forma definitiva, in quel dato momento. Stop. Ci si ferma come se fossimo arrivati a una sorta di capolinea. Ma si tratta di istanti in quanto tutto si muove, circola, fuori di noi e in noi, plasmando e lasciandoci plasmare. Così accadrà che la volta successiva, avremo in mano un altro pezzo di argilla e con esso andremo a costruire altri viaggi, altri itinerari e altre mete che porteranno con sé ancora il sapore delle esperienze pregresse che però di volta in volta verranno rinnovate e arricchite. Sino a far coincidere il passato col presente in quelle connessioni relazionali che andranno a costruire, pian piano, la nostra identità. Mai uguale a se stessa ma nel contempo sempre simile a stessa in quanto percepita come la casa dove si riesce a stare, lo spazio che si sente familiare, mediante quel processo di adeguamento che, pur nella flessibilità, si fa radicamento. Trasformazione e forma.

In questo laboratorio la trasformazione è intesa più nella comunicazione con l’altro. Dunque nel contesto relazionale con l’altro. E in arteterapia, come ci viene spiegato dai docenti, tutto è relazione. La relazione tra gli esseri umani, tra le cose, tra le proiezioni che immettiamo o cogliamo nelle opere, tra passato e futuro.

Prendiamo confidenza dunque con l’argilla. Tocchiamola, scopriamola, ascoltiamola. Dalla realizzazione di una sfera, piacevolissimamente circolare e morbida tra le nostre dita, cominciamo a realizzare una forma che poi verrà passata di mano in mano ad altre due compagne. Siamo in gruppi di tre. Ogni volta, ad ogni cambio di mano, la materia risulta trasformata e, in questo processo, la nostra connessione si fa polifonica in quanto si fa abbraccio con l’argilla, con noi stessi e con gli altri. Di mano in mano cambiano le forme così come cambiano gli stati d’animo e i pensieri che in esse si materializzano ma in tal caso il lavoro, non essendo individualista e dunque esclusivamente intimista, si fa dialogo empatico, ascolto dell’altro, di ciò che, con il suo procedere plasmante, vuole comunicare. Passo successivo: connettere la propria opera con quella degli altri. Opera collettiva. Che nasce dalla nostra relazione, silenziosamente non-verbale, “a sei mani”. La fase non-verbale ha avuto però dei momenti di “traduzione” nel linguaggio verbale. Ricordo di aver provato maggiormente imbarazzo nella fase verbale rispetto a quella non-verbale. I docenti ci spiegano che non tutto è traducibile da un linguaggio all’altro.

Il non-verbale è davvero potente. L’immagine parla con noi, fra noi, di noi. Il dialogo con le forme, oltre che con gli occhi e col sorriso, mi ha regalato una piacevole sensazione di rilassamento e di spontaneità, di accoglienza e di familiarità. E la nostra opera collettiva, così come giunta nella sua “ultima” definizione, parla proprio di questo. Tutto si è amalgamato, relazionato, coeso. La comunicazione è avvenuta ed è stata dinamica, fresca, viva. Tutto viene riflesso, tutto viene rispecchiato nell’opera.

argilla_medium_1

Altra realizzazione. Questa volta, la creazione va ad un’unica opera, un’unica scultura che deve nascere da un blocco di materia condivisa, pronta ad accogliere le nostre mani che stavolta sono ben otto e non sei dal momento che una compagna si è aggiunta al gruppo. Spazio relazionale fatto del proprio spazio ma nel contempo condiviso. Aprire il proprio spazio relazionale che è accogliere, dialogare, ascoltare, accettare. Le mani si muovono nel blocco e parlano. Per me il blocco ha significato blocco da esplorare, con intensità, quasi fossi una speleologa nell’argilla cercando, e creando, connessioni, varchi, aperture altrove, oltre. Mi è piaciuto moltissimo. Energia che si libera ma si incanala. Urla, ma realizza. E infine si placa trasformandosi in forme via via sempre più articolate.

Il giorno successivo abbiamo costruito un villaggio con l’argilla. Che è civiltà, interazione, scambio. La costruzione della propria casa, associata ad un elemento naturale (nel mio caso il fuoco), ha dato vita ad un’aggregazione di case, ognuna definita nella propria individualità, estremamente energetica, ma nel contempo convivente con le altre, più o meno vicine, più o meno lontane fra loro, a seconda della distanza decisa da noi. Ponti, ruscelli, strade, montagne, alberi, panchine, parco giochi, sono diventate poi, create dalle nostre mani, le connessioni attraverso le quali raggiungerci o in parte isolarci. Scambio. Relazione. In quella logica, così quotidiana e così esistenziale, fatta di tolleranza, confronto e reciprocità.

Il passo che ha segnato la conclusione del laboratorio è stata l’integrazione con il mezzo grafico, per realizzare una sensazione, un vissuto, un’emozione legata ad un dettaglio sul quale, in quell’esteso villaggio, il nostro occhio si è posato… in quel momento salgo su una scala, la percorro fino all’ultimo gradino e da lì mi siedo, a quell’altezza, portando il mio sguardo all’orizzonte verso la montagna… laggiù… maestosa e lontana…

argilla_medium_2

Weekend 19-20 marzo 2016 – Arteterapia – Verona

Docenti: Axel Rutten e Pamela Palomba

Titolo del laboratorio: Argilla come medium verso l’altro

Monografico per età scolare/età evolutiva/cicli di vita oppure integrazione gruppale

Materiali: argilla, fogli da disegno, matite colorate, acquerelli

Parole chiave:

acqua, contatto, morbidezza, malleabilità, calore, presenza, forma, vita, identità, simbiosi, dialogo, casa, trasformazione, interazione, scambio, radicamento, tolleranza, reciprocità, confronto, connessioni, legami, individualità, trasformazione, metamorfosi

edizioni-circolovirtuoso-logo-sito

(Visitato 145 volte, 1 visite oggi)
Sabrina Tabarelli

Autore: Sabrina Tabarelli

Dopo la Maturità d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Trento, ho proseguito gli studi artistici conseguendo la Laurea in Dams indirizzo Arte Contemporanea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna con una tesi monografica dal titolo Scanavino e l’Informale. Sin da piccola nutro una forte passione per la scrittura creativa (racconti e poesie) dedicandomi, di recente, anche alla stesura di brevi saggi critici e biografie per amici e conoscenti (soprattutto nell’ambito della pittura). Nel 2013 ho pubblicato due miei racconti all’interno della collana “Nuovi Autori di Racconti” Casa Editrice Pagine, Roma. Dal 2014 collaboro con il quotidiano on-line La voce del Trentino nella sezione Arte e Cultura curando recensioni di mostre e articoli prevalentemente d’arte contemporanea. Coltivo inoltre una grande passione per la fotografia digitale (soprattutto b/n) che pratico da anni a livello amatoriale ricercando in essa una dimensione espressivo artistica, fortemente emotiva. Amo la lettura (in particolare testi di approfondimento di storia dell’arte, psicologia e romanzi giapponesi), il cinema (d’essai, drammatici, gialli psicologici; adoro David Lynch), la musica (dalla new age all’elettronica, dal neoclassical e la minimal al synthpop, dalla new wave al neofolk e altri generi; tra i cantautori italiani, ho nel cuore Battiato), la natura e gli animali (tutti, ma soprattutto i gatti).

La psicologia e l’arte possono essere considerate le chiavi della mia vita.

Da sempre, sin dall’adolescenza, sentivo forte l’esigenza di poter impiegare la mia sensibilità in una professione d’aiuto che coniugasse l’arte e la psicologia. Grazie ad Artedo, la possibilità di intraprendere questo percorso, profondo e delicatissimo, è divenuta realtà. Un viaggio che, passo dopo passo, in quel cammino verso gli altri, già sta plasmando la mia esistenza. Profondamente.

La crescita interiore e l’esplorazione di se stessi è un viaggio che non ha fine…

Iscritta ad Artedo dal primo ottobre 2015 al Corso di specializzazione in Arteterapia. Attualmente iscritta presso la Scuola  Artedo di Arti Terapie di Verona. 

Nata a Bolzano, vivo tra Trento e Bologna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *