Ritrarsi, ritrarre, viaggio alla scoperta dell’altro da me

LABORATORIO METODO TRASFORMAZIONE E FORMA
18/19/02/2017
Docente Pamela Palomba

“ ritrarsi, ritrarre, viaggio alla scoperta dell’altro da me”

Tratto dalla dispensa della nostra docente Pamela Palomba:

Il tema dello sguardo come specchio per cogliere aspetti in ombra e poco percepiti di sé ricorre nelle opere di molti artisti moderni e contemporanei. Lo specchio rimanda al tema dell’identità, in particolar modo del “doppio” che ricorre in tante civiltà e che, in alcune culture, è connesso all’idea dell’altrove e della morte. Lo sguardo come specchio può rivelare, trasfigurare, sfumare il viso che guarda ed è guardato e anche riflettere immagini di sé che, se attraversate, conducono altrove. Larghissima parte della produzione artistica del Novecento e contemporanea appartiene al genere dell’autoritratto, diretto o indiretto, consapevole o meno. È un genere per sua natura altamente problematico perché ci pone in rapporto con l’Altro, perché nell’autoritratto l’Io diventa l’Altro.

Come sempre la nostra docente Pamela Palomba ci tiene e metterci a nostro agio e a cercare di farci rilassare e prendere coscienza del momento presente.
Iniziamo con dei semplici eppur efficaci respiri che ci mettano in contatto con noi stessi e il momento presente. Mentre respiro profondamente le mie tensioni si fanno sempre meno forti, le mie spalle si rilassano, la mia pancia pure…
sento che tutti i pensieri della settimana stanno lentamente svanendo e lasciano posto a una mente vuota e recettiva, pronta per assaporare questo splendido week end di formazione.


Momento caotico liberatorio
Serve per liberare ancora di più la mente e il corpo
Pamela ci ha fatto sedere per terra a cerchio, fatto scegliere tra fogli banchi e marroni a grandezza circa 1 M per 70, ci ha chiesto di prendere confidenza con il nostro foglio, sedersi sopra e sentirlo, percepirlo in tutte le sue varianti, poi alzandoci in piedi, chi camminando, chi ballando, chi muovendosi ondeggiando, ognuno di noi ha sperimentato e ricercato un contatto con il foglio, chi lo stroppicciava, chi lo accarezzava, chi ascoltava il fruscio della carta, insomma per me stato un intenso momento, perché adoravo sentire il suono, mi sembrava della forte pioggia, è stato molto bello immaginarsi nel bel mezzo di un temporale, con la pioggia che scendeva su di me, in una sera di mezza estate, da piccola lo facevo spesso di andare a correre nelle pozzanghere durante un temporale… mi sono ricordata della mia infanzia, è stato un bellissimo ricordo…
Abbiamo poi disegnato su questo foglio le emozioni e i sentimenti che ci ha fatto riaffiorare questo momento catartico… io avendolo strapazzato per bene, ho deciso di usare le insenature creatosidovute come enormi sorgenti dove sgorgava delle freschissima e limpida acqua, ho voluto usare gli acquerelli, e lasciare che il colore blu, tenuto molto acquoso sgorgasse nelle fessure e insenature del mio foglio…
Finito questo momento molto intenso, dove le emozioni erano libere di scorrere sul foglio, Pamela ci ha chiesto di sederci sempre in cerchio e con un nuovo foglio di dimensioni f4 questa volta bianco, ci ha suggerito di disegnare il nostro gruppo…
Io ho preferito partire alla mia sinistra e concentrarmi sulla posizione che avevano e sul movimento dei capelli mentre disegnavano a sua volta, era molto interessante notare il loro movimento, i visi concentrati e le posizioni che assumevano di volta in volta, ho preferito usare gli acquerelli, perché mi piace tantissimo il dosare l'acqua, scegliere il pennello dalla punta più sottile e con delicatezza e leggerezza lasciare il segno sul foglio. Avrei voluto disegnare tutti i partecipanti, ma il tempo non me lo ha permesso… Dovevamo fare degli schizzi, delle cose immediate, delle sensazioni, come sempre, io ho bisogno del mio tempo, perché tendo a essere un po' perfettina nelle linee…
e infatti non sono riuscita a terminare tutti…

• Consigli per futuri Artiterapeuti
Non dire mai qualcosa a una persona, perché si potrebbe offendere, usare sempre molto tatto.
Nel ritrarre il gruppo può succedere che qualcuno del gruppo non viene ritratto …perché?
Può essere un soggetto che vive contemporaneamente dentro e fuori, è uno che si defila, un osservatore.
Può essere che il soggetto ignorato genera troppa ansia, perché l'altro rappresenta se stesso.
Un buon Arteterapeuta deve saper tenere unito il gruppo e far ascolto, non sottolinearlo perché il soggetto ignorato potrebbe sentirsi inadeguato
Cosa fare dunque?
Cercare di lavorare sulla persona ignorata e cercare di confortarla.
Se uno disegna il conduttore si può creare un transfert, es'si fanno giochi di proiezioni, si tende a disegnare l'altro con dei particolari che magari non ci sono, o realizzare fantasie che ho di me stesso.

In questo esercizio ci è stato richiesto di metterci in coppia, per farlo è stato usato un metodo intuitivo, si camminava nello spazio tutti assieme ad occhi chiusi, si cercava di toccarsi, di capire se l'altro poteva andare bene per l'esercizio. Anche questa è stata una ricerca interessante, perché poi tutti noi avremmo capito nel corso del laboratorio che le persone che si sono scelte intuitivamente a vicenda avevano da insegnarci qualcosa, o da portare alla luce certi noterei aspetti ombra..
Io ho avuto il piacere di essere in coppia con una ragazza che già dalla prima volta che ci eravamo viste, in qualche modo ci eravamo subito piaciute e avevamo molte cose in comune.
Ci è stato chiesto di parlare con la nostra compagna scelta, e cercare di conoscerla meglio attraverso domande. Le opzioni che ci erano state richieste per questo esercizio erano tre;
Disegna la sagoma del compagno/a e poi ognuno fa il suo autoritratto, disegna la sagoma del tuo compagno e poi il compagno fa il tuo di ritratto e se l'altro vuole apporta delle modifiche.
Noi di comune accordo e subito in completa sinergia abbiamo deciso di disegnare le rispettive sagome e poi di fare i ritratti ognuna dell'altra.
Grandi fogli stesi per terra e tutti noi a disegnare le sagome dei nostri compagni, è stato anche interessante la ricerca della forma, per esempio ho voluto mettere G. sdraiata e raggomitolata di profilo che guardava davanti a me, i capelli le incorniciavano il viso e facevano delle bellissime onde sul foglio. Lei ha voluto ritrarmi in una posa di Capoeira, disciplina che adoro e che abbiamo in comune essendo lei Brasiliana. Tutte e due immerse nei rispettivi ritratti, cercavamo di cogliere le sfumature dell'altra, io ho preferito concentrarmi sull’interiorità; vedevo in lei molti vortici di energia, come di una persona con grandi potenzialità ancora da sviluppare completamente, l'ho immaginata come una sciamana, un Indiana, una sacerdotessa, avendo anche tratti che ricordano i colori della terra. Sono partita dal colorare e disegnare i riccioli dei suoi capelli, li vedevo come centri di energia, ho preferito usare toni del marrone, chiaro, scuro, della grafite e del bianco per dare luce.
G. Mi ha rappresentato sulla spiaggia con l'oceano di sottofondo e io in posizione amazzone che suonavo il berimbau e facevo Capoeira, mi ha anche disegnata di profilo, che guarda a sinistra e con un solo occhio che poteva sembrare l'occhio di un ciclope o un terzo occhio.
È stato particolare farsi ritrarre da un'altra persona e vedere come lei ti vede, interessante anche notare quanti elementi nostri alla fine mettiamo nell'altro, cosa noi vediamo nell'altro, cosa lui vede in noi e alla fine porta ad una contaminazione tra me e l'altro da me.
Li abbiamo poi appesi al muro fianco a fianco, ci è stato chiesto di raccontare la nostra esperienza nel fare questo…
Sia io e G. abbiamo deciso, (anzi il nostro intuito aveva già deciso) di tenere come nostri i ritratti dell'altro, perché nell'altro abbiamo riconosciuto moltissime parti di noi, e alla fine lo abbiamo senti come nostro, parte di un nostro vissuto, di noi…

Domenica mattina
Abbiamo ripreso il lavoro di gruppo, con i ritratti appesi al muro ci è stato chiesto quale volevamo togliere dal muro, abbiamo deciso di mettere e terra quello di G.
Poi ci è stato chiesto di fermare delle nuove coppie, dovevamo scegliere il ritratto di un'altra, io ho scelto di lasciarmi trasportare e aspettare che mi scegliessero, la cosa bizzarra è che fatalita mi ha scelto la ragazza che mi aveva colpito il giorno prima perché aveva fatto una gonna molto particolare stile klimt, e il suo ritratto mi aveva colpito particolarmente Questo è stato per me un momento intenso perché nulla viene al caso, lo dico sempre e anche qui grazie alla nuova ragazza che mi ha scelto, ha portato alla luce aspetti di me che altrimenti sarebbero rimasti come sempre nell'ombra, ho preso consapevolezza su cosa dovevo ancora lavorare su di me. Sono uscite molte nuove dinamiche, è stato un esperimento molto profondo, anche gli altri partecipanti erano scossi e piacevolmente sorpresi.
Poi il ritratto fattomi da G. è stato abbinato a quello di P. Subito tutte e due anche qui abbiamo capito su cosa dovevamo lavorare per poter essere più serene e complete come donne.

Esercizio “ lavorare in individuale nel gruppo”

Su un foglio di cartoncino nero f4, Pamela, ci ha chiesto di fare un autoritratto, solo il viso, di cercare di non dare subito la sagoma, ma di aspettare che dall'ombra uscisse qualcosa di noi, un particolare, un occhio,un naso… cercando di penetrare questo spazio di buio, lasciare arrivare in superficie tutto quello che arriva…
Ho scelto di disegnare partendo dal mio profilo che guarda il cielo, la sua immensità e maestosità. Tanti capelli che incorniciano il viso e partendo dall'acqua elemento base per vivere ho scelto di farli arrivare fino al cielo, come un immensa distesa, vortici di energie che dal basso salgono verso l'alto in comunione con l'universo che tutto sa…
Ho usato del bianco e delle leggere sfumature di blu, una ricerca la mia di purezza, di spiritualità, di tranquillità...

Un altro esercizio proposto è stato quello di usare carta bianca da pacchi e tramite il gioco delle luci e ombre disegnare la nostra ombra nella forma che più ci ispirava…
Aiutate dai nostri compagni per disegnare i contorni della nostra ombra, abbiamo giocato come fanno i bambini con le loro di ombre… Era tutto un muoversi, un sperimentare quale posizione creare, che forma dare alla nostra ombra per poi trasformarla…
Quando ho pensato alla mia ombra la prima cosa che ho pensato è energia...potenzialità nascoste, tesoro, poteri…
Ho voluto colorare la mia ombra non nera, ma ricca di colori che ricordano il tramonto, la luce, quell'energia della sera che rilassa, che fortifica, che ci fa aprire la bocca davanti allo spettacolo della natura con il sole che tramonta… Un eenergia particolare, che fa riflettere, pensare, gioire…
quei colori che ricordano l'imbrunire, il stare con se stessi
e riscoprirsi...


Grazie per questo bellissimo week end di laboratorio
Scoprire l'altro attraverso me, scoprire me stesso tramite l'altro….

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Benedetta Carradori

Autore: Benedetta Carradori

 

Diplomata liceo artistico, stilista e modellista della calzatura, animatrice socio culturale… adoro giocare e sperimentare con le bolle di sapone e lavorare con i bambini. Cosa dire di me…. Sono una persona semplice, creativa e bambina dentro, mi stupisco per ogni cosa, mi piace sperimentare. Nei miei scritti troverete molti puntini di sospensione, perché così è la vita… Attimi di sospensione tra una realtà e l’altra, uno spazio temporale dove l’anima si raccoglie in uno spazio intimo, fecondo e creativo…
Ho tanto da imparare, ma con la mia semplicità e umiltà vorrei raccontarvi in questo blog il mio viaggio- percorso nella scuola Artedo di Verona; Il mio tirocinio, le emozioni, le sensazioni… Buon viaggio!

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