LABORATORIO ESPRESSIONE CORPOREA CON MOVIMENTI DI DANZAMOVIMENTOTERAPIA ADOLESCENTI

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LABORATORIO ESPRESSIONE CORPOREA CON ELEMENTI DI DANZAMOVIMENTOTERAPIA
TIROCINIO PRESSO CENTRO APERTO BAMBÙ GOLOSINE VR
20/06/2016
D’accordo con gli educatori e per non deludere i nostri numerosi ragazzi dalle svariate età, abbiamo deciso di fare due laboratori in una mattinata; bambini e adolescenti. Anche in questo laboratorio c’è stata una prevalenza netta di sesso femminile.

LABORATORIO ADOLESCENTI

Terminato il laboratorio con le bambine ero abbastanza titubante, direi impaurita a svolgerlo con le adolescenti, non ho mai avuto per ora la possibilità di lavorare con loro, anche se devo dire mi stimola molto poter in qualche modo entrare nel loro mondo. Dobbiamo ricordare che la zona dove vivono è un po’ depressa, non ci sono molti stimoli culturali e vivono in un rione popolare, hanno famiglie numerose, le madri e i padri a malapena sanno l’italiano e leggere e scrivere, tanti di loro sono immigrati qui da poco e devono ancora integrarsi, ma sono rimasta piacevolmente stupita notare l’affiatamento del gruppo e il sostenersi a vicenda. Sono sincera, con loro ho dovuto prendere un altra strada, ho percepito le loro emozioni, le loro sensazioni, e ho deciso di seguire l’istinto. Invece di proporre lo stesso percorso delle bambine ho preferito modificarlo strada facendo, percependo in modo forte la loro rabbia, ho deciso di fare degli esercizi per far uscire le emozioni. All’inizio sempre in cerchio abbiamo inspirato e espirato, dicevo loro di inspirare la gioia, la felicità l’allegria e di espirare la rabbia la tristezza, la delusione…
Ho preferito iniziare con la canzone ” Princesa negra”, facendo il gioco dello” stop and go”, alternando movimento e balli in piedi, a occhi chiusi, sdraiati per terra, in ginocchio. Le adolescenti africane si muovevano molto bene, in armonia e con ritmo, le adolescenti italiane erano timorose e vergognose, se ne stavano un po’ in disparte, partecipavano ma con riserva. Anche altre due adolescenti africane avevano vergogna nel muoversi. Ho chiesto loro che sensazioni stavano provando nel muoversi con questa canzone; molte mi hanno detto che ricorda loro casa e che vorrebbero tornare lì, manca molto la loro terra: l’Africa…
Altre mi hanno detto gioia, felicità e spensieratezza.
Proposi a loro un altra canzone di “Enya”, molto dolce e melodica. Le invitai a muoversi e a disegnare nello spazio le loro sensazioni, colori, sogni. L’unica preadolescente araba del gruppo mi è rimasta molto impressa; l’ho sempre vista senza velo, ma stamattina per la prima volta ce l’aveva, e nella loro cultura stava a significare che era appena diventata una donna con l’arrivo del suo primo ciclo. Durante il laboratorio ha preferito toglierlo, e mentre ballava, sembrava libera e leggera, senza pensieri, aveva delle movenze molto armoniose, chiudeva spesso gli occhi e sembrava stare in un mondo lontano dalla sua realtà, dove tolto il velo e tutte le responsabilità che ne derivavano si sentiva finalmente solo una bambina. Le ragazze sembravano volteggiare nello spazio, fluttuare, sognare. Chiesi a loro di chiudere gli occhi, di provare a “sentire la musica” di respirarla. Detti a loro delle strisce di carta pesta per disegnare nello spazio, colorare un emozione. A molte chiudere gli occhi non è piaciuto perché avevano paura di scontrarsi e farsi male, altre erano impaurite perché non riuscivano ad avere il controllo della situazione, solo poche mi dissero che per loro è stata un esperienza molto bella, intensa, perché con gli occhi chiusi avevano volato nel loro mondo di speranze e di sogni. Anche con loro ho voluto fare il cerchio dove ognuno di loro entrava e faceva un passo, una danza, un movimento, ma dissi a loro che mi avrebbe fatto piacere che avessero ballato un emozione. Prima però chiesi di stare in cerchio e urlare a squarciagola la rabbia, la tristezza…
Poi proposi di urlare anche muovendo le mani, i piedi, con tutto il corpo. Alle ragazze piacque molto, mi dissero che era bellissimo far uscire la rabbia, dare un senso a quel vuoto che le circondava. Messa la canzone, una alla volta entrammo nel cerchio e esprimemmo la nostra emozione, moltissime di loro espressero la rabbia, decisi che dovevo fare di più, avremmo fatto dei movimenti ancora più forti, più energici. Dopo aver sfogato l’emozione della rabbia decisi di far entrare ognuna di loro, per ballare, per muoversi all’interno del cerchio. A differenza delle piccoline, qui per alcune ci sono state dei problemi, perché si sentivano osservate e giudicate dalle altre ragazze, mentre altre erano talmente a loro agio che avrebbero fatto dei movimenti all’infinito.
È stato interessante notare come la preadolescente araba in questo contesto dove si sentiva osservata faceva fatica a muoversi, mentre le altre la guardavano, si sentiva intimorita. Un altra preadolescente sempre restia nel muoversi, si trovò molto bene e a suo agio quando ballammo la rabbia, disse che era molto felice per aver fatto uscire tramite la danza questa emozione. Chiesi a tutte loro cosa avessero provato e che cosa fosse piaciuto di più, tutte mi dissero che era stato bellissimo ballare le emozioni, che era piaciuto tantissimo l’esercizio della rabbia, del disegnare la musica, insomma devo dire che mi hanno veramente stupito queste ragazze, sotto la scorza batte un cuore dolce e tenero, impaurite dal cambiamento del loro corpo, delle loro vite, delle loro culture. Mi hanno ringraziato e mi hanno chiesto di fare un altro laboratorio. Per me è stata un enorme soddisfazione perché era la prima volta che affrontavo un percorso di espressione corporea nonostante avessi studiato al master in Artiterapie. Ringrazio la docente Sonia Barsotti per avermi consigliato e sostenuto in questa impresa!

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Benedetta Carradori

Autore: Benedetta Carradori

 

Diplomata liceo artistico, stilista e modellista della calzatura, animatrice socio culturale… adoro giocare e sperimentare con le bolle di sapone e lavorare con i bambini. Cosa dire di me…. Sono una persona semplice, creativa e bambina dentro, mi stupisco per ogni cosa, mi piace sperimentare. Nei miei scritti troverete molti puntini di sospensione, perché così è la vita… Attimi di sospensione tra una realtà e l’altra, uno spazio temporale dove l’anima si raccoglie in uno spazio intimo, fecondo e creativo…
Ho tanto da imparare, ma con la mia semplicità e umiltà vorrei raccontarvi in questo blog il mio viaggio- percorso nella scuola Artedo di Verona; Il mio tirocinio, le emozioni, le sensazioni… Buon viaggio!

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