LABORATORIO ARGILLA CON BAMBINI E ADOLESCENTI

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LABORATORIO ESPRESSIVO CON ARGILLA
PERCORSO DI DUE INCONTRI DI 1ora e mezzo

Tirocinio Presso Centro Bambù Golosine (Vr)
Giugno 2016

Percorso sensoriale creativo; i bambini tramite l’uso dell’argilla scopriranno emozioni, sensazioni all’interno di SÉ, tramutandola in manufatti artistici dal significato introspettivo.

Il gruppo formatosi questa volta era molto vario; si andava da bambine di 6 anni a ragazzine di 15 anni, parlo al femminile perché all’inizio quando ho chiesto a tutti i presenti chi avesse voluto partecipare al laboratorio di argilla, i maschi sono stati i primi a scegliere di andare a giocare a calcio fuori all’esterno del centro. Non mi sono stupita, anche perché il modellare nella loro cultura ricorda e rimanda a “cose da femmina” come l’impastare una torta, preparare il pane, la pasta, insomma per la loro cultura un usanza del tutto femminile.
Il gruppo era composto da 18 circa bambine/ ragazzine, molto importante e impegnativo come numero per poter seguire bene il processo che si sarebbe andato a creare.
Il setting che ho allestito è stato di tre tavoli spaziosi uniti per il lungo e delle sedie su cui sedersi.
Subito devo essere sincera ero abbastanza spaventata e sconcertata, anche perché era un gruppo abbastanza vario e non conoscevo tutti, e c’erano appunto delle ragazzine che mi prendevano un po’ in giro. Ho cercato di capire come potevo attrarle e catturare la loro attenzione facendomi rispettare pur non risultando antipatica, decisi di scindermi in due; dolce e materna con le bambine, dalla battuta pronta e sveglia con le adolescenti, funzionò.
Colta l’attenzione del gruppo iniziai facendomi dire il loro nome e l’animale preferito, un modo simpatico che almeno nelle mie animazioni funziona per sciogliersi un po’ e fare conoscenza.
Chiesi a loro se conoscessero il materiale e in caso affermativo che cosa ricordava loro, molte non l’avevano mai usata, direi un buon 90% delle presenti.
Detti a loro un pezzo di argilla grande come un pugno di mano e le invitai a chiudere gli occhi e a prendere confidenza con questo nuovo materiale; l’argilla.
Una buona parte non chiuse gli occhi, soprattutto le grandi, mentre le bambine più piccole parteciparono di più nel chiuderli. Molte di loro mi dissero che non volevano chiudere gli occhi perché non capivano che cosa succedesse intorno a, allora per prendere un po’ di confidenza, proposi a loro di fare un gioco; dissi a loro di chiudere gli occhi, io sarei passata dietro, mi sarei ad un certo punto fermata da una di loro, avrei chiesto chi riusciva a percepire la mia presenza. Una bambina riuscì a percepire la mia presenza e me lo disse tutta contenta e soddisfatta. Domandai a loro che sensazioni avevano provato nel prendere in mano e modellare l’argilla: gli aggettivi più descritti sono stati i seguenti; fredda, appiccicosa, calda, molla mentre una bimba mi ha anche detto che le ricordava la lingua del suo cane. Chiesi a loro di modellare con le mani una sfera senza usare il tavolo di appoggio, ma tenendo l’argilla fra le mani. Molte di loro si lamentarono di non riuscire a fare la sfera tenendo l’argilla nelle mani, provarono ad appoggiarla sul tavolo, altre con molta fatica la fecero, ma l’atmosfera generale soprattutto delle adolescenti era un po’ il lamentarsi di non riuscire, mentre le bambine erano più coinvolte e silenziose. Finito questo esperimento sensoriale dissi a loro di creare un contenitore a loro piacimento, tutte entusiaste iniziarono a modellare e a creare la loro scultura, il loro contenitore. Il gruppo si cimentò alla ricerca ed esplorazione di varie forme e idee, venne fuori un porta matite, portacenere, porta soldi, porta cellulare, un vaso e una pizza. Tra un chiacchiericcio simpatico e allegro nacquero molte idee. Le bambine e le adolescenti erano molto coinvolte e allegre, io passavo tra i tavoli chiedendo a loro che cosa stessero creando di così bello e importante, notai che faceva piacere che chiedessi a loro le impressioni e le sensazioni, tutte erano partecipi e vitali, a parte qualche soggetto che non riusciva a creare una forma e si demoralizzava. Un’altra adolescente, notai molto irrequieta non si stava molto divertendo, cercai di coinvolgerla e per un po’ sembrò bastare. Un altra bambina con problemi di comportamento iniziò a lanciare alle sue compagne pezzi di argilla, io la ripresi un attimo, ma mi limitai, anche perché poi arrivò un educatrice con cui andava d’accordo e iniziarono a lavorare assieme. Iniziammo un secondo manufatto, dissi a loro che se volevano ora potevano creare un loro animale preferito, le grandi soprattutto sbuffarono un po’, mi chiesero anche se fosse obbligatorio fare un animale, dissi loro che a questo punto potevano fare quello che più loro ispirava. Alla fine moltissime di loro scelsero comunque di creare il loro animale preferito, forse per emulare le altre che avevano già scelto l’animale da creare, o forse perché si sentivano più guidate e contenute da il tema proposto.
Fecero dei bellissimi e particolari animali, chi preferì farli in tridimensionale, chi in bidimensionale,
C’erano gatti, cigni, conigli, pulci, ma anche pizze, fiori.
Nel frattempo io giravo fra i tavoli osservando e chiedendo loro se andava di raccontare come si chiamasse l’animale da loro creato, dove vivesse e cosa piaceva.
A molte di loro piacque raccontarsi e raccontare, mentre alcune preferivano dirmelo sottovoce e al riparo dal gruppo in un contesto più intimo e sacro. Alla fine del primo incontro abbiamo messo tutti i manufatti sul tavolo, felici e soddisfatti, a parte un adolescente che ha voluto distruggere il suo coniglio perché non le piaceva più.
Sappiamo che l’animale raccontato e creato da loro è una parte di se stessi, dei loro sogni e desideri, il nome, cosa piace fare, è un racconto autobiografico, ma senza la paura di esserne derisi, ma protetti dall’anonimato del loro amico animale.

SECONDO INCONTRO

Dopo aver fatto una supervisione con Axel per parlare di come era andato il primo laboratorio, sono emerse alcune problematiche;

Non dovevo chiedere ad un bambino di rimpastare il loro lavoro, perché è come se avessi trasmesso a loro il fatto che non valesse niente il lavoro, tanto che ho proposto di disfarlo, anche se a mia “ discolpa” posso dire che non mi aspettavo un affluenza così consistente, e il materiale era per un tot di bambini, nel progetto originale avevo proposto due incontri con l’argilla, ma nel corso del laboratorio è stato deciso diversamente in base alla richiesta del momento, per non ferire nessuno abbiamo deciso di usare tutta l’argilla in una volta sola.

Il numero dei bambini; è consigliabile che un laboratorio sia svolto da massimo 10 bambini

In questo contesto è difficile perché ci sono molti bambini di varie età che frequentano il centro diurno soprattutto adesso il mattino terminata la scuola, poi il problema per me è stato dover cambiare più volte il giorno per motivi lavorativi e di conseguenza mi avevano avvisata che era facile che al mattino fosse più difficile gestire il numero dei partecipanti.

Per quanto riguarda la bambina con problemi di comportamento è stata aiutata dalla educatrice con cui ha un rapporto più di complicità e di aiuto. Axel mi ha riferito che non si dovrebbe interferire con i lavori che stanno eseguendo i bambini, in quanto dovrebbero essere lasciati liberi di entrare in contatto con se stessi e con le loro emozioni, ma bisogna anche calcolare che per me era già difficile gestire un gruppo così numeroso e variegato, se non avessi avuto l’aiuto dell’educatrice non so come sarebbe andata. La teoria è chiara e precisa su quello che si dovrebbe fare, ma purtroppo dobbiamo tenere conto anche della realtà nella quale siamo chiamati ad operare. Decisi questa volta dato che il gruppo era numeroso, venti partecipanti, di dividere i tavoli; da una parte bambini e dall’altra adolescenti.
In questo modo si è garantito una certa stabilità e ordine.
Iniziarono a colorare le loro opere, mentre altre sei partecipanti che la volta scorsa non c’erano iniziarono con l’argilla un nuovo lavoro. Le adolescenti fecero più fatica a modellare l’argilla tanto che tutte e due si stancarono presto e si misero a guardare le loro compagne che coloravano i loro manufatti. Le bambine subito perplesse non sapevano neanche come si facesse una sfera, o come si schiacciava, cercai di non intervenire manualmente, ma spiegai a loro come fare.
Il laboratorio andò molto bene, tanto che finito di colorare le loro opere dissi a loro di fare una rappresentazione grafica di esse, detti a loro fogli color crema e matite a pastello, la sensazione che ho avuto è stata quella che le adolescenti non vedevano l’ora di terminare il disegno e consegnarmelo, mentre alle bambine piacque di più. Terminato il laboratorio chiesi a loro che cosa era piaciuto di più fare; tutte mi risposero colorare, perché con l’argilla modellare era troppo difficile.

CONCLUSIONI:
Mi sono trovata in difficoltà perché essendo gruppo numeroso non sono riuscita a vedere bene due età differenti. Ho cercato un coinvolgimento, ma le adolescenti facevano gruppo, mentre con le bambine è stato più facile. Tante di loro continuavano a ripetere che non erano capaci di colorare, e che il loro lavoretto non piaceva e non lo trovavano bello, ma la soddisfazione più grande ce l’ho avuta con la bambina che l’altra volta lanciava l’argilla, abbiamo provato a lasciarla sola, senza l’aiuto dell’educatrice e dopo un primo smarrimento e arrabbiatura perché diceva di non essere capace di fare nulla, iniziò a lavorare da sola e molto bene, in maniera precisa e dettagliata, anche il suo disegno era molto bello e ben curato, alla fine non lo voleva perché mi disse che le faceva schifo, spiegai che i disegni li avrei tenuti io, lei si rilassò e fu felice dell’esperienza vissuta. Mi ha fatto piacere assieme agli educatori decidere la linea da seguire per la buona riuscita del mio tirocinio e andando anche incontro alle loro esigenze.

 

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Benedetta Carradori

Autore: Benedetta Carradori

 

Diplomata liceo artistico, stilista e modellista della calzatura, animatrice socio culturale… adoro giocare e sperimentare con le bolle di sapone e lavorare con i bambini. Cosa dire di me…. Sono una persona semplice, creativa e bambina dentro, mi stupisco per ogni cosa, mi piace sperimentare. Nei miei scritti troverete molti puntini di sospensione, perché così è la vita… Attimi di sospensione tra una realtà e l’altra, uno spazio temporale dove l’anima si raccoglie in uno spazio intimo, fecondo e creativo…
Ho tanto da imparare, ma con la mia semplicità e umiltà vorrei raccontarvi in questo blog il mio viaggio- percorso nella scuola Artedo di Verona; Il mio tirocinio, le emozioni, le sensazioni… Buon viaggio!

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