PROGETTO DI LABORATORI ESPRESSIVI PER BAMBINI AL PARCO BAIA DELLE SIRENE VR

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PROGETTO DI LABORATORI ESPRESSIVI PER BAMBINI PARCO BAIA DELLE SIRENE VR
PROGETTO DI LABORATORI ESPRESSIVI PER BAMBINI

I laboratori espressivi di Arte, vanno a soddisfare quel bisogno di creatività, espressione e gioco innato nell’essere umano ma talvolta sopito dalla quotidianità. Il progetto educativo di espressività artistica che propongo è rivolto ai bambini
ospiti del mini club. All’interno del setting sarò presente in veste di tirocinante per la scuola Artedo di Artiterapie Verona e Vicenza. L’invito è quello di creare all’interno del parco, uno spazio ludico dove con i vari materiali forniti da me, impareranno a coltivare la propria creatività facendo emergere aspetti di SÈ tramite il gioco in un ambiente protetto e non giudicante. Immerso nella natura e il setting spazioso dall’aspetto ludico ricreativo, invoglierà i bambini a sperimentare nuove possibilità, scoprendo attraverso l’uso dei cinque sensi nuovi percorsi creativi espressivi tramite i vari materiali che andrò a proporre, un emozionante viaggio alla scoperta delle proprie capacità artistico ricreative. L’intervento si colloca con finalità educativa, attraverso l’uso della creatività e della fantasia si mira a favorire un benessere generale della persona alla scoperta delle nostre doti. Finalità : Educare tramite il gioco, Favorire la creatività, la socializzazione, l’integrazione con il gruppo, l’espressione del corpo, il contatto con la natura e stimolare la fantasia. Le tecniche che utilizzeremo in questo percorso educativo espressivo sono adatte per bambini e semplici da usare: Tecniche artistiche plastico pittoriche,Collage,Cartoncini e materiali riciclati, laboratori bolle di sapone. Il modello da cui prenderemo spunto è il modello espressivo modulare: Espressivo in quanto capaci di andare a cogliere e a rinviare contenuti inconsci e far esprimere i propri vissuti e le proprie emozioni. Durante il percorso il bambino imparerà ad esprimere la propria individualità, rafforzerà la sua identità corporea e imparerà a instaurare delle giocose relazioni con i propri compagni facendo emergere la propria personalità. Modulare perché permette al bambino di modellare la sua esperienza e il suo vissuto tramite appunto la creazione di un oggetto, di un opera d’arte che lo rispecchierà. Questa fase è dove il bambino con la manualità andrà a modellare e a creare il proprio manufatto, dopodiché seguirà la fase della drammatizzazione dove andrà (se vorrà) a raccontare la storia ai suoi compagni di come è nato l’oggetto/ disegno e perché, imparando così a mettersi in relazione con il mondo stesso. Il percorso si svolgerà nei mesi estivi di giugno,luglio, agosto.
Cadenza settimanale, lezione della durata di 40/50 minuti dipende dall’interesse e la sintonia del gruppo. La struttura è situata in uno splendido contesto immerso nella natura sulle rive del lago di Garda, un parco ben strutturato e con molte attrazioni ludiche per i piccoli vacanzieri, per la maggior parte del nord Europa, Tedeschi in particolare e per metà Italiani.
Il mini club è aperto a numerose forme di animazione, Musicoterapia, laboratori e altre forme di socializzazione. L’ambiente é allegro, creativo e ben disposto a nuovi tipi di intrattenimento che abbiano a cuore il benessere del bambino.

Il mio primo laboratorio è stato con le bolle di sapone, il mio gruppo era misto Tedeschi e Italiani, dai 4/9 anni, saranno stati circa 8/9 bimbi, il gruppo nonostante la diversità di lingua e età si è dimostrato affiatato e curioso, subito ho allestito un setting con un lungo tavolo e delle panche per iniziare a prendere confidenza con le bolle, usando prima da seduti cannucce e altri materiali, facendo esperimenti interessanti ludici e gioiosi. Ho notato in particolare un bambino, con problemi sembrava a spettro autistico, molto timido e riservato. Sono rimasta male perché la sorellina, credo gemella, mi ha avvisato che suo fratello non capiva nulla e che non è normale… Io sono rimasta di sale, anche perchè la bimba ha detto che era la mamma e la nonna a dirlo! non riusciva a fare le bolle, soffiava piano, come se non avesse avuto la forza di stare nel mondo. Mi ha colpito perché l’ho visto molto interessato, ma si teneva in disparte perché credeva di non essere in grado, poi lentamente con il mio aiuto, l’ho sostenuto e incoraggiato e si è aperto un pochino, pur rimanendo sempre in disparte e silenzioso. È interessante notare le dinamiche che si vanno a creare nei gruppi, quali sono i bambini più temerari, quelli che sperimentano allegramente e quelli che al contatto con il liquido delle bolle si sentono sporchi e provano disagio. È come se la bolla rappresentasse un mondo, o la pancia della madre, primo soffio di vita. Molti bimbi non amano sporcarsi, altri piangono perché non si sentono a loro agio a usare le mani per fare le bolle. Altri non riescono a modulare l’intensità del soffio e del respiro, con la conseguenza che il bambino si sente un po a disagio non riuscendo a chiudere nemmeno una bolla.
Prima di iniziare qualsiasi laboratorio insegno loro a fare tre bei lunghi respiri, con calma, delicatezza, e poi con vigore, così si rilassano e prendono confidenza con il soffio, importante per far nascere una bolla di sapone. Poi abbiamo proseguito con molto esperimenti ludici e simpatici, è stato bello notare l’allegria e la rilassatezza di questi bambini, vuoi perché in vacanza, vuoi perché in un contesto rilassante ma direi che è andata molto bene. Per quanto riguarda la lingua, sono stata supportata dalle mamme e dalle bravissime ragazze che lavorano al parco e che conoscono la lingua! poi come dico sempre, le bolle sono universali, non hanno bisogno di essere spiegate, sono sempre magiche e incantano grandi e piccini. Nel secondo laboratorio ho riproposto il laboratorio di bolle, ma a differenza della volta precedente qui il gruppo era decisamente sproporzionato come età, si andava da un minimo di due anni ad un massimo di 9 anni, ovviamente i bambini piccoli erano aiutati dalle loro madri, ma si sono annoiati subito, perché gli esperimenti da fare sono studiati dai 4/5 anni in su.
Anche qui ho riproposto il programma della settimana prima ma con scarsi risultati, solo i bambini italiani e dai cinque anni in su erano coinvolti, mentre gli altri purtroppo non molto! vuoi per la lingua, vuoi per il caldo di luglio… Per cercare di riprendere in mano la situazione alla fine come sempre ho proposto lo “scoppia bolle” dove i bambini in libertà scoppiano le bolle giganti che faccio io con uno strumento realizzato da me. Dovevate vedere i piccoli visi di questi bambini; gioiosi, incantati, allegri, si muovevano con tutto il corpo, saltavano come dei grilli per poter scoppiare più bolle possibili, senza accorgersi i bambini sperimentavano esercizi di attività corporea, in quanto proponevo loro di imitare i canguri, andare di schiena come gamberi, allungarsi come delle scimmiette, prendevano confidenza con il loro corpo e imparavano a rispettare lo spazio degli altri. Il “problema” in questo contesto più che la lingua, (che poi in qualche modo ci si capisce) è il fatto che il setting è aperto, e dunque può capitare che nel bel mezzo di un laboratorio vogliano subentrare altri bambini, ed essendo un luogo piacevole di vacanza non si può essere rigidi nelle regole di un giusto setting, ma flessibili e elastici ai cambiamenti.
Nel terzo laboratorio proposto ho scelto di fare “ crea il tuo animale preferito”, qui assieme alle educatrici abbiamo scelto (dal momento che io per studiare i disegni dovevo portarmeli a casa), di far colorare ai bambini prima un sasso colorato che rappresentasse il loro animale preferito, in modo che quell’oggetto potessero portarlo a casa e poi iniziare con il disegno.
Solo che anche qui non c’è stato tempo perché sono venuti tanti di quei bambini, che abbiamo dovuto iniziare subito il laboratorio. Il gruppo era composto da metà Italiani e metà Tedeschi. Subito i bambini si sono divisi ai tavoli suddivisi per lingua. Ho messo un tavolo al centro con tutti i materiali, come se fosse un buffet, ognuno aveva la possibilità di scegliere quello che voleva; stoffe, cannucce, gessetti, lane, ecc, un mix tra collage e pittura, acquerelli, tempere, colori a pastello, forbicine. Prima di servirsi al “buffet” ho raccontato loro la storia di “Carotina e i suoi amici animali”. Ho iniziato questo laboratorio raccontando loro una storia che facesse immaginare e sognare il bambino, aiutandolo a immedesimarsi in questi bizzarri animali.

“Carotina e i suoi bizzarri amici animali”

Oh oh, ma dove sono finita!
Disse Carotina una simpatica fatina che abitava su un altro pianeta chiamato Woodinia.
Nel bosco dove abitava, gli alberi erano azzurri, l’acqua rosa e le montagne gialle come il sole, solo che lì il sole era violetto! Ma la cosa più bizzarra erano i suoi animali; tutti strambi e mescolati come il caffellatte per intendersi! C’era il pappagatto; mezzo pappagallo e mezzo gatto, il tartacane; mezzo tartaruga e mezzo cane, i leonconiglio; mezzo leone e mezzo coniglio…e chi più ne ha e più ne metta. Carotina e i suoi amici animali giocavano tutto il santo giorno; ridevano, ballavano, insomma si divertivano molto, ma un giorno arrivò a Woodinia un signore un po’ mattacchione detto Sir Remigione; era uno scienziato pazzerello ma anche uno stregone, pensate un po’, era stato lui a inventare e creare queste bizzarre creature. Disse a Carotina, con le sue guanciotte rosse e le sue belle lentiggini che le punteggiavano il viso che l’avrebbe mandata su un pianeta lontano lontano chiamato Terra a raccontare ai suoi piccoli abitanti (che li si chiamano bambini) dei loro bizzarri e strampalati amici animali.
Carotina felicissima di andare a conoscere questi bambini si preparò in un battibaleno e con la sua magica navicella spaziale di forma a cuore, viaggiò nel tempo e nello spazio… Arrivata sulla Terra la prima cosa che la colpì furono i suoi animali; C’era un gatto che era solo un gatto, un cane che era solo un cane…
Disse tra se e se; ma che mondo è mai questo? Che strano! Andò dai bambini della Terra tutta scompigliata e con il fiatone tanto aveva corso come una mattacchiona per arrivare in tempo.
I bambini quando la videro si misero a ridere a crepapelle, perché era tutta colorata e pasticciata dalla testa ai piedi, spiegò loro che stava disegnando e colorando il suo animale preferito; il gatfarfalla, mezzo gatto e mezza farfalla, spiegò loro che lei si sentiva agile e felina come un gatto, anche indipendente ma coccolona, e come la farfalla amava la leggerezza e la libertà. Il mio animale si chiama Serafina disse con voce dolce ma convinta.
I bambini entusiasti della storia raccontata da Carotina, vollero anche loro disegnare e creare il loro animale preferito e dare un bel nome…
Cosa dite bambini lo facciamo anche noi? I bambini dopo aver ascoltato la storiella si sono catapultati letteralmente sul buffet, tutti con idee originali in testa, il gruppo di bambini Italiani si sono sbizzarriti nel creare animali bizzarri, pensate che un bambino mi ha chiesto se poteva fare un Pokemon…un animaletto da video games molto in voga! Subito rimasi un pó spiazzata, ma come ci insegnano a scuola noi dobbiamo solamente osservare e lasciare a briglie sciolte i nostri fanciulli, lasciarli esprimere nella loro creatività. Dall’altra parte del tavolo c’erano bambini Tedeschi, molto disciplinati e composti, la responsabile del miniclub ha raccontato loro la versione in tedesco della mia storia, erano molto interessati e coinvolti, mentre i bambini maschi Italiani più irruenti e iperattivi. I bambini tedeschi con calma, riflettevano su che animale fare, i bambini italiani, si scannavano per finire prima e creare l’animale più strano, poi sempre più bambini esterni volevano partecipate al laboratorio anche se appena arrivati, come già detto in questo contesto non si può andare per il sottile, ma cercare di trattare bene i piccoli ospiti in vacanza. Ho deciso di farli partecipare ugualmente e sinceramente anche se magari ho scombinato certi equilibri del setting, li ho visti appassionarsi subito e integrarsi facilmente con i loro compagni di laboratorio, saranno stati una ventina alla fine, e siamo partiti in nove.
È stato interessante notare i bambini più contenuti, prima hanno disegnato la sagoma dell’animale con i pastelli e poi hanno colorato e attaccato i pezzi alla figura, altri sono andati diretti nell’attaccare pezzi di stoffe e altri materiali, un bambino abbastanza irruento ne ha fatti due di disegni e tutti e due erano mostri, un po’ inquietanti, altri sono andati per emulazione, copiando alcuni colori e stoffe dei loro amici o fratellini vicini. Alla fine ho chiesto loro di raccontarmi dove vivevano questi bellissimi animali e quale fosse il loro nome. È stato bellissimo poi appendere su un filo con delle mollette tutti i disegni, i bambini erano entusiasti e felici delle loro opere.
Ho detto loro, facendo finta di chiamare Carotina, che i disegni sarebbe piaciuto tenerli lei per confrontarli con quelli degli altri pianeti, un modo simpatico per far sì che i bimbi fossero ancora più felici di aver creato dei bizzarri animali da far vedere a Carotina, e un modo delicato e rispettoso per tenermi i disegni per me è poterli studiare, osservare e catalogare nel mio percorso di formazione. È stata una bellissima esperienza osservare due culture diverse approcciarsi alla creatività.

LABORATORIO ESPRESSIVO CON LE BOLLE DI SAPONE: ESPERIENZA CON BAMBINI DI UNA CASA FAMIGLIA CON PROBLEMI FAMIGLIARI, COMPORTAMENTALI E RITARDI MENTALI.
Direi che è stato il mio “battesimo di fuoco”, in quanto ho potuto mettermi alla prova e scoprire che cosa significa lavorare con bambini dalle diverse problematiche, il gruppo formato da ventiquattro bambini dai cinque ai nove anni, tutti con problemi famigliari alle spalle, problemi di integrazione e aggressività. Per fortuna ero supportata dalle ragazze che lavoravano al Mini club, io conducevo e loro mi aiutavano nelle mansioni pratiche, ho chiesto a gli accompagnatori e animatori della casa famiglia di non interferire ma di osservare solamente per poter così osservare e capire le dinamiche che andavano a formarsi. Loro molto gentilmente hanno accettato e capito la mia situazione. Sinceramente è come se mi fossi trovata nella fossa dei leoni, allora decisi di diventare anche io una leonessa; li salutai, chiesi loro il nome e se vedevo che mi prendevano leggermente in giro, rispondevo in simpatia con la stessa moneta; mi accettarono perché capivano che ero lì per divertirmi con loro e soprattutto mi ero messa al loro livello, per poter aprire una comunicazione con loro.
Come sempre all’inizio proposi i miei esercizi di respirazione, per farli calmare e entrare nella giusta dimensione, lessi loro la storia di Bollicina e poi proposi i miei esperimenti, lasciandoli liberi di sperimentare a loro piacimento, notai il loro comportamento, chi irruento e non riusciva a fare bolle, chi soffiava in modo flebile e con le spalle curve sentivano già tutta l’amarezza e la pesantezza di stare al mondo, chi mi sfidava per farsi vedere dai loro compagni che era il più forte, ma con scarsi risultati, perché dopo anni di animazioni e di bambini urlanti, sapevo come “domarli” senza ferirli nel l’orgoglio di maschietti Alfa. Per me è stata un esperienza fantastica, perché tutti quanti erano veramente interessati e hanno risposto positivamente a gli stimoli proposti, si vedevano che erano bambini bisognosi di affetto e di attenzione, erano anche incontrollabili certe volte, ma sempre molto rispettosi e attenti a quello che spiegavo e dicevo.
La felicità che ho letto nei loro visi per me è stato emozionante, in qualche modo mi sono sentita speciale, perché ho potuto regalare a loro attimi di fantasia e serenità, che data la loro situazione credo scarseggi. Altri laboratori che ho fatto nell’estate è stato quello far disegnare sempre in assoluta libertà di scelta materiali la “famiglia ideale”, “ le nostre paure più grandi”, “ disegnare se stessi”, “ la nostra casa ideale”. È stato molto interessante perché ho potuto notare molte dinamiche, diciamo nascoste.
Alcuni bambini non si sono disegnati nei loro disegni, come se non esistessero, altri quando abbiamo fatto il laboratorio della casa ideale, nei disegni solo un bambino su dodici, mi ha detto di abitarci con la famiglia, il restante mi diceva di abitare da solo o con i loro animali. Sono rimasta un po’stravolta, una bimba che mi è rimasta impressa mi ha raccontato che nella sua casa viveva sola con i suoi adorati gatti, peccato che questi erano morti! Altri bimbi, hanno disegnato papà rinchiusi nelle torri, che dormivano sul divano, o addirittura inesistenti, le mamme nella maggior parte dei disegni erano rappresentate molto grandi e ben raffigurate. Un altra bimba aveva dimenticato di disegnare la sorellina, altri si sono “dimenticati” di disegnare mamme e papà. Nel laboratorio dove chiedevo loro di disegnare SÈ stessi, anche lì sono uscite delle cose interessanti: per esempio un bambino con occhiali molto spessi, si è disegnato senza; i genitori, visto successivamente il disegno si sono un po’ stupiti, perché era la prima volta che si disegnava senza, probabilmente il bambino in un clima più distensivo e non giudicante si è disegnato come vorrebbe essere: cioè senza occhiali. Ricordo con molti particolari alcuni bambini e disegni, mi sono entrati nel cuore per quello che hanno raccontato tramite il disegno, uno spaccato di vita quotidiana, dove il bambino finalmente lasciato libero di esprimersi ha esternato alcune emozioni e sensazioni che provava. È stata un esperienza molto bella e mi faceva piacere condividerla con voi! Nel complesso per essere stato uno dei miei primi tirocini, sono abbastanza contenta, nonostante sia cosciente che ho moltissime cose da imparare e capire, nessuno nasce maestro, e dunque avanti tutta!

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Benedetta Carradori

Autore: Benedetta Carradori

 

Diplomata liceo artistico, stilista e modellista della calzatura, animatrice socio culturale… adoro giocare e sperimentare con le bolle di sapone e lavorare con i bambini. Cosa dire di me…. Sono una persona semplice, creativa e bambina dentro, mi stupisco per ogni cosa, mi piace sperimentare. Nei miei scritti troverete molti puntini di sospensione, perché così è la vita… Attimi di sospensione tra una realtà e l’altra, uno spazio temporale dove l’anima si raccoglie in uno spazio intimo, fecondo e creativo…
Ho tanto da imparare, ma con la mia semplicità e umiltà vorrei raccontarvi in questo blog il mio viaggio- percorso nella scuola Artedo di Verona; Il mio tirocinio, le emozioni, le sensazioni… Buon viaggio!

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