Dalla formazione…al tirocinio riflessioni personali

Sono sempre più convinta che la scelta del percorso intrapreso sia stata molto valida , in quanto mi ha dato l’opportunità di crescere e formarmi contemporaneamente. Grazie a tale percorso, sento di aver fatto grandi cambiamenti durante questi anni, cambiamenti che prima mi sembravano impossibili . Tutte le paure e limiti che prima mi condizionavano ora non ci sono più. Anche nella vita pratica affronto i problemi in un’altra dimensione, in modo diverso perché ho capito ed ho iniziato a guardare con occhi diversi. Sono molto contenta che nella mia vita è entrata l’arte terapia, è stata una nuova “rinascita” per me. A differenza degli altri anni quest’anno è stato molto più intenso perché inizio a sentire la “responsabilità” e la consapevolezza di ciò che un domani andrò a fare. L’anno scorso ho seguito costantemente tutti i laboratori che sono stati svolti nella sede da me frequentata e sono stati tutti interessanti e molto formativi. Grazie a questi laboratori sono riuscita a capire e a percepire delle sensazioni ed emozioni uniche. Oltre ai laboratori è arrivata la nuova esperienza del tirocinio. Lo scorso gennaio, infatti, ho iniziato la mia prima esperienza di tirocinio, con due mie colleghe di corso del terzo anno, presso una struttura del mio paese: la comunità di tossicodipendenza   “Centro di accoglienza l’ulivo”.

La tossicodipendenza ha rappresentato da quasi 40 anni, una delle piaghe più evidenti dell’autodistruzione umana, che muove i suoi primi passi nella genesi problematica dell’adolescenza. L’esigenza umana di evadere dalla realtà ha radici lontanissime che, secondo le epoche e le ideologie, hanno contraddistinto l’uso di sostanze “illecite”, al fine di raggiungimenti spirituali, o d’anestetici al dolore fisico. Oggi è diventato un problema enorme che ha già sviluppato nuove forme , infatti alle sostanze come l’eroina, la cocaina, e gli oppiacei, se ne sono aggiunte altri ancora più dannose poiché, geneticamente sintetizzate e chimicamente elaborate, e nuovi rituali d’espansione. Fermiamoci a riflettere sulla piaga dell’AIDS. Il potere di attrazione che le droghe esercitano sulle persone è collegato alle credenze e alle aspettative che esse hanno, a proposito dei loro possibili effetti. Ad, esse è attribuita la funzione di fornire risposte, a bisogni e desideri personali che possono riguardare diversi ambiti. Infatti, possono altresì essere identificati come un mezzo che consentono di semplificare, migliorare e rendere più intense le reazioni con gli altri, favorendo comportamenti più sciolti disinibiti, socievoli oppure facilitare sentimenti di fusione nei confronti di un gruppo. La comunità terapeutica, nasce dunque, come un’organizzazione la cui principale finalità, è la modificazione del comportamento e il recupero di persone deviate dalla norma sociale. Essa induce per questo, nella persona, un modo di agire diverso, infatti le aspettative di chi entra in comunità sono costituite principalmente dalla ricerca di un’ esperienza che possa permettere di sentirsi nuovamente “padroni di se stessi”, l’iter perciò prevede, che tale aspettativa si confronti altresì con quelle degli altri ospiti e degli operatori, in modo da consentire al soggetto di poter difendere il sentimento di identità personale e di stabilire fra se e gli altri, e quindi tra interno ed esterno, una linea di confine.

La Musicoterapia utilizza la musica e più in particolare il suono come strumento di comunicazione non verbale per intervenire sul piano educativo, riabilitativo e terapeutico con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. Grazie alla musica è possibile entrare in contatto con i sentimenti, la memoria, le emozioni… Ci sono emozioni che non si riescono ad esprimere con le parole, ci sono emozioni soffocate che tendono ad ingigantirsi, ci sono emozioni che se non riconosciute e gestite bene, possono diventare pericolose e portare a comportamenti devianti. Grazie alla musica è possibile entrare in relazione con il mondo interno della persona, un mondo in cui dimorano incertezze, paure, sconfitte, speranze…E’ attraverso la Musicoterapia e quindi attraverso una relazione autentica tra paziente e terapeuta, che si riscopre, in un contesto del tutto non verbale, la capacità di comunicare, di emozionarsi, di dare senso al proprio vissuto e intraprendere un percorso di cambiamento. Appare particolarmente significativo il progetto di musicoterapia in questo contesto, poiché entrare in relazione con gli altri, comporta l’angoscia di rimanere frammentati o scissi, nel tentativo di includere altre realtà nel proprio inconscio, si propone attraverso la musicoterapia un percorso in grado di aiutare a superare questa fase di smarrimenti e confusione dentro ad ognuno di loro.

La Musicoterapia infatti, rappresenta una disciplina scientifica che ha come obiettivo quello di instaurare una relazione terapeutica stabile tra musico terapista e paziente. La musicoterapia infatti riesce ad entrare in stretto contatto con i sentimenti e le passioni più profonde, e proprio attraverso questo linguaggio non verbale, offre quindi, esperienze fondamentali utili ad imparare e a riconoscere e comprendere i propri stati d’animo in modo da poterli così condividere e rielaborarli in una dimensione comunicativa relazionale attraverso la musicoterapia di gruppo, con l’obiettivo di garantire il recupero sociale delle persone entrate in comunità. Non nascondo che all’inizio avevo un po’ di paura ed ansia anche se conoscevo la struttura in quanto avevo svolto delle attività di volontariato, non mi era nuovo l’ambiente ma mi era nuovo ciò che andavo a fare. E’ stata un’ esperienza molto forte ed intensa. Il mio ruolo era quello di osservare le sedute di musicoterapia, come osservatore esterno e non verbalizzare a fine seduta ,ma fare una relazione in ogni fine seduta alle mie colleghe. All’inizio avevo un po’ di difficoltà nel ricordare i nomi, dopo qualche seduta sono riuscita a memorizzarli. Mi sono inserita bene , con loro mi sono sempre più sentita a mio agio e ogni giovedì ci recavamo alle ore 16:00 insieme per svolgere le sedute. I ragazzi erano molto presi da questa nuova attività di musicoterapia, aspettavano con molto entusiasmo . Come consuetudine, le mie colleghe si organizzavano per allestire il setting, io mi preparavo uno schema per prendere appunti. Alle 16:45 dopo che avevano finito la loro pausa, ci recavamo da loro. Avevamo creato con loro un richiamo che era rituale ed era il suono del triangolo. Siccome loro hanno già una campana che richiama le loro attività noi abbiamo pensato di suonare il triangolo per comunicare che la seduta di musicoterapia stava per iniziare. Le mie colleghe prima di entrare nel setting davano la consegna e io osservavo tutti. All’inizio il gruppo era composto da dieci utenti poi man mano il gruppo si è modificato in quanto era un gruppo aperto, non sono mai stati fino alla fine le stesse persone, solo un utente è rimasto quando il gruppo si è modificato perché gli utenti erano andati via dalla struttura. Questa cosa mi ha un po’ destabilizzata, l vedere continuamente il gruppo modificarsi, forse perché sono sempre abituata a fare sempre le stesse cose, a vedere le stesse cose mi provoca sempre un po’ di smarrimento. All’inizio non nascondo che l’ho vissuta male, poi sono arrivata a una conclusione, le abitudini prima o poi cambiano, non possono mai essere le stesse, dobbiamo sempre aspettarci l’imprevisto, l’incidente e anche perché nella vita le cose, le persone vanno e vengono non dobbiamo aggrapparci sempre alle stesse cose. Questo l’ho capito solo facendo queste esperienze. Abbiamo svolto tirocinio da gennaio a giugno e posso dire che ogni seduta ha avuto una sua specificità, in ogni seduta ci sono state dinamiche ed emozioni uniche e diverse. Voglio raccontare ciò che ho provato e percepito durante una seduta che mi è rimasta particolarmente impressa. Il giorno 16 aprile ,come consueto, ci rechiamo in struttura con le mie colleghe, mentre loro sistemano gli strumenti io scrivo i nomi. Chiamiamo i ragazzi con il solito suono del triangolo a cui loro ormai sono abituati. Entriamo, e in questa seduta sono tutti molto uniti, ho percepito l’unione del gruppo la loro complicità, è stata una seduta molto armoniosa , c’è stato un dialogo sonoro tra il gruppo molto intenso ed è stato anche piacevole ascoltarli, quel ritmo mi faceva battere, senza accorgermene, il piede destro per andare a tempo .Finita la seduta, si lasciava sempre circa un quarto d’ora per verbalizzare. Stesso quel giorno un ragazzo, durante la verbalizzazione, ha espresso che fino a poco tempo fa un compagno che era li in seduta gli stava molto antipatico. Grazie a questi incontri che ha svolto con noi, ha conosciuto di più questo suo compagno e si è ricreduto sulla sua opinione. E’ stato molto toccante vederli abbracciarsi, durante la verbalizzazione, tutti e due hanno riconosciuto che ciò era avvenuto grazie alla musicoterapia. Mi sono sentita bene quando ho visto che tra loro si sono abbracciati, mi hanno fatto riflettere molto, spesso tutti noi ci fermiamo all’apparenza e non guardiamo mai oltre. Questi due ragazzi mi hanno dato una gran lezione di vita non solo , ma anche riguardo la musicoterapia. Un altro episodio che mi ha colpito molto o meglio che mi ha fatto riflettere, è accaduto in un’altra seduta, però questo evento è capitato a fine seduta. Svolgiamo la seduta e i ragazzi vanno via, noi nel frattempo ritiriamo gli strumenti . Quando stavamo uscendo dalla struttura un ragazzo ci rincorre e ci dice: “Buon 25 aprile, anzi buona festa della liberazione” ; noi tre, sorprese, ci guardiamo in faccia perché ci era sfuggito che il giorno dopo sarebbe stata festa e lui subito ci ha risposto : “Voi non ci fate caso a queste cose ma noi qui dentro si perché voi siete libere sempre”. Questa affermazione mi ha fatto riflettere molto perché mi ha fatto interrogare sulla diversa percezione che io e lui abbiamo sul tempo, lui percepisce e sta attento a tutto. Infatti penso che io molto spesso non mi soffermo mai sulle cose o sul tempo, sembro una macchina, sempre tutto di corsa, faccio le cose e non percepisco il tempo che passa, e non vivo l’attimo non lo colgo. E’ molto importante vivere il qui e ora, ma solo oggi grazie a questo percorso posso dire di aver capito. Sono insegnamenti di vita e di crescita personale e professionale, mi ha illuminato la mente l’affermazione di questo ragazzo. E poi mi sono chiesta sempre di come lui vive il suo tempo li dentro, accorgendosi di tutto perché è li per riflettere. Come dicevo all’inizio, ogni seduta è stata diversa , ma in ognuna c’è sempre stato qualche elemento che mi ha colpito e mi ha insegnato tante cose. Durante la verbalizzazione di una seduta c’è stato qualche utente che ha espresso che la seduta è stata liberatoria, chi è riuscito a scaricarsi, chi stava meglio e chi invece ha recepito messaggi come gli indiani. C’è stato anche chi ha avuto dei ricordi legati alla vita privata. Per tutto il gruppo è stata la prima esperienza di Musicoterapia. E’ stata un, esperienza che è piaciuta ricca di emozioni e sono stati molto contenti perché hanno dialogato in gruppo con gli strumenti. C’è stata anche la meraviglia da parte di un ragazzo del centro il quale non si faceva capace di come “4 legnetti”, come li ha definiti lui, emettono dei suoni particolari . Hanno detto grazie tutti e sono rimasti contenti. Nella chiusura finale la conduttrice ha chiesto, prima di andare via di esprimere con una sola parola la seduta. Le parole sono state: “SERENO, STRANO, RILASSATO,CONTENTO, BENE, AGITATO, LIBERO, STRANO, TRANQUILLO, LIBERO, MERAVIGLIATO. Non nascondo di aver avuto difficoltà, all’inizio perché le emozioni erano tante, soprattutto il ruolo che avevo di osservare non è stato facile, oltre ad osservare attentamente ciò che accade, occorre percepire tutto in ogni singola seduta e caricarsi di ogni sensazione ed emozione e,soprattutto, bisogna non far emergere nulla di personale in quel momento. All’interno del setting dovevo essere per prima cosa una persona trasparente o meglio dovevo esserci, ma allo stesso tempo non dovevo comparire o competere con gli utenti , in quanto la mia figura potrebbe essere percepita come un elemento di “disturbo”. Ho assunto dall’inizio del percorso una posizione di neutralità anche nelle espressioni mimiche facciali non mostravo mai interesse o disinteresse nelle occasioni che mi si presentavano. Ho fatto in modo che la mia presenza fosse vissuta bene dagli utenti, quando loro erano in seduta è stato come se “dimenticassero” che c’ero, perché erano presi. Come ben sappiamo, in musicoterapia è importante la figura dell’osservatore all’interno del setting. E’ molto fondamentale in quanto il suo ruolo non è solo quello di osservare, poiché egli osserva attentamente l’intera seduta e cura la verbalizzazione delle esperienze da parte dei pazienti, così consente a loro di esprimere i propri disagi.

Anche per me è stato così, ho definito il mio ruolo come una “spugna” perché in fondo l’osservatore essendo l’unico che non è dentro il gruppo, ma fuori, assorbe tutto ciò che gli si presenta. E’ giusto che non si carichi di tutti i problemi emersi perché ciò sarebbe molto frustante per lui. In ogni seduta, quando arrivavo li in struttura, mi “svestivo” di me e quando andavo via mi lasciavo dietro la seduta, non portavo via con me i problemi loro. Mi appuntavo le mie sensazioni ed emozioni perché non nascondo che erano tante. Una cosa fondamentale che ho capito durante il corso è stata anche di entrare in relazione con l’altro con l’empatia. Perché una relazione di aiuto sia tale è necessario che io comprenda l’altro intendendo con questo termine non solo capire quanto l’altro mi dice ma anche e soprattutto una comprensione empatica di quanto l’altro sente. Per empatia si intende la capacità di sentire il mondo personale dell’altro “come se” fosse nostro, senza mai perdere di vista questa qualità del “come se”: sentire l’ira ,la paura, il turbamento dell’altro con una duplice consapevolezza: sono sentimenti suoi e non miei e non aggiungo a questi la mia ira, la mia paura il mio turbamento.

E quasi passato un altro anno, posso affermare che è volato via subito, senza accorgermene, solo ora posso dire che ho avuto tante esperienze, una differente dall’altra che hanno lasciato vari segni. Voglio dire grazie di cuore a tutti i docenti che ci hanno formato intervenendo nella sede del corso. Ognuno di loro ha lasciato dentro me degli insegnamenti. Mi hanno spronata, mi hanno incoraggiata quando io volevo mollare, mi hanno fatto accettare e mi sono sentita accettata solo grazie al loro aiuto e mi hanno fatto capire una cosa molto fondamentale, che nella vita bisogna mettersi in gioco e staccare ogni tanto dagli schemi con cui facciamo le cose, è bello agire spontaneamente senza metterci troppa razionalità. Le arti terapie sono state per me un modo per sbloccarmi, per socializzare e mi hanno aiutata molto a livello psicologico, mi sono accettata perché avevo una piccola idea fissa su di me. Le mie aspettative sono relative al desiderio di gestire le situazioni che mi si presenteranno con molta determinazione e sicurezza e poter aiutare tutte le persone con il bagaglio delle mie esperienze. Un grazie particolare va anche ai ragazzi che si sono “messi in gioco” senza di loro non avrei mai potuto sperimentare queste dinamiche, grazie alle mie colleghe che mi hanno dato modo di condividere con loro questo percorso di crescita sia personale che professionale. Mi sono resa conto di come questo percorso mi abbia trasformata e cambiata. Felice di aver intrapreso questo percorso molto impegnativo, sono sicura che alla fine si raccoglieranno degli ottimi risultati e anche delle soddisfazioni. E’ stata un’ esperienza unica, bella, molto significativa per me sempre più convinta di approfondire e conoscere l’ambito della musicoterapia e le varie applicazioni per la relazione di aiuto.

 

 

 

 

 

 

 

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Assunta Aurelio

Autore: Assunta Aurelio

Sin da bambina ho desiderato aiutare il prossimo per uno spirito innato di altruismo che si è concretizzato nel 2011 con l’entrata nella gloriosa associazione della Croce Rossa Italiana. La scelta di compiere volontariato all’interno della C.R.I. deriva anche da motivazioni familiari, grazie all’esempio dato da mio padre che da oltre 20 anni milita come volontario in questa associazione. Anche la mia formazione scolastica e personale ha come indirizzo il “sociale” avendo conseguito nell’anno 2011 la maturità Socio-Psico-Pedagogica, per poi proseguire dal 2014 all’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Lecce, con specializzazione in Musicoterapia. Attualmente svolgo tirocinio in una comunità per tossicodipendenti ed ho lavorato per due anni in un asilo nido privato come educatrice.

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