Collage di Natale: la consapevolezza dei dettagli.

E finalmente è arrivato Natale insieme al suo complesso e luminoso mondo di tradizioni e festa.

E se questa è la ricorrenza che simbolicamente richiama la nostra attenzione sulla luce, proprio nei giorni più brevi dell’anno, credo che non siano fuori luogo alcune riflessioni sull’arteterapia e le implicazioni metaforiche che questa disciplina condivide con il periodo.

Nella carrellata di scoperte legate alle diverse tecniche artistiche delle quali fa uso l’arteterapia, il collage mi ha sorpresa e stregata per il suo potere evocativo e quella chance in più che offre a chi – ancora condizionato da un giudizio performativo interiore – fatica davanti ad un foglio bianco. Non serve insomma possedere chissà quali doti artistiche per approcciarsi al collage, ma piuttosto lasciarsi catturare da immagini che appaiono fra tante e permettere alla sapienza delle mani di agire per noi.

Concetto meraviglioso quest’ultimo e che, a quanto pare, non era estraneo nemmeno nel XIX secolo, quando appassionati d’arte e danarosi collezionisti, con una sensibilità che la nostra contemporanea fatica a non disapprovare, si cimentarono in raccolte di spettacolari immagini estrapolate da testi miniati medievali e di epoca moderna, per farne personali segni della loro bramosia di bellezza. Testi liturgici, salteri, libri devozionali e soprattutto volumi corali (le cui grandi dimensioni – giustificate dall’uso comunitario per la lettura durante i riti – favorirono il riuso estetizzante ottocentesco) diventarono una sorta di miniera dalla quale attingere per creare i propri personali collage: piccoli quadri creati accostando ritagli eterogenei di codici miniati (consiglio al riguardo la mostra natalizia in corso alla Fondazione Cini di Venezia).

Il procedimento, raffinato quanto potente, non è dissimile quando ci si approccia a questa tecnica nel contesto dell’Arteterapia: qualcosa ci guida verso dettagli che sentiamo esprimere una parte di noi e ognuno di essi conquista il proprio posto nella composizione finale che come per magia prende forma sotto i nostri occhi. E così capita che piccole luci prendano il volo in cieli di nuvole e di stelle sotto lo sguardo trascendente di un angelo e di un più oscuro personaggio dal nero mantello, mentre in basso un canguro sta per spiccare un balzo fuori dalla misteriosa composizione.

Può succedere di tutto immergendosi in un collage (lo tenga ben presente l’aspirante arteterapeuta!) anche il poter fare a chi guarda la nostra piccola composizione gli auguri per questo Natale imminente.

 

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Paola Vettorazzi

Autore: Paola Vettorazzi

Da anni cercavo un percorso formativo che mi permettesse di integrare la mia passione per l’arte e il mio interesse per il campo della crescita personale.

La mia formazione mi ha sempre portato a studiare la bellezza nelle sue tante espressioni: dopo la maturità classica, ho deciso di intraprendere studi umanistici all’università e ho orientato i miei interessi e le scelte riguardanti il piano di studi sempre verso la storia dell’arte, della musica e dello spettacolo. Mi affascinava conoscere le modalità con le quali l’uomo esprimeva se stesso, la gioia, l’amore e tutte le sfumature di dolore utilizzando il mezzo della bellezza.

Lavorando al fianco di molti artisti, nei panni di critica e storica d’arte, e con persone di ogni età, operando nel settore didattico di musei d’arte, mi sono resa conto come la creatività offrisse a chiunque la possibilità di crescere e conoscersi nel profondo.

Dopo un triennio filosofico presso una facoltà teologica, sempre alla ricerca dell’oltre, ho deciso di intraprendere la strada dell’arteterapia per coniugare le tante anime del mio cercare.

In questo percorso mi aiuta costantemente il contatto con la natura e gli animali, in particolare, che ho potuto conoscere da vicino grazie alla mia formazione nel campo degli Interventi assistiti con gli animali (Pet Therapy), integrando il benefico contatto con queste creature speciali e l’Arteterapia.

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