La bellezza salverà il mondo: l’inizio di un percorso.

Cos’è la bellezza?

Domanda spinosa. Domanda antica, perché l’uomo se la pone da centinaia di anni e ne cerca la vera essenza da sempre.

Non mi ha stupito scoprire che ben prima della nascita della scrittura, l’essere umano si espresse per immagini, in grotte nascoste nelle profondità della terra, usando le dita come pennello e pigmenti offerti dalla natura come colori.

La bellezza è personale – “non è bello ciò che è bello ma…” – la bellezza muta con la storia, le civiltà, le culture, le mode.

Gli antichi greci, che di animo umano ne sapevano un po’ avendo inventato la filosofia occidentale, arrivarono ad affiancare al termine “bello” quello di “buono” (kalòs kai agathòs) introducendo coscientemente l’idea che nell’esperienza estetica risiedesse, in qualche modo, qualcosa di curativo.

Ho provato a scrivere su un piccolo foglio bianco la mia definizione essenziale di bellezza, poi ho ripetuto l’esercizio la settimana dopo e quella dopo ancora: ogni volta emerge qualcosa di nuovo, nuovi stimoli dai quali partire per un nuovo viaggio e nuove conoscenze.

La ricerca dell’uomo di ciò che è bello non è distinta da quella di ciò che lo fa stare bene e le arti ne sono il frutto più sublime in ogni loro declinazione.

Nel Novecento però gli artisti hanno fatto lo sgambetto al concetto tradizionale e classico di “bello”: l’arte contemporanea in particolare si è fatta spesso ostica, astrusa e a tratti ricercatamente brutta, la scultura si è frammentata in veri e propri spazi che critici e galleristi chiamano “installazioni”. Dov’è la bellezza in questo? Quale fascino tutto da scoprire si cela in questi nuovi panorami?

Affacciarmi al mondo delle Artiterapie mi ha permesso di iniziare a costruire risposte per tutte queste domande, tessere una sintesi fra l’arte e un percorso esistenziale di crescita.

Il bello si fa concreto nella mia formazione e diventa la forma che pulsa nei miei movimenti, l’espressione della mia anima che prende corpo nei colori o con la terra, le vibrazioni di un tamburo tribale che fanno risuonare le mie ossa. Il bello vive nella mia ricerca di ciò che è veramente vita, emerge in ciò che cura la mia interiorità, esprime quello che pian piano scopro di essere; esso mi apre al mondo, all’altro che immerge le mani nelle macchie di colore accanto a me, che respira nel mio danzare e risuona con i suoi passi in questo paesaggio condiviso.

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Paola Vettorazzi

Autore: Paola Vettorazzi

Da anni cercavo un percorso formativo che mi permettesse di integrare la mia passione per l’arte e il mio interesse per il campo della crescita personale.

La mia formazione mi ha sempre portato a studiare la bellezza nelle sue tante espressioni: dopo la maturità classica, ho deciso di intraprendere studi umanistici all’università e ho orientato i miei interessi e le scelte riguardanti il piano di studi sempre verso la storia dell’arte, della musica e dello spettacolo. Mi affascinava conoscere le modalità con le quali l’uomo esprimeva se stesso, la gioia, l’amore e tutte le sfumature di dolore utilizzando il mezzo della bellezza.

Lavorando al fianco di molti artisti, nei panni di critica e storica d’arte, e con persone di ogni età, operando nel settore didattico di musei d’arte, mi sono resa conto come la creatività offrisse a chiunque la possibilità di crescere e conoscersi nel profondo.

Dopo un triennio filosofico presso una facoltà teologica, sempre alla ricerca dell’oltre, ho deciso di intraprendere la strada dell’arteterapia per coniugare le tante anime del mio cercare.

In questo percorso mi aiuta costantemente il contatto con la natura e gli animali, in particolare, che ho potuto conoscere da vicino grazie alla mia formazione nel campo degli Interventi assistiti con gli animali (Pet Therapy), integrando il benefico contatto con queste creature speciali e l’Arteterapia.

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